ARTISTI IN CASAGUIDI


   

                                                   

                                                                                                                                                        HOME







Lo scultore César e il pittore Guidi Guido a dieci anni dalla morte.

Dieci anni fa , nel 1998 , morirono due grandi artisti toscani : César Baldaccini e Guido Guidi .

César Baldaccini , scultore francese ,nasce a Marsiglia nel 1921, da genitori toscani che immigrarono in Francia, in cerca di lavoro. Studia alla Ecole des Beaux-Arts di Marsiglia dal 1935 al 1939 e in seguito alla Ecole des Beaux-Arts a Parigi. Stabilitosi definitivamente nel 1943 nella capitale francese, ha contatti con ambienti dell'avanguardia, però rifiuta tutte le impostazioni, per dedicarsi ad una ricerca basata sul rapporto libero con la natura e con i materiali, portandolo a realizzare , con rottami di ferro arrugginiti, usati, poveri e consunti uniti con la fiamma ossidrica, massicce sculture rappresentanti insetti e vari tipi di animali favolosi, ironici, con un curioso gusto dell'orrido. La sua prima importante mostra personale si tiene a Parigi, al Salon de Mai, nel 1955. Il successo è tale che tutte le opere in mostra vengono vendute in breve tempo, l’artista viene invitato a partecipare alla Biennale di Venezia del 1956 e nel 1957 vince il 1° premio di partecipazione straniera alla Biennale di Carrara, successivamente è alla biennale di Sao Paulo e a Documenta. Nel 1960 crea la sua prima di una lunga serie di "compressioni", che diventeranno la cifra stilistica del suo linguaggio artistico, ottenuta comprimendo rottami di auto fino a renderli dei pacchi compatti. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo dei Nouveaux Réalistes insieme a Arman, Yves Klein, MartialRaysse, Jean Tinguely, e altri.








Per meglio comprendere l’arte di César riporto di seguito il suo pensiero espresso in una Conversazione raccolta da Jean-Luc Chalumeau, pubblicata in OPUS n° l20 luglio-agosto 1990, tradotto dal francese.

"Io non sono un intellettuale. Provengo da un ambiente popolare. Le prime sculture che ho visto, le ho trovate nei cimiteri. Sono di una famiglia d’origine toscana e se vi fossi rimasto, tra Carrara e Montecatini, penso che sarei diventato uno sbozzatore: l’aiuto di uno scultore. Avrei lavorato con Henri Moore forse. Oggi sono diventato scultore, non sbozzatore per altri, ma sono quand’anche un artigiano manuale. Il mio approccio all’arte avviene ad un livello istintivo. Ho fatto molta scuola, ma fondamentalmente sono un autodidatta assoluto.

Con la mia esperienza, la mia età - entro neimiei settanta anni - non voglio farmi illusioni. Quando si viene da dove vengo io, si resta per sempre senza il dubbio. Non posso dire che io detenga la verità. Io comprendo tutti, forse perché non sono stupido, comprendo gli intellettuali anche se mi danno di volta in volta dei complessi. Ma alla fine se hanno delle teste più grandi della mia è solo di fronte, non di profilo...

Quando si vede il mio lavoro, ci si rende conto che è puramente fisico, istintivo, ma vi è anche un uomo dietro, con un cervello. Poiché il mio cervello comunica con tutto il resto. E’ il tatto che mette tutta la meccanica dello scultore in movimento: è la materia che guida lo sviluppo dell’immaginazione. A me, una ragazza non mi eccita se non gli tocco il posteriore, se non tocco, non succede nulla. Ho una formazione accademica: ho appreso la tecnica degli antichi e sono il loro erede. Ma sono anche l’erede dei moderni, dei surrealisti in particolare. Uno scultore non arriva mai da solo.

Vi sono delle continuità artistiche che, generalmente, non sono viste di buon occhio dai responsabili delle grandi esposizioni internazionali, perché questi sono ossessionati da quelloche pensano gli americani. D’altra parte, non a caso, un’americana, Margit Rowell è stata commissario dell’esposizione del Beaubourg, Cos’è la scultura moderna. Passo sopra al fatto che César non è stato rappresentato che da una compressione, ma non passo sopra il fatto che degli immensi scultori sono stati scientemente eliminati dalla scultura moderna, come Germaine Richier per esempio. L’esposizione poteva essere interessante per conoscere quel che c’è nella testa dei grandi arbitri dell’arte, ma dallo stretto punto di vista della scultura, è stata una perfetta imbecillità. Amo molto Dan Flavin, ma quel che ha fatto non ha niente a che vedere con la scultura. Adoro un ragazzo come Jean-Pierre Raynaud, che ho d’altra parte personalmente contribuito a far conoscere al suo debutto, ma non ha mai preteso di essere uno scultore: il suo approccio è molto differente.

Quando vedo delle installazioni di Buren, io so che accade qualcosa, e la personalità dell’artista micolpisce, ma dal punto di vista della scultura, questo mi lascia perplesso. Io non dico quello che si dice spesso negli ambienti popolari: io saprei fare altrettanto! Poiché far fare delle colonne da delle imprese può sembrare facile, ma quel che conta in ogni caso è avere avuto l’idea.

Dopo tutto, anche Garnier aveva delle imprese per realizzare la sua Opéra e così Gaudi per la sua cattedrale. Dunque, se Buren non fa altro che disegni e schizzi, è in ogni caso lui l’autore delle grandi opere che portano il suo nome... Ma la scultura è un altra cosa. E’ il contatto di un uomo con una materia, e dico questo anche se qualcuno dovesse concludere che io sia un pompier . Giacometti ha fatto la stessascultura per tutta la sua vita, se si vuole, ma io dico che ricomincerebbe ogni volta. E ricominciare non è del tutto la stessa cosa che rifare. Giacometti, in tutta la sua vita, ricomincia, ed è nuovo ogni volta. Quanto a me, saldo il bronzo oggi, e questo mi eccita come quando saldavo il ferro. Vivo con il mio corpo, la mia sensibilità e la mia intelligenza, e tutto questo lo faccio corrispondere ad un bisogno. È veramente uno stile di vita, quello che faccio è concepito in funzione di una necessità.

A partire da questo, si può discutere per sapere che cosa è la scultura? Io non ne so nulla. Sosemplicemente stabilire delle differenze. Quando ho fatto le mie prime compressioni, non le ho chiamate sculture, le ho chiamate compressioni. E Arman, non ha mai detto delle sue accumulazioni che fossero nient’altro che delle accumulazioni. E Raynaud non ha parlato che di vasi a proposito dei suoi vasi, e lo stesso per Bernar Venet. a proposito delle sue linee. Ma attenzione! Non dico neppure che la scultura sia unicamente la statuaria. Ho imparato i trucchi della statuaria, ho imparato a disegnare, in breve ho acquisito una padronanza, e dopo, vivendo, siccome sono un uomo curioso, che viaggia e che visita le esposizioni, mi sono posto tutto un mucchio di domande.

Da dove veniamo noi, noi gli scultori contemporanei? Noi veniamo da Dada, da Duchamp, dai surrealisti. Nessuno ha mai inventato niente da solo: noi siamo gli eredi gli uni dagli altri. Ed io, nel mio piccolo dominio, quando mi sono appropriato della mia prima compressione, si aveva giustamente ragione ad assimilarlo ad un gesto dada. D’altra parte sono stato molto legato al movimento. Sono stato amico di Man Ray, di Max Ernst e deisurrealisti. Senza parlare di Giacometti di cui sono stato quasi vicino di pianerottolo. Ho visto spesso Mirò anche. Tutto questo, è la realtà della mia vita e questa ha plasmato la mia maniera di apprendere l’oggetto. Che non si venga a dirmi che gli altri sono vergini. Sono come me: vengono da là in una maniera o l’altra.

Tutto questo per dire che, anche nel momento delle compressioni e delle espansioni che apparivano come un linguaggio quantitativo, sono rimasto uno scultore. Le compressioni di César sono prima d’ogni cosa le compressioni di uno scultore che si chiama César. Sono un classico perché io intervengo, io dirigo durante il processo della compressione: non è del tutto un atteggiamento d’avanguardia.

Quelli che pretendono di andare più lontano non fanno in realtà più nulla. E’ verso il nulla che sono diretti. Io non vado più lontano; io resto in contatto con la materia e la controllo. Questo perché le compressioni sono vere opere di scultore, e io non vedo perché avrei dovuto astenermi dal fare delle compressioni. Arrivo ora dall’averne fatta una grande, a NÐ mes, per il museo di Bob Calle, e questa è stata mostrata in pubblico. Il sindaco e la popolazione erano là. Tutti erano contenti ed io anche. Colui che giudica che le sole mie compressioni degli anni 60 sono valide e che io non ho il diritto di farne oraè un imbecille, ecco tutto. Non ha compreso che l’arte è una questione di piacere e che io provo lo stesso piacere a realizzare ognuna delle mie opere. Per esempio, mi sono molto divertito a fare le mie variazioni sul tema del ritratto di Gustave Eiffel. Nei concettuali e minimalisti, non solo non c’è contatto con la materia, nessun lavoro e nessuna abilità, ma ci si scoccia anche. Non c’è né piacere né mestiere in loro, e questo si vede.

Ho visto lavorare Giacometti e Picasso. Essi accettavano la lotta con la materia, e dunque il rischio di fallire, e questo arrivava, e quando si faceva cilecca gettavano tutto via. I concettuali e i minimalisti, non possono fallire! Non sono che delle idee, eventualmente realizzate da altri. Giacometti e Picasso non avrebbero mai avuto l’idea di far realizzare una loro idea da parte di un altro: era assolutamente inconcepibile. Una scultura, fallita, tutti vedono che è fallita e che non lascerà traccia nella storia. Nei minimalisti, il problema è risolto, poiché è intrattabile: ma son pronto a scommettere che questi non sopravviveranno al passare del tempo.

Lo scultore ha bisogno di intervenire lui stesso nella materia. Per me, che sia il ferro, il marmo, la plastica o il bronzo - che tratto come il ferro in fonderia - è sempre lo stesso piacere di intervenire. Certamente non mi prendo né per Picasso né per Giacometti, e m’infastiderebbe prendermi per ungrande, perché questo m’impedirebbe di vivere."

. Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte è stata allestita a Parigi presso la Fondazione Cartier una grande mostra che sarà visitabile fino al 26 ottobre 2008..



Guido Guidi
, pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".





Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.












PITTORE GINO GUIDI

Gino è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici. Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà". Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .




L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido. I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo. Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri . Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica. Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc. Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela. Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13. Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :

-Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana. Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…

Piero Caprile

-.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…

Nivalco Provenzale

I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile. La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette. Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .

Guidi Mauro Livorno , 8 maggio 2007




pittore Guidi Guido





Fratello di Gino , Mario , Mariina e Santina Guidi. Lontano cugino di Bruno Guidi. Cognato del tenoreGallianoMasini
Guido è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva-espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fino da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e colori che istintivamente vengono fissate con facilità in disegni e dipinti ed una notevole abilità manuale.. Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere , apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone per la prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".
Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno lontano l'artista dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapida ed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincierà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 -Galleria La Pantera Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 -Galleria Il Nuovo Fanale -Genova , ecc).
Credo che poche persone possona affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.

Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.



tenore Galliano Masini










Marito di Mariina Guidi , sorella di Guido ,Gino,Mario e Santina Guidi

Galliano Masini nasce a Livorno il 07 Febbraio 1896 da famiglia povera : è il terzo di quattro fratelli , è costretto a lasciare la scuola 8 anni per iniziare subito a lavorare. Entra prestissimo a fare parte dell’associazione corale " Costanza e Concordia " nata nel 1877 dalla fusione della corale Costanza e della corale Concordia , infatti nello stemma sono rappresentate due donne che si stringono la mano . Il primo direttore della corale e quindi il primo maestro di musica di Galliano Masini fu il maestro Oreste Carlini che inserì come primo concerto un coro intitolato " Il coro dei profughi " scritto , si dice , sui tavoli del caffè Folletto di p.zza Cavour a Livorno. Galliano Masini , corista , partecipa in quegli anni ad una esecuzione di Lodoletta e l’unica frase da lui cantata come solista viene notata positivamente dal pubblico e ascoltato poco dopo anche dal maestro Pietro Mascagni . Inizia lo studio della lirica con l’ex tenore Angelo Bendinelli , dopo poco però si trasferisce a Milano per studiare sotto la direzione del maestro Giovanni Laura spesato da Domenico Vignale Console della Compagnia Portuale di Livorno e trova impiego presso l’agenzia teatrale d’Ormeville e Tavernari come fattorino. Sposa in quegli anni Marina Guidi , prima di cinque fratelli Guidi fra i quali ricordiamo i pittori Guido Guidi e Gino Guidi ed il cugino Bruno Guidi anch’esso pittore. Nella notte di Natale , durante una suggestiva nevicata , insolita per Livorno , Galliano emozionato come lo sarà sempre nel cantare nella sua Livorno , debuttò nel mitico Teatro Goldoni con Tosca . Il padre Menotti , emozionatissimo non aveva avuto il coraggio di entrare in teatro ed aspettava l’esito del primo atto seduto in una osteria vicina al teatro Goldoni . Quando seppe del successo irruppe in teatro , ma la maschera sulla porta non conoscendolo ,gli negò l’ingresso . Menotti gli puntò l’indice e gli disse : " Deh , pallone gonfiato , se non mi fai entrare porto via il tenore ! è il mi’ figliolo:" In 5 anni è un successo molto rapido che porta il giovane tenore a calcare le scene di molti teatri italiani al fianco di interpreti femminili come Iva Pacetti e Giuseppina Cobelli , anch’esse alle prime armi ma che ben presto diverranno celebri ed il repertorio si allarga con Boheme, Madama Butterfly , La Traviata , l’Amico Fritz , Lucia di Lammermoor , Francesca da Rimini. Nel 1930 Galliano Masini parte alla conquista del palcoscenico mondiale effettuando la sua prima tournee nel sud-america insieme a Giuseppina Cobelli , Gilda Della Rizza , Carlo Galeffi , Tancredi Pasero , Titta Ruffo ed il 25 Maggio debutta al Teatro Colon di Buenos Ayres in Cavalleria Rusticana ottenendo un eccezionale successo di pubblico e di critica ( " Argentina" 26.5.1930). Questa consacrazione internazionale permette al giovane tenore nel Dicembre del 1930 di debuttare al Teatro dell’Opera di Roma in Lucia di Lammermoor , una collaborazione che durerà ininterrottamente fino all’ultima rappresentazione romana nel 1951 con Andrea Chenier . Nel 1932 c’è il debutto di Galliano nel Teatro alla Scala di Milano , l'università della lirica italiana, dove vi canterà nel 1933/34/36/40/43 , nel 1946 in estate sempre a Milano al palazzo dello Sport. Pochi conoscono l’attitudine al mecenatismo di Galliano Masini , la sua villa di Livorno è stata meta ambita di grandi artisti ma anche di poveri diavoli , artisti e sognatori che reclamavano un po’ di attenzione artistica e sostegno pratico. Anche Guido Guidi ,cognato di Galliano che aveva sposato la sorella Marina , lavora tra il 1927 ed il 1938 in esclusiva per il tenore che acquista tutti i quadri del pittore Nel 1934 reduce dalla terza tournee in Sud America trionfa in Cavalleria Rusticana a Vienna . Nel 35 canta Aida al regio di Parma poi nel 36 e 37 con Aida inaugura le due stagioni dell’arena di Verona. La voce di Masini fu eccezionale , chiara , limpida e cristallina con un timbro naturale che lo portava con facilità ad un do di petto da applausi scroscianti ma la cosa eccezionale è stata rappresentata dalla contemporanea dote naturale di interpretazione scenica che rendevano le opere delle vere storie mozzafiato dove il pubblico si immedesimava con l’interprete in un magica atmosfera di entusiasmo collettivo. In anni diversi e più volte canta al Gran Teatro del Liceo di Barcellona , all’Opera di Stato di Vienna , all’Opera del Cairo , all ‘Opera di Budapest , a Losanna , a Rio de Janeiro ,ed ogni volta Galliano Masini ha grandiosi successi sia di pubblico che di critica , siamo ormai in presenza di un artista che è noto in patria quanto nel resto del mondo. Ha in repertorio ormai 44 opere e nel 1955 si arricchirà ulteriormente inserendo Otello ,a 59 anni !! , due anni dopo il 28 giugno 1957 Galliano Masini lascia per sempre le scene con una esecuzione di Pagliacci nel Teatro Goldoni di Livorno dove 33 anni prima era iniziata la sua splendida carriera . Tutto sommato Galliano sembra lasciare l’opera ancora giovane , a soli 61 anni , ma va sottolineato che l’età anagrafica di mezzo secolo fa non corrisponde alla stessa età biologica attuale , che Galliano soffriva da sempre di bronchite cronica che lo aveva spesso afflitto anche psicologicamente per tutta la carriera , che un tipo di interpretazione canora così generosa richiedeva il meglio delle condizioni fisiche. Si ritira nella sua villa di Livorno dove è morto il 15 febbraio 1986 all’età di 91 anni , dopo avere festeggiato una settimana prima nel ristorante storico " La Barcarola " di Livorno il proprio 91 ° compleanno impreziosito da un "do di petto" dopo il brindisi augurale.

Il busto di Galliano Masininel parco Galliano Masini a Livorno


( "...mi raccomando
                              fatelo alto perchè i cani mi pisciano addosso...)





baritono Sergio Masini (1921-2010)



Sergio Masini unico figlio del tenore Galliano Masini e Mariina Guidi artista per nascita , mentalità ed esperienza di vita ha studiato per anni canto , prima come tenore , dopo con il procedere dell’età come baritono.

Nel suo palmares , non certo paragonabile a quello dell’illustre padre , ci sono solo alcune tournées in Cecoslovacchia e concerti in Italia anche se vale la pena ricordare anche gli anni che ha dedicato alla pittura ( di buon livello alcune composizioni floreali ) sia come pittore che come commerciante , avendo seguito l’attività dei due zii Guido e Gino Guidi. In pratica Sergio si è trovato per tutta la vita tra due fuochi : dalla parte paterna dei Masini con una spinta esclusivamente emulativa verso il palcoscenico , dalla parte materna dei Guidi verso il cavalletto essendo lui e solo lui l’anello di congiunzione tra due mondi forti dell’arte. Forse anche troppo forti !

Con gli iniziali studi avrebbe voluto seguire le orme paterne , ma trovando alcune difficoltà nel proprio temperamento eccessivamente timido e riservato , dopo alcuni anni ,anche su suggerimento dell’amico Luciano Virgili , si dedicò a concerti con canzoni non operistiche , ma trovò le migliori soddisfazioni affrontando tonalità baritonali. .

Grande attaccamento tra zio e nipote dovuto alla vicinanza di età , essendo Gino solo di 7 anni più anziano di Sergio .

Da considerare inoltre che Sergio è stato figlio unico ed ha visto sempre in Gino il fratello maggiore che non ha avuto.

E' morto praticamente solo ed un pò dimenticato da tutti . Al suo funerale eravamo " in due gatti " , pensare che pochi anni fa aveva presenziato con il Presidente Ciampi l'inaugurazione del rifacimento del teatro Goldoni , dedicato ai due grandi artisti livornesi : Mascagni e Masini.

Un solo triste trafiletto sul Tirreno che riporto :




SABATO 22 MAGGIO 2010 |

IERI SERA ALL'OSPEDALE

Morto Sergio Masini

figlio del grande tenore




E' morto ieri sera, all'ospedale, Ser-

gio Masini, flglio del grande tenore

Galliano Masini. L'uomo aveva 89 anni

ed era stato ricoverato giovedi dopo

un malore. Intorno alle 20 si è aggravato

e poco dopo è spirato. Sergio Masini

si era appassionato alla musica fin

da piccolo, seguendo il padre nei concerti

e nelle tournee. Lascia i figli Laura e Carlo e i nipoti.








Sergio Masini -Gino Guidi /nipote - zio/baritono-pittore










MAURO GUIDI : una biografia a modo mio








Figli si nasce , mio padre il pittore Gino Guidi , mia madre Jolanda Terramocci . Nipoti si diventa : miei zii il pittore Guido Guidi , il tenore Galliano Masini , il collezionista Alberto Terramocci . Dopo anche cugini : più vicini come la pittrice Anna Maria Riccardi , mio cugino il baritono Sergio Masini o più lontani come il pittore Bruno Guidi.

Sono nato bene , artisticamente parlando : mio padre ancora prima di dedicarsi alla pittura si è cimentato con la musica suonando il pianoforte ed il violino e mia madre da giovane aveva velleità di cantante lirica studiando presso il maestro Lattes. Chi ha frequentato casa Guidi in epoche passate ricorderà che spesso i lauti pranzi delle festività solenni potevano finire con mio padre al pianoforte che accompagnava i gorgheggi di mia madre ed i tentativi di do di petto di mio cugino Sergio ( figlio del celebre Galliano Masini ).

L'ambientazione non era da poco , la sala non troppo grande era arredata però con particolari mobili fatti con pregiate radici di piante brasiliane e arricchiti con superfici a specchio bianche e nere , creazioni esclusive di un famoso architetto brasiliano degli anni '30 che mio zio Galliano aveva conosciuto durante una delle sue tournée a Rio de Janeiro. Perchè questo salone prima di finire in casa Guidi era stato per molti anni nella bellissima sala della villa Masini di viale Risorgimento a Livorno ed aveva ospitato ,oltretutto, sulle accoglienti poltrone ricoperte di raso rosso celebri posteriori , non ultimo quello di Mascagni.







Jolanda sulla poltrona di Mascagni - pittore Guidi Gino - olio su tavola



Al muro erano appesi ovviamente molti quadri ma per dimensioni campeggiava un grande ritratto di mio zio Galliano in abiti di scena della Cavalleria Rusticana con la bella soprano Giuseppina Cobelli.




Cafiero Filippelli - Olio su Tela cm.142x195 del 1932 " Cavalleria Rusticana "



Immaginate quindi l'atmosfera ed i dialoghi che io bambino ascoltavo in quegli anni e che hanno formato

la mia sensibilità artistica . Per una questione di DNA questa ha trovato la sua espressione anche nel campo pratico della scienza e degli affari. Ho studiato come è ovvio pianoforte , ho provato a cantare e suonare in " complessi " così di moda negli anni '60 ma poi ho deciso di continuare la mia vita dedicandomi allo studio della biologia e ad attività imprenditoriali connesse con questa disciplina. Ma l'altro 50% del mio DNA ha sempre reclamato un suo spazio riempito con poesie , scritti vari nel campo giornalistico e vignette ... poco colorate.




Termino questa approssimativa biogarafia riportando una mia vecchia e preferita poesia :

Primavere alle Badie

Corre Argo

tra le acacie in verde ,

il ponente stimolante

porta sentori briosi.



La primavera

nel bosco del Niccolini

è il riassunto

delle nostre stagioni



1° aprile 1990







pittore Guidi Bruno







Fonte : Arte Italiana per il Mondo Ed. CELIT

Lontano cugino di Gino, Guido, Mario , Mariina e Santina Guidi.

Fino da giovane ha cercato l'espressione artistica , prima di tutto guardando il modello più in vista : il tenore Galliano Masini . Studia canto , si prepara , cerca una audizione dal celebre tenore , ma ( testimone mio nonno materno Oreste Terramicci ) ahimè , disastroso fu il giudizio.
Dopo un attento ascolto : "......mangiateli di torta !! " fu l'impietoso verdetto , espresso in dialetto livornese ma con tonalità davvero tenorile.

Il povero Bruno fuggì a gambe levate , ma dopo qualche mese di assenza da casa Guidi , una sera fredda e tempestosa riapparve sull'uscio di via Don Bosco a Livorno , tutto bagnato con due quadri ancora freschi ed odorosi di trementina. Erano le prime prove della sua nuova forma espressiva che voleva sottoporre al giudizio di mio padre , già pittore esperto.
Anch'io fui testimone diretto di questo , finalmente favorevole giudizio , consapevole però della mitezza del carattere del babbo e della conseguente dolcezza dei suoi giudizi.
Una carriera era iniziata.

Mauro Guidi





Pittore Barghigiani Danilo : fedele compagno sul vero di Guidi Gino





Nel secolo scorso i pittori amavano dipingere " sul vero ".
In gergo pittorico questo significa prendere cassetta e cavalletto ed andare a" zonzo " alla ricerca di un " soggetto " che stimoli la creatività.
Ricordo che i due pittori , partivano alla domenica di buon mattino , con le rispettive biciclette stracolme delle " armi del mestiere " , merende comprese e rispettivi figli , sulla canna.
Il vagabondare per irti colli e prode assolate , certe volte rincorsi da ringhiosi cani di podere , creava un crescendo adrenalinico che alla fine si tramutava in merende voraci e " pennellate sentite ".



Il rito era sempre lo stesso , ricerca spasmodica dell'inquadratura più solleticante , quindi via a montare cavalletto , mini seggiolino pieghevole , tavolezza odorosa di colori appena " munti " e recipenti metallici ( che meraviglia !!) riempiti di essenza di trementina.


Per Danilo Barghigiani però le cose non andavano esattamente così : Lui era un acquarellista ( forse il migliore del '900 ) ed i materiali preparati erano diversi ; cartoncino stemperato di acqua pura , recipenti colmi di acqua per risciacqui vari dei pennelli morbidi ed una cassettina con i colori di stampo fiabesco.
Ma una cosa era sempre uguale : si poneva ogni volta dietro le spalle di mio padre .
Un giorno lo dipinse addirittura !! Era una domenica di un radioso maggio del 1956 .
Ora ho capito . Per Danilo Barghigiani , la figura di mio padre che dipingeva , era sempre parte integrante dell'armonia pittorica del soggetto prescelto.

Per questo a pieno titolo appartiene a Casa Guidi

Mauro & basta



pittrice Riccardi Anna Maria : nipote dei  pittori Guido e Gino Guidi





figlia di Santina Guidi , sorella di Guidi Gino , Guidi Mario, Guidi Guido , Mariina Guidi.



Nacque a Livorno ( ) e qui morì . Frequentò la Scuola Comunale d'Arte Libera di Livorno , non in giovane età , ma in un momento in cui ci si guarda dentro , si osserva chi ci circonda e si trova il coraggio di imboccare nuove strade . Anna Maria , ragazza schiva e riservata ,con il cuore colmo di affetti ed amori inespressi divenne pittrice come approdo spontaneo di porti già frequentati dagli zii , già pittori conosciuti e dal cugino Sergio Masini , anche lui portato in quel periodo alle prime esperienze pittoriche, ma anche commerciante di quadri. Partecipò a mostre collettive nazionali di notevole importanza : nel 1965 Premio annuale di Pittura Figurativa " Romolo Monti " ; 1968 Collettiva di Pittori livornesi Galleria d'Arte " La Labronica 2 ; 1970 IV Mostra Asta di pittura a favore del Comitato Pro Croce d'Oro tenutasi a palazzo Pretrorio ( PO). Citata nella rassegna mensile " Nuovi Orizzonti " e nella Enciclopedia Universale S.E.D.A. della Pittura Moderna. Sue opere si trovano a Milano , Piacenza , Genova, Pistoia e Roma. A pieno titolo si trova in Casa Guidi.










Mauro & basta


Alberto Terramocci : cognato del pittore Guidi Gino










Fratello di Jolanda Terramocci , moglie del pittore Guidi Gino.
Operaio del Cantiere Navale Orlando di Livorno con orgoglio di classe , ma animo da vero poeta naif.
Ha espresso il proprio sentimento artistico e grande vocazione culturale dedicandosi alla scultura ( bassorilievi ottenuti per pressofusioni - ricordo una bella testa di Cristo ) , alla pittura ( è stato allievo di Guido Guidi ) e più che altro raccogliendo una accurata documentazione fotografica antica di Livorno che ha permesso la realizzazione di molte mostre fotografiche e un monumentale libro " Livorno " di U.Pelosini e A. Marchiori edito da Grafiche Favillini.
Amava la natura ed il rapporto con persone semplici che invitava nel proprio orto-giardino nei caldi pomeriggi d'estate . Sotto un mastodontico fico , intorno ad un enorme tavolo , amava riunire personaggi popolari della vecchia Livorno per stupende " datterate " innafiate da storiche bevute di bianchi briosi che stimolavano canti e stornelli i cui contenuti ( irripetibili ) riportavano ad una semplice saggezza domestica condita di una grande filosofia .
In gioventù era stato uno sportivo praticante dell'antico gioco del " bracciale " e del " tamburello " diventando in età matura apprezzato arbitro nazionale.
Titoli dinastici e meriti personali : a pieno titolo sei in CASA GUIDI !
Ciao zio.

Mauro & basta





Mia Madre : Terramocci Jolanda ( 19.01.1918-28.05.1981)



Accanto ad un grande c’è sempre qualcuno ancora più grande. Vicino a tanti grandi………c’era Terramocci Jolanda , mia madre , moglie di Guidi Gino , cognata di Guido Guidi, Galliano Masini, Mariina Guidi, Santina Guidi e così via . Uno dei piedistalli di Casa Guidi , punto di riferimento di tutti per tutto o per niente. Vicina prima di tutto ai genitori di Gino , quindi formidabile trait d’union tra la famiglia Masini ed i Guidi , donna dotata di grande sensibilità artistica e vigore pratico così da infondere entusiasmo e certezze in soggetti predisposti alla contemplazione introspettiva ma poco inclini alla operatività pratica ed efficiente. Parrucchiera del primo dopoguerra per vocazione laica ( le sue pettinature erano terapie riabilitative ) intratteneva le clienti come in confessionale , quando io, ancora bambino, vedevo uscire signore con chiome fluenti , spesso tra i singhiozzi di un ricordo con troppa enfasi esternato o con larghi sorrisi frutto di certezze positive riacquistate. Tutti i familiari trovavano in lei parole buone e suggerimenti semplici ed efficaci per le loro quotidiane conquiste artistiche : hanno avuto le prime piccole e grandi conferme Gino ,Guido , Bruno , Sergio Masini oltre ad un travaso di ottimismo esuberante per tutti gli altri parenti vicini e lontani che periodicamente la venivano a trovare. Oggi capisco che l’equilibrio armonico che permetteva a mio padre Gino la creazione di stupendi capolavori nasceva dalla sua quotidianità vissuta e partecipata con gli stimoli attivi che provenivano con vigore da Jolanda ed oggi sono bene visibili in molte sue opere . Ma gli esempi potrebbero andare avanti con le mattutine colazioni offerte alla cognata Santina che solo a lei esternava la sua sensibilità sacro-religiosa o come il significativo gesto del cognato Guido che gli ha dedicato l’unico ritratto da lui fatto nella sua lunghissima carriera artistica.





                                                                                                                                              Mia madre - Guidi Guido XIV Matita su foglio di carta cm.45x54













UN AMICO DI FAMIGLIA : il prof. Fabio Bertini



Fabio Bertini è prima di tutto Fabio , un amico della pubertà, un vate della poesia giovanile che forma lo spirito adolescenziale predisponendolo alla acuta sensibilità che potrà , in epoche successive ,trovare i giusti approdi.

Ricordo e conservo gelosamente alcuni suoi pensieri tradotti in poesie raccolte in un libretto intitolato " La cittadella dei bottoni " ( poesie dal 1963 al 1969) dove, tra l’altro , pochi versi ( La noia in giardino ) immortalano il desiderio di analizzare fino in fondo il proprio io partendo dal semplice contesto ambientale, il minuscolo giardino di Casa Guidi.

Oggi è un professore universitario , uno studioso di storia di livello internazionale che mi ha inviato, in seguito ad una mia sollecitazione , uno scritto che vado a pubblicare con gioia nella pagina dedicata agli artisti di Casa Guidi.



Perché lui ne ha diritto ed è per me un grande onore.

Mauro Guidi



Dedicato a Ugo Canessa che mi chiese una "memoria" livornese.



Nell’affollarsi di memorie di una carriera scolastica talmente lontana da appartenere a decenni fa, i primi spezzoni si svolgono lungo la via che portava dal Voltone al Fosso del Mercato, alle Benci. Le Benci riemergono più attraverso le cose che attraverso le persone. Le maestre e i maestri sono figure sfumate, per l’averne cambiati diversi, salvo qualche immagine persistente, il direttore Corsi, elegante con baffi che richiamavano quelli di mio padre, ma un po’distante, il maestro Orsini, di quinta, che metteva un po’ soggezione. Restano di più a mente le cose, il grande ingresso, dove ricordo ammucchiati i sacchi della roba che portammo per l’alluvione del Polesine, e dove vedemmo una proiezione di Cielo sulla palude, di Genina, proiettato a noi forse perché percepissimo elementi di una moralità di cui non poteva che sfuggirci il senso. E ancora il vaccino contro la tubercolosi, in una stanzetta che non saprei certamente ritrovare della scuola, un pennino dell’antitubercolare graffiante la spalla, e la gita, in una mattina di sole, verso il viale Italia, per la festa degli alberi, in fila, con altre scolaresche, a piantare qualcosa (un seme? un alberello?), senza comprendere il senso di quell’operazione.

Per capire di più, dovevo andare oltre quella scuola, e raggiungere le Marradi, la scuola media di cui mi colpiva l’immagine di quel partigiano, di quei nomi, della scritta "Salvaste l’Italia, non morrete mai". Era più facile cominciare a capire e ricordare, questa volta, più le persone che le cose, ricordare Marta Bassano, quella piccola, impettita, rigorosa, sferzante e incalzante, carissima, indimenticabile professoressa di Lettere. Incalzante sul latino, sui verbi, sulla grammatica, sul gusto delle etimologie, sul perché di ogni cosa e sul senso dell’impegno come una vestale del dovere, ma di un dovere pieno di senso. Proiettata a creare in noi, poveri di sostanze e di cultura, l’idea che lottando con noi stessi per sapere, per riuscire a dominare la lingua, a scrivere e a lavorare di cervello, compivamo insieme un dovere e un diritto.

E che questo fosse il suo intento, allora, si poteva capirlo subito, perché ogni lettura, le poesie imparate a memoria, i grandi poemi, spiegati puntigliosamente e con grande chiarezza, erano esercizi di vita e di temperamento alla vita. Come se vivere la quotidianità della scuola, con lei, fosse continuo inerpicarsi. Così, la battaglia epica tra Achille ed Ettore, il conflitto di Ulisse con Polifemo, era lo scontro di idealità e consapevolezza delle possibilità umane, e la cultura classica presentimento e discussione dei valori con cui ci saremmo dovuti misurare. Ebrea e italiana, orgogliosa di entrambe le cose, portava dentro un senso forte della tolleranza che esprimeva simbolicamente e direttamente, nella percezione drammatica della storia che si faceva presente e motivo di dialogo, nel suo rispetto per le cose di tutte le culture religiose. Non potevamo saperlo, ma portava dentro la grande lezione della cultura livornese.

Per questo ci mandò a raccogliere e tradurre lapidi ai cimiteri sulla via della Rosa, perché facessimo esercitazione di latino e intanto cogliessimo il senso di quei messaggi affidati al compianto. Per questo ci mandò a vivere la festa del 2 novembre alle tombe garibaldine dei Lupi, perché ci innamorassimo del Risorgimento. Per questo volle che imparassimo a mente l’Inno di Mameli e lo sapessimo interpretare drammaticamente senza concedere spazio ai risolini ed alla voglia di scherzare anche su quello che non ci mancava certo. Per questo faceva sì che fosse tanto difficile sottrarsi a quel continuo lavoro che ci proponeva, insieme a lei o a casa, e nell’osservazione della città.

Per questo ci dette una grande lezione di coraggio che, in lei, cultrice delle lettere classiche, rivelava la grande partecipazione al presente che costituiva la lezione più preziosa.

Accadde quando la cagnetta Laika volò nello spazio, primo essere vivente che travalicasse l’atmosfera, su uno Sputnik. Quella donna bassa, nel suo grembiule nero, che i più alti di noi stavano scavalcando, venne a scuola con una foto di Laika, ricavata – penso – da un giornale e incorniciata. L’affisse al muro e ci spiegò perché lo faceva, persuasa che in quell’occasione si stesse svolgendo una grande svolta della storia.

Tornando la mattina dopo scoprì che la foto non c’era più e seppe che l’aveva fatta togliere il preside, Lorenzo Conti, preoccupato che si potesse cogliere in quell’affissione un gesto politico. Ma non era così, era un gesto di fiducia nella scienza e nell’umanità ed era soprattutto, per Marta Bassano, un gesto di coinvolgimento e di riflessione su cui far misurare i suoi allievi. Su questo avvenne lo scontro tra quei due, il Preside e la Professoressa, ma non nel chiuso della Presidenza. Avvenne davanti a noi, perché, per la Professoressa di Italiano e Latino, non c’era altra sede per confrontarsi. Da una parte Lei, irremovibile e impettita, dall’altra lui, altrettanto bassino, sudato, che cercava di spiegare e spiegare, con crescente difficoltà.

Vinse naturalmente lei, che mantenne il quadretto attaccato e che aveva ancora volta fatto lezione. Questa volta, non tra passato e presente, ma tra presente e futuro. Quello che aveva teorizzato tante volte, parlando di coraggio civile e di dovere, l’aveva dimostrato ancora una volta ed era una lezione indimenticabile.



Fabio Bertini



Tellini Bruno : campione di canottaggio



Da ' IL TIRRENO ' Gennaio 1995
Suocero di Guidi Mauro
Uomo di sport , nasce a Livorno il 25.02.1916 da Ernesto Tellini e Fosca Stolfi , cresce a Rosignano Solvay dove mette in evidenza fino dalla giovane età la sua predisposizione allo sport, praticando pallacanestro , tennis , nuoto , ma soprattutto canottaggio, raggiungendo nel 1935 l'alloro tricolore.
Fu vice presidente per 19 anni della società calcistica Solvay ( Gruppo Sportivo Solvay) che sotto la sua gestione raggiunse la serie C , mentre il settore giovanile colse nel 1961 l'ambito premio di campione italiano under 16 .
Bruno Tellini , uomo di sport , giusto e carismatico , ha lasciato nella bacheca della società coppe,ambiti trofei e stimolanti ricordi mentre nella famiglia è rimasto un grande rimpianto per l'immatura scomparsa avvenuta il 02.07.1965 stemperato solo in parte da due figlie sportive( Adriana insegnante ISEF di Ed.Fisica ) che portano avanti con orgoglio la sua tempra indelebile.



Tellini Adriana :figlia di Bruno Tellini e Bruna Pellegrini e mia moglie

Sportiva quanto basta per avere fatto l'ISEF ( Istituto Superiore di Educazione Fisica ) di Firenze ,la docente di Educazione Fisica ,la tennista e allenatrice di tennis ,l' allenatrice di squadre di calcio femminile , l'allenatrice di squadre di atletica , ecc. ed artista quanto basta per avere una dota naturale che la mette spontaneamente in condizione di porre la materia nella giusta posizione . Un discorso forse troppo difficile e tecnico per dire semplicemente che se dispone dei fiori in un vaso , se pone la matita su un pezzo di carta o se manipola della creta con le mani ,le forme e gli spazi della materia acquistano ordine ed armonia.
Qualche esempio :


Composizione floreale del 2008




Disegno su carta del 1976











Il cantante Luciano Virgili : un amico di Galliano Masini


E' stato un grande cantante , un tenore mancato che aveva iniziato a studiare canto lirico su suggerimento dell'amico tenore Galliano Masini ,ma forse , accorgendosi ben presto di non potere raggiungere i livelli dell'amico-guida , decise di dedicarsi alla musica leggera raggiungendo velocemente grande popolarità.
Nacqua a Livorno ( pardon lui avrebbe detto all'Ardenza )il 25 gennaio del 1922 e morì a Prato il 18 marzo 1986 , ma in realtà la sua intensa carriera era terminata nei primi anni '70 a causa di un grave esaurimento nervoso.
Forse più apprezzato all'estero che in Italia , Virgili dal 1962 calcò le scene internazionali impegnandosi in lunghe tournée con straordinari successi di pubblico e critica in memorabili concerti al Carnegie Hall di New York o all'Olympia di Parigi.
Attraverso i microfoni della radio nei primi anni '50 lanciò la canzone Addio sogni di gloria del Maestro Carlo Innocenzi che divenne un successo mondiale ripagandolo così con una popolarità enorme.
Quando gli impegni artistici lo permettevano , Luciano amava ritornare alla sua Ardenza ed un saluto al Grande Maestro ed amico era sempre nei suoi pensieri così che con livornese baldanza appariva a Villa Masini a Colline ( LI).
Luciano Virgili ha ripreso e interpretato con la sua voce tenorile capolavori classici della canzone italiana accompagnato da Grandi Orchestre Sinfoniche dirette dai Maestri Dino Olivieri e Gian Maria Guarino : Signorinella , Fili d'oro , Come Pioveva , Vipera , Tornerai , Signora Fortuna , Non dimenticar le mie parole ......
Ha partecipato a varie edizioni del Festival di Sanremo , Festival di Napoli , Festival di Saint Vincent ( nel 1962 vince la Grolla d'oro ) , Canzonissima , ecc. ma voglio ricordare anche l'impegno di Luciano nell'incidere per La Voce del Padrone molti 33 giri con l'orchestra diretta dal Maestro Pino Calvi cantando melodie di Tosti , Denza , Gastaldon e Schubert , arie di operette ,vari duetti con la soprano Gianna Galli accompagnati dal Maestro Guarino einidendo un disco con musiche di Mascagni , Leocavallo , Rossini , Gluck e Chopin curato dal Maestro Angelo Giacomazzi.
Del repertorio cosìddetto 'leggero' voglio ricordare : Giamaica , Non ti scordar di me , Ti voglio tanto bene , 'Na sera 'e maggio , Granada , Malafemmina , Piccola Butterfly , Rondine al nido , Io sono il vento , ecc.
Non era però ancora l'epoca adatta alla valorizzazione del canto ' leggero ' con ' profanazioni ' nel settore operistico ( Bocelli docet !!) e si è visto con quale velocità il pubblico lo ha dimenticato.
Per questo ha titolo a rimanere in Casa Guidi.

Mauro & basta





Allegati (0)

Commenti


Aggiungi commento




Attività recente del sito | Cronologia revisioni | Termini di servizio | Segnala abusi | Stamp

MONICA VITTI & basta





Una grande attrice , un volto  stupendo espressivo , una donna composta e sensuale.
Sto parlando di Monica Vitti  ( Maria Luisa Ceciarelli all'anagrafe ) che il prossimo 3 novembre compirà 80 anni : da 10 anni  non compare più in pubblico per gravi motivi di salute , ma non per questo è mai stata dimenticata dal suo pubblico.
  Il Festival internazionale del cinema di Roma le renderà omaggio all''Auditorium Parco della Musica    con una mostra fotografica, con  alcuni suoi film e  con la presentazione di un libro  a lei dedicato .
 Saranno proiettati due film: Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca, firmato nel 1970 da Ettore Scola, e Scandalo segreto, l'ultimo suo lavoro, del 1990, di cui la Vitti è regista e sceneggiatrice, oltre che interprete. 

La mostra ripercorre cronologicamente i quarant'anni di una carriera che ha incredibilmente toccato i vertici del dramma e dell'intimismo, da una parte, e quelli del comico brillante dall'altra. Musa dell'incomunicabilità antonioniana in L'avventura (1960), La notte (1961), L'eclisse (1962) e Deserto rosso (1964), fino all'esperimento linguistico con il video de Il mistero di Oberwald (1980), Monica Vitti è anche la "mattatrice" della commedia all'italiana, compagna di scena di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi.

Virgilio Guidi un grande tra i grandi con la propria personalità



Il pittore Virgilio Guidi è nato a Roma nel 1891 , non è parente prossimo dei pittori Gino , Guido e Bruno Guidi anche se il ceppo toscano è stato presente nel suo Dna dal momento che i genitori erano di origine toscana.
Una famiglia numerosa , nove fratelli come nell’abitudine dell ‘Italia dell’epoca , ed un padre che già aveva intrapreso la via dell’arte cimentandosi nella scultura e nella poesia dialettale.
Le scelte del futuro di Virgilio furono quindi facilitate , sia dalla naturale e precoce vocazione all’arte figurativa sia dal padre già sensibile a queste scelte.
Frequenta quindi fin da giovanissimo “ botteghe “ ed accademie d’arte , sono di questo periodo una serie di grandi quadri “ Paesaggi romani “ ed altri lavori dove si vede l’ammirazione del giovane pittore per il Correggio ed altri grandi dell’arte antica.
Nel 1913 dipinge altri paesaggi della campagna romana influenzato da Cézanne e Matisse ed espone per la prima volta a Roma . Finisce presto questo periodo accademico , Virgilio è un vulcano di idee ed emozioni , già nel 1914 aderisce al gruppo della Secessione Romana , nel 1918 comincia a frequentare il Caffè Aragno dove in uno spontaneo cenacolo le discussioni legavano ,in una grande amicizia, Cardarelli, Ungaretti e De Chirico.
Una incubazione artistica sviluppata in ambienti estremamente stimolanti che già nel 1924 portarono Virgilio ad avvicinarsi con “ uno scossone pensoso “ ( sua definizione ) al futurismo senza però aderirvi .
In questo periodo erano nati capolavori come : “ Ritratto di Adriana “ , “ Vecchia malata “ “ La madre che si lava , “ Donna con le uova “ , quadri dove ancora predomina lo stile impressionista.
Virgilio Guidi è un pittore già di successo , nel 1920 , 1922 e 1924 partecipa alle varie edizioni della Biennale di Venezia ed espone in varie mostre con Carrà, Morandi , De Chirico e Soffici.
Il successo porta a Virgilio , nel 1927, la nomina per chiara fama alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia che occupa fino al 1935 quando passerà alla cattedra dell’Accademia di Bologna.
In questi anni sono continue , numerose e sempre di successo le mostre che lo portano in ogni parte dell’Italia e a Parigi , la sua curiosità artistica lo spinge verso nuove esperienze e studi pittorici , sempre però senza mai aderirvi completamente , volendo portare avanti solo il proprio personale talento.
Nel 1950 comunque aderisce al Movimento Spaziale e Spazialismo di Fontana e nel 1951 con altri artisti ( Crippa , Dova, Fontana Milani , Jappolo ed altri ) firma il quarto ed il quinto Manifesto dell’arte spaziale e spazialismo.
Ancora per oltre 30 anni Virgilio Guidi continuerà a fare mostre , mostre antologiche , riceverà premi prestigiosi ( medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della cultura ) e nel 1981 viene allestito a Venezia nel Palazzo Fortuny il Museo Guidi ( raro esempio di museo aperto con l’autore ancora in vita ).
Muore a Venezia nel 1984 poco dopo l’inaugurazione di una mostra inerente la sua ultima produzione.
In definitiva ho volutamente saltato tutto il lunghissimo elenco di mostre del maestro Virgilio Guidi , anche perché non era mia intenzione fare una delle tantissime e ben fatte biografie ; spero però di avere bene messo in evidenza alcuni aspetti di Virgilio Guidi : un grande interprete della cultura del ‘900 , un pittore di successo che ha avuto grandi riconoscimenti in vita , un grande pittore che è partito verso la sua lunga carriera con il piede giusto.
Prima il momento accademico di studio , quindi , per tutta la vita , continua attenzione a tutti i movimenti culturali che si sono susseguiti nel secolo , portando il suo geniale contributo , restando però sempre fedele alla sua personalità che gli ha permesso di cogliere in ogni tempo spunti interessanti da innestare nella sua continua ricerca intellettuale ed emotiva che ha trasferito in grandi capolavori della pittura. 



Pubblicato da Guidi Mauro suwww.neretto.blogspot.com

Gino GUIDI è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici.









Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà".
Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .
L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido.
I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo.
Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri .








Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica.
Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc.
Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela.
Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13.
Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :

Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana.
Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…
Piero Caprile


.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…
Nivalco Provenzale

I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile.
La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette.
Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .


Cosa aggiungere a questa biografia  un ricordo , un saluto  e un dono  che  proviene da tutti quelli che gli hanno voluto bene e lo hanno apprezzato come artista e come uomo :




il suo ultimo quadro , solo iniziato con il suo inconfondibile tratto  del disegno a carboncino, che doveva rappresentare un soggetto da lui amatissimo “ la nave Vespucci “ .


1° mostra fotografica di vita militare a Livorno nel primo 900'.


 
La locandina , bella da vedere , commemora  una mostra fotografica denominata 1900  Militari a Livorno
 
Tra le  foto esposte  al pubblico dal 4 giugno all'11 giugno 1987 , 50 riproduzioni originali e rare di mio zioTerramocci Alberto

Pittore Guidi Guido

Guido Guidi , pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".

 

Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera
 Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

 Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.

 

Le vignette di Mauro Guidi












Questo quadro vale diversi milioni di dollari ma come va appeso ?


 

Mark Rothko nato in Lituania a Daugavpils25 settembre1903 e morto suicida a New York25 febbraio1970 è stato un pittore astrattista americano la cui fama e' cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti piu' costosi al mondo. Un suo quadro "White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)" e' stato venduto nel Maggio 2007 da Sotheby's New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari .


Attualmente a Londra presso la Tate Gallery sono esposti alcuni suoi famosi dipinti tra i quali il celebre "Black on Maroon" che rappresenta una serie di strisce nere su uno sfondo rossiccio e ocra. Il pittore , a scanso di equivoci , aveva indicato la giusta esposizione del quadro sulla parete : le strisce debbono apparire in senso orizzontale; mentre invece nella personale alla Tate Gallery il quadro è stato appeso con le strisce in senso verticale. 

Errore o una scelta ben determinata del curatore della mostra?

 
 

"FINALMENTE LA FELICITÀ " : IL NUOVO FILM DI PIERACCIONI NELLE SALE IL PROSSIMO NATALE


I films come la moda anticipano le stagioni . Passerelle della moda in estate per presentare le collezioni del prossimo inverno , attori e registi al lavoro in primavera- estate sul set ( in questo caso in Sardegna al Forte Village Resort ) per presentare a Natale il nuovo film. L'attore e regista Leonardo Pieraccioni è al lavoro per costruire il suo film : in questo caso racconta la storia di un professore di m usica di Lucca ( lui ) che presentandosi alla trasmissione televisiva " C'è posta per te " di Maria De Filippi , scopre che sua madre ormai defunta aveva fatto un'adozione a distanza di una bambina brasiliana. La bambina ormai è una bellissima modella ( Adriana Romero ) e .......
Tanti compagni valorosi sul set : Rocco Papaleo , Thyago Alves, Andrea Buscemi , Shel Shapiro , Michela Andreozzi e Maurizio Battista. La sceneggiatura è stata scritta da Leonardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi e la regia è del simpatico attore toscano.
 

Le mie fotopoesie

LE FOTOPOESIE

Forse sono sempre esistite- Per questo la mia non è una rivendicazione della paternità delle " fotopoesie " ma solo una precisazione.

Secondo me si tratta solamente di una foto sulla quale l'autore scrive un pensiero ,più o meno articolato, che rafforza l'elemento poetico che già scaturisce dall'immagine.

I FRUTTI DOLCI DEL PICCOLO MONDO : IL MIO GIARDINO

I frutti dolci del  piccolo mondo : il  mio giardino 
albicocche nate da un albero disegnato dalla voglia di esserci per sovrastare desideri e gioie di grandi e piccini. Livorno 29 giugno 2011

FOTOPOESIA

Fotopoesia 
Semplicemente una foto con una poesia

Non buttare via la poesia!

Una storia che si racconta da sola con una casuale foto scattata per strada.
Un bambino ha perso l’amico dei suoi sogni e qualcuno lo ha "riposto" nel cestino dei rifiuti? Oppure un adulto, deluso dall’unico amico di una vita chissà per quali colpe, lo ha punito in modo crudele? 

Ma c’è anche una versione ottimistica: ho semplicemente colto in una bella mattina di primavera il "puffo della poesia" appollaiato in un posto inusuale.

L'AUTORE DEL SITO

L'AUTORE

 
Mauro Guidi
.

Biologo , web-writer di scienza 

e teatro. Free-lance e vignettista.

mauro.guidi12@gmail.com



DIASCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Il titolare di questo blog si riserva di rimuovere senza preavviso, e a suo insindacabile giudizio, commenti:
che siano illeciti, diffamatori e/o calunniosi, volgari, lesivi della privacy altrui, razzisti, classisti o comunque reprensibili
che contengano promozioni relative a religioni o sette, movimenti politici, movimenti terroristici o estremistici e contenuti ispirati da fanatismo, razzismo, odio o irriverenza
che possano arrecare danno, in qualsivoglia modo, a minori d'età che forniscano informazioni riservate, confidenziali anche apprese in forza di un rapporto di lavoro o di un patto di riservatezza, che contengano dati personali o numeri telefonici propri e di terzi, che siano lesivi di brevetti, marchi, segreti, diritti di autore o altri diritti di propriet` industriale e/o intellettuale di terzi soggetti, che abbiano contenuti di natura pubblicitaria e più in generale che utilizzino i messaggi a scopo commerciale (promozione, sponsorizzazione e vendita di prodotti e servizi), che comunichino utilizzando messaggi in codice, che utilizzino un linguaggio scurrile o blasfemo
che siano "off-topic" o comunque non correlati all'argomento principale del post.
In ogni caso i contenuti dei singoli commenti rappresentano il punto di vista degli autori. Questi ultimi, pertanto, se ne assumono la totale responsabilità.

Il titolare si riserva, altresì, la possibilità di rilevare e conservare i dati identificativi, la data, l'ora e indirizzo IP del computer da cui vengono inseriti i commenti al fine di consegnarli, dietro richiesta, alle autorità competenti.