DI TUTTO UN PO' : L'ARTE IN CASAGUIDI



In questa pagina ho riportato anche diversi articoli pubblicati su un mio sito ( www.casaguidi.com non più attivo ) ed il blog www.livornocity.blogspot.com.                                                                                                                                               


                                                                     

                            



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ATTUALITA'ATTUALITA'ATTUALITA'ATTUALITA' 

 

                          

Nera e Rosa

                                       

                                     




 

 

 

                                                                                                             

Vogliamosi bene , facciamosi del male , in sintesi prendiamoci per il culo.

Se avessi voglia , tempo e capacità per scrivere un trattato antropologico culturale con sfondo epico sulle vicende livornesi , questi sono in sintesi i temi che più  amerei sottolineare.

Il livornese si vuole bene , non si fa mancare nulla ( ribotte bibliche e collier ridondanti ) e per questo notoriamente può fare debiti e frequentare il banco dei pegni.

Il livornese parla male degli altri e peggio dei proprio conterranei , si inalbera però se gli altri ( gli stranieri dallo STANIC in su ) accennano commenti poco lusinghieri.

Ma la specialità labronica, ancor prima del cacciucco e del ponce , è la " presa per il culo " . 

E' un concetto molto difficile da spiegare , al di là del rozzo termine , ma bastano pochi esempi per chiarire  l'arcano .

Pensate alla beffa delle teste di Modì , dove  la vittima dello scherzo  era forse il mitico  artista livornese Amedeo  Modigliani ,ma è storia di questi giorni la nuova burla :   

realizzata da mano ignota ultimando finalmente  dopo 51 anni la statua de Il Pescatore  opera bronzea di Mino Trafeli. Collocata sul lungomare ardenzino di fronte al moletto di Ardenza  fu acquistata dal Comune nel 1957 per onorare le imprese dei pescatori ? La beffa fu dell'aministrazione comunale dell'epoca o dello scultore ?

Ed oggi , a distanza di mezzo secolo , (la vendetta di un pescatore?)qualcuno ha aggiunto un vecchio televisore ! 

 

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Divinamente italiano

 Non è semplicemente un nuovo ristorante italiano a Parigi. Come la maggior parte di noi ha già verificato ,da anni il centro della capitale francese è pieno di trattorie , pizzerie e buoni ristoranti italiani. Questa volta c’è finalmente , da parte di due giovani imprenditrici ( una emiliana e l’altra siciliana ) l’idea ,la voglia e l’ambizionedi volere fare conoscere il gusto e la filosofia del mangiare bene italiano. Prima di tutto viene esportato e proposto il rito tutto italiano dell’aperitivo , quindi la riscoperta di prodotti assolutamente genuini abbinati alle caratteristiche culturali dei territori di origine.

 

 

 

Quindi mangiare italiano , pensare italiano , apprezzare lo stile italiano che ha origine e tradizioni centenarie.

Dove ? Nel 2° arrondissement, al n. 28 di rue Notre Dame des Victoires, tra il centro finanziario della Bourse e la nuova zona notturna emergente di rue Montmartre.

L’arredo : giovanile , di ottimo gusto , senza tanti fronzoli wed orpelli barocchi.

DEUX jeunes femmes italiennes, Info e prenotazioni: tel (0033) 1 4703 3841

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NOVITA'  DAL  MONDO

La forma e l'efficienza suggerita dall'arte. 

Una tenda gonfiabile , semplice da installare , capace di proteggere molte persone  dalle intemperie , quando  si vengono a creare situazioni critiche . Questa tenda realizzata dall'architetto cinese  Tie Fan in seguito al recente terremoto che ha distrutto la provincia cinese dello  Sichuan  si chiama  Swas Tent  ed è un eccellente esempio di sintesi di tecnica ed arte.


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Dalla tecnologia spaziale un nuovo antirughe

 

 

La NASA scoprì, infatti, che, in assenza digravità, la rigenerazionecellulare rallentava,causando agli astronauti problemi nellacicatrizzazione delle ferite , iniziò così uno studiosull’efficacia della LED therapy che ha portato alla realizzazione del Light 590 collagen boosterperottenere il primo trattamentofotoenergetico per la r Light 590® collagen booster, è un dispositivopalmare che emette ad impulso, e in maniera controllata, onde specifiche per riattivare la sintesidel collagene e la produzione di elastina.

I ricercatori dell'Ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi hanno testatoLight 590® collagen booster e nehanno dimostrato l'efficacia già dopo solo 28 giorniutilizzando lo strumento per 45 secondi . Si possono ridurre le rughe del 32%.

 

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 Il  pasto in scatola

 

 

Problemi di linea ? salute , tipo colesterolo alto ? problemi di tempo ?Quindi in poche parole come fare uno spuntino , sano , gustoso e veloce senza andare al ristorante o peggio al bar ?A queste domande pressanti hanno pensato a Londra al 7 di Ludgate Circus , dove con 6 sterline vi viene consegnatoun " kit urbano da picnic ".La scatola la vedete nella foto : contiene posatein legno, bicchiere e le pietanze che ovviamente coprono varie esigenze di gusto , religione e soprattutto salute. La scatola ovviamente è fatta con carta riciclata.

Se la cosa vi interessa e ne volete sapere di più :

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FRIGORIFERO PER SEPARATI IN CASA

 

Sia ben chiaro separati in chiara significa vivere sotto lo stesso tetto , non dormire necessariamente nello stesso letto, ma avere una cucina in comune dove per forza è necessario suddividereequamente anche lo spazio del frigorifero. Chi ha provato, però, questa condizione sa che dopo poco tempo può generare conflittualità , per cui è geniale la proposta di un frigorifero diviso in quattro settori del tutto autonomi ,ben separati ,facilmente riconoscibili per i colori diversi.

Si chiama Flatshare Fridgeb , è prodotto dalla Elettrolux e se viene acquistato da una coppia modello tipo " due anime in un nocciolo " o quattro amici/che molto affiatati è possibiledestinare i quattro scompartimenti a diverse categorie alimentari ( frutta , pesce , carne , salumi , ecc.).

Per ulteriori informazioni :

www.electrolux.com/designlab

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I 150 anni de " LA NAZIONE "

 

Il quotidiano " La Nazione " , uno dei più antichi d’Italia , fu fondato il 13 luglio del 1859 da Bettino Ricasoli, capo del governo provvisorio toscano dopo l’abbandono del granduca Leopoldo II. Il quotidiano nacque così sull’onda dei moti del Risorgimento e deve il nome della sua testata proprio al sogno dell’unità italiana,

L’attuale editore ed il direttore Carmassi hanno organizzato per quest’anno una degna celebrazione dei 150 anni di storia di questa importante testata giornalistica.

Iniziative varie e dislocate in svariate sedi della regione Toscana , anche se ovviamente Firenze , sarà la capofila delle manifestazioni.

A gennaio l’evento di apertura delle celebrazioni insieme a Pitti Immagine, "Workwear", una mostra curata da Oliviero Toscani e da Olivier Sallard che sarà inaugurata alla Stazione Leopolda di Firenze , quindi

la mostra "La Nazione 150 prime pagine per 150 anni", un percorso espositivo - che sarà inaugurato a marzo alla Galleria de’ Medici di Palazzo Medici Riccardi a Firenze – per rivivere attraverso quanto raccontato dal giornale un secolo e mezzo di storia , dopo una mostra itinerante, invece, sarà ospitata dal prossimo maggio in molte agenzie e filiali della Banca Monte dei Paschi di Siena nelle città sedi delle redazioni del giornale. "150 anni de La Nazione" sarà una mostra composta da pannelli con la riproduzione delle pagine storiche più significative e arricchita, inoltre, da una sezione dedicata alle singole realtà locali.

Queste sono solo alcune attività per sottolineare la " nobile anzianità " di questo giornale fiorentino alle quali si affiancheranno pubblicazioni e concorsi di varia natura.


Dedicato a padre Davanzati il premio De Reliquis

Il Centro Artistico il Grattacielo di Livorno , una delle scuole teatrali di maggior prestigio in Italia , è stato diretto per trenta anni da padre Valentino Davanzati , Medaglia d’oro per i benemeriti della scuola e dell’arte e Grande Ufficiale della Repubblica per l’impegno culturale.

Padre Davanzati firmava le sue regie teatrali con lo pseudonimo Nino De Reliquis che ora ha dato il nome alla prima edizione del Premio teatrale indetto dal Centro Artistico il Grattacielo.

Questo premio di 1000 euro , per permettere la produzione di un nuovo spettacolo da realizzare nell’estate 2009 all’interno del festival Inequilibrio di Castiglioncello ( LI ) , è stato realizzato insieme ad Armunia Festival Costa degli Etruschi e con il contributo di comune e Provincia di Livorno e della Fondazione Cassa di Risparmi di Volterra.

Per partecipare telefonare allo 0586.890093 .

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SARKOZY   PITTORE

 

 

In questi giorni alla periferia di Neuilly , la ridente cittadina francese dove Nicolas Sarkozy è stato sindaco , proprio in casa Sarkozy ,Pal il papà ottantenne dell’illustre Presidente francese, ha presentata la sua prossima mostra personale dal titolo " Out of Mind " che esporrà dal 25 giugno 2008 nel Parco del Ritiro a Madrid. La mostra sarà condivisa con l’amico Werner Hornung che collabora con Pal Sarkozy alla realizzazione dei quadri con rielaborazioni digitali.

Pal Sarkozy è un artista ma ancor prima un personaggio : nacque in Ungheria , nazione che abbandonò nel 1948 , sposò nel ’50 Andrée Mallah di famiglia benestante dalla quale ebbe tre figli : Nicolas, Guillaume e Francois .Nel ’60 circa abbandonò la famiglia , diventò pubblicitario di successo ed ebbe altre duemogli.

Questi sono i fatti : per valutare lo spessore artistico di Pal andate a vedere la mostra , per sapere che rapporti esistono oggi tra il figlio Nicolas e papà Pal ricorrete all’immaginazione ed alla fantasia.

Il pettegolezzo non fa parte del servizio.

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La Bizzarrini 5300 GT STRADA



 Supercars , strade ed autostrade senza limiti di velocità , gioia sublime di correre su percorsi silenziosi e sgombri da traffico in una scenario da film d’amore vecchia maniera . Questo in sintesi il servizio offerto da una società di Livingston, la RIO Prestige , che propone week-end nello Highland scozzese con macchine a noleggio digrande prestigio.

Prezzi ovviamente da ricconi ed arricchiti ( non indaghiamo come !) ma la scelta è capace di soddisfare richieste di grande pregio stilistico e sportivo. In catalogo( molto ammiccante ) Ferrari , Lamborghini,Aston Martin ,Porsche , Zonda , Spykers , addirittura un modello eccezionale di Bugatti ( Veyron ), ma non ho trovato una Bizzarrini !

E’ come se in un museo con una sala dedicata alla pittura del XX secolo mancassero i quadri di Picasso !Dopo Enzo Ferrari , penso che Giotto Bizzarrini , ingegnere e imprenditore livornese sia uno dei geni del settore automobilistico che l’Italia può vantare di avere. Ha lavorato in Ferrari (ha collaborato alla realizzazione della Ferrari Testa Rossa dodici cilindri 3 litri, della Testa Rossa 500 Mondial 2 litri, delle varie versioni della Ferrari 250(250 GT SWB, 250 Spider California,250 GTO), quindi nel 1962 fonda una propria società , a Livorno , la Autostar con lo scopo di progettare nuovi motori. Tra i primi committenti Ferruccio Lamborghini su ordine del quale nasce un motore di gran successo, un dodici cilindri di 3,5 litri ceduto alla Lamborghini . E’ in quegli anni anche un proficuo lavoro in collaborazione con Renzo Rivolta , titolare della ISO Rivolta, ma nel 1964 fonda una società a suonome ,la Prototipi Bizzarrini, pur continuando la sua collaborazione anche con la Iso Rivolta. Da quel momento Bizzarrini produce la Grifo A3C sotto il suo nome, e la A3C diventa una vettura stradale. Queste vetture erano chiamate Bizzarrini 5300 GT STRADA e carrozzeria e parti meccaniche erano le stesse della ISO A3C. La fabbrica a Livorno produsse circa 155 vetture. La Bizzarrini S.p.A venne fondata nel 1966e cessò la sua attività nel 1969. Qualche altra vettura venne assemblata con ciò che restava .

Le Bizzarrini 5300 GT Strada esistono ancora , sono una leggenda su quattro ruote perché portano in sé sintesi geniali dei migliori modelli delle supercars italiane , degne quindi di confrontarsi con auto di maggiore notorietà mediatica offrendo un valido appoggio alle natiche super zavorrate con gonfiportafogli di clienti desiderosi di coniugare sport , stile e poesia.

Mauro Guidi

Pubblicato il 26 giugno 2008 su www.casaguidi.wordpress.com

 

 Il Palazzo Blu  di  Pisa

 

E' proprio blu.

L’antico palazzo Giuli Rosselmini Gualandi , attualmente di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa,

è stato interamente restaurato per essere trasformato in museo. Dall’8 novembre 2008 , con il nome Palazzo Blu ospiterà gli arredi della collezione di Ottavia Simoneschi e le opere della collezione d’arte della Fondazione arricchendo l’offerta culturale della città di Pisa.

L’edifioco , la cui colorazione ha suscitato qualche perplessità , si affaccia sul Lungarno Gambacorti , ma in effetti è una fedele riproposta della originale colorazione del palazzo risalente alla fine del ‘700.

Le opere esposte , nel contesto della originale ed elegante dimora ottocentesca , comprendono opere dal XIV al XX secolo di artisti come Cecco di Pietro, Nino Pisano, Vincenzo Foppa, Orazio e Artemisia Gentileschi e Luigi Gioli soltanto per citarne alcuni fra i piu' famosi.

La società , controllata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, che gesatirà la nuova attività museale si chiama BLU PALAZZO D’ARTE E CULTURA.

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Chi è più famoso : Robert De Niro Jr o Sr. ?

Il pittore Robert De Niro Sr è fra i massimi esponenti della pittura americana della metà del XX secolo.
Nasce a Syracuse, nello Stato di New York, nel 1922, da genitori italiani emigrati dall’Abruzzo, ed in questa città inizia a frequentare i corsi e le lezioni di arte, che lo porteranno a studiare e lavorare con maestri del calibro di Hans Hofmann, pittore tedesco che a Parigi frequentava Matisse, Picasso, Braque e Delaunay e che fu, dopo il trasferimento a New York, insegnante di Jackson Pollock e, uno dei primi sperimentatori del “dripping”. 
Allievo quindi di Joseph Albers, altro artista tedesco trasferitosi in America negli stessi anni e teorizzatore, oltre che sperimentatore, dei meccanismi del colore e della percezione visiva, fa la sua prima esposizione nel 1945 al Salone d’Autunno della mitica galleria Art of This Century di New York. 
Nel 1942, ventunenne, si era sposato con Virginia Admiral, una compagna di studi di origine irlandese , in seguito artista di talento, che l’anno successivo aveva dato alla luce Robert De Niro Junior, futuro grande attore del cinema americano. Il matrimonio durò pochissimo , subito dopo la nascita del figlio i due si separano. Inizia per Robert De Niro Sr. un periodo di intensa attività : espose in personali e collettive ospitate in rappresentative gallerie americane, si trasferì in Francia, negli anni dal 1961 al 1964, ricevette il riconoscimento della “Guggenheim Fellowship”, nel 1968, iniziò anche l’attività di insegnante in importanti Università e Scuole d’Arte americane. 
Continuò per decenni a lavorare esponendo sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna, ricevendo attestazioni di stima che culminarono con il conferimento dell’Honorary Degree al Briarwood College di Southington nel Connecticut. L’artista morì a New York nel 1993.

Permettetemi un giro di parole per descrivere la pittura di De Niro :nei suoi quadri le forme morbide definite da segni forti sono rese piene da macchie di colori splendenti e luminosi come un espressionista astratto sa fare quando risente molto delle suggestioni francesi del segno, delle forme derivate da Cezanne, del colore di Matisse e dai “fauves”. 
Se vi sembra un po’ difficile da comprendere basta guardare i suoi quadri e tutto diventa facile e leggibile .


































 





Pubblicato da Mauro Guidi


 Il Telescopio di Galieo Galilei ha 400 anni.

 

Galileo Galilei, tra l’estate e l’autunno del 1609 realizzò il suo primo telescopio tramite il quale riuscì a verificare e confermare le teorie di Nicolò Copernico. Sono passati 400 anni , quindi è stagione di celebrazioni galileiane iniziate già lo scorso anno con un’esposizione promossa da l’Istituto e Museo di Storia della Scienza, Ministero dell’Università e della Ricerca, Regione Toscana, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, con il patrocinio di Provincia di Firenze e Comitato Nazionale per le celebrazioni del IV centenario delle scoperte celesti di Galileo, e con la collaborazione di Officine Panerai, prestigioso marchio fiorentino di alta orologeria, e Opera Laboratori Fiorentini.

La mostra , curata da Giorgio Strano, storico dell’astronomia, da Firenze è passata ora in Cina , a Pechino , dove già più di centomila visitatori hanno potuto vedere " Il telescopio di Galileo : lo strumento che cambiò il mondo."

Divisa in 5 sezioni, la mostra presenta preziosi strumenti originali posseduti dal Museo di Storia della Scienza (fra cui la lente obbiettiva e i due unici cannocchiali di Galileo pervenutici), oltre a importanti documenti e manoscritti.

Dalla Cina la mostra passerà poi a Philadelphia presso il Franklin Institute nell’ambito della mostra più generaleGalileo , i Medici e l’età dell’astronomia.

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 L'archivio planetario degli odori

Facilissimo da trovare , basta andare nel sito www.nioibu.com realizzato dalla società giapponese Kayac Inc.

Vi troverate  mappe dettagliate per permettervi di trovare posti del mondo   ( dall'Officina Santa Maria Novella  ai fumi di una cucina di Osaka ) dove sono presenti fragranze molto caratteristiche e censite. Sia ben chiaro : il computer non vi permetterà di sentirle....ci dovrete andare nelle località indicate per ottenere le giuste stimolazioni olfattive. Per ora è così ....ma non è detto per il futuro.

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 CASA  GUIDI

 


Arte e Spettacolo

in casa mia

 

                                                                                        

 

 

 

 

 

 

 

Il salvataggio del capolavoro di Cafiero Filippelli .

 Il tenore Galliano Masini ( mio zio )  è stato anche un grande estimatore di quadri e durante la sua sfolgorante carriera ne ha acquistati molti  nel periodo di maggiore successo.

Commissionò ,tra l'altro, al pittore labronico Cafiero Filippelli  il famoso ritratto in abiti di scena della Cavalleria Rusicana  con la soprano Giuseppina Cobelli  :



ma non lo ritenne mai somigliante  per cui  non amava vederlo appeso nel salone di Villa Masini a Livorno.

 Un giorno decise, durante un pranzo in famiglia , di fare dipingere  su quella stessa tela un altro soggetto  al cognato  pittore Guido Guidi che in quegli anni ( anni '30) era generosamente  sostenuto dal tenore che acquistava tutta la sua produzione  Fortunatamente ( per il capolavoro di Cafiero Fiippelli ) era presente a quel pranzo anche  mio padre , il pittore Guidi Gino , che sentendo  questa  fatidica condanna per il quadro , implorò il cognato di  poterlo sottrarre alla sua vista  appendendolo nella sua dimora.

Così fu . Galliano Masini  continuò nei deceni successivi ad ignorare il capolavoro di Filippelli  finchè  un giorno il figlio Sergio  convinse l'ormai anziano genitore a riportare  in Casa Masini  il quadro " esiliato ".

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Theo by Richard Avedon 1945-1951

Una mostra fotografica per celebrare un grande amore

 

 

 

Leggi nella rubrica  MISS  PUBBLICITA'

 

 

 

 

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William Angel Gallery is pleased to present

ROSS JONES: New Works

20 March - 19 April 2009
Private view: Thursday 19 March, 6.30 - 9pm

 

 

 

ROSS JONES: NEW WORKS
A solo exhibition of new work by Ross Jones.

 

   Affordable Housing, 2008  Pencil on Paper 90 x 150cm

 

 

Ross Jones highly finished and detailed drawings are cuttingly political. For all the messy issues with which they deal, Jones' recent works are characterised by calm, considered reflection. In each of these works he seeks to distil a complicated political issue into just one of its visual constituent parts. The result stands as an iconic symbol for each individual problem in its entirety.
Affordable Housing explores the realities of the credit crunch in Britain, viewing the current collapse in the housing market as a sign of more wide ranging economic discomfort. Tower blocks have often been used as a quick fix solution to housing problems caused by economic decline. The blocks of flats depicted in this drawing are architecturally reminiscent of such older buildings, creating a parallel between previous recessions and the one we are currently experiencing.

Another work, Surgical Strike, takes its name directly from political rhetoric. The term is usually used to describe an air strike which has hit only its intended target with no collateral damage. In this drawing all of the destructive force from the explosion is focussed in on the precise vanishing point of the work, hinting at the apparent accuracy of these strikes but at the same time questioning exactly how ‘surgical' you can be with a missile. This work has particular resonance in the context of recent events in Gaza.

While each piece has an explanation to accompany it, Jones' work can function on its own. That is to say that it has the ability to speak for itself; a quality that has arguably been sidelined in the more recent past, but that has certainly not lost its value.
Jones has already received substantial interest; being selected to exhibit at the Celeste Art Prize (2006) and shortlisted for the Jerwood Prize (2007). In 2008 he was selected by Richard Billingham to exhibit at the West Midlands Open and was one of thirteen artists at the Exeter Contemporary Open, where he won the Proof Award. Later that year he was awarded the regional prize for the west of England at the National Open Art competition.

 

 

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Acquerelli , che passione !

 

 Guidi Gino -   " La conca "acquerello su carta     cm.23,5x30 -anno1940

    


L'acquerello è una tecnica pittorica che prevede l'uso di pigmentifinemente tritati e mescolati con un legante,diluiti in acqua.

Il pittore Guidi Gino ha usato questa tecnica in gioventù , dopo si è dedicato quasi esclusivamente "all'olio ".Prevalentemente questi quadri sono stati eseguii nel decennio '40-'50 , quindi prima e dopo la IIa guerra mondiale , in periodo di grande miseria diffusa e testimoniano ancora oggi  l'ncerto periodo. Il bucato era fatto nelle " conche " usando solo sapone di marsiglia e cenere ed anche la rottura di questo povero recipiente era una grave iattura per la famiglia al punto che l'ingegno popolare aveva messo a punto una tecnica per ripararle utilizzando i ferretti degli ombrelli rotti.

Osservando attentamente il quadro sotto riportate noterete questi ed altri interessanti particolari:

Quel decennio passò , la guerra era finita e l'abbondanza stava tornando.

Lo testimonia il fatto che l'ultimo acquerello del periodo e forse l'ultimo dipinto  dal pittore Gino Guidi  ,datato 1950, ha per soggetto uno splendido cappone pronto per essere cucinato!




 Gino Guidi -"Cappone "-Acquerello su carta cm.45x30 Anno 1950


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“ Il libro dei sogni “di Federico Fellini all’Academy Awards di Los Angeles in occasione delle Nominations agli Oscar 2009. ( 24 Gennaio - 19 Aprile 2009) “

 

 "Il libro dei sogni “ contiene una delle testimonianze i più importanti del regista riminese :un diario, tenuto da Fellini dalla fine degli anni Sessanta fino all'agosto 1990, in cui il grande regista ha registrato fedelmente i suoi sogni e incubi notturni sotto forma di disegni, che rappresentano con pochi tratti ( da lui definiti “ segnacci “ ), persone da lui incontrate, personaggi o avvenimenti dell'Italia del Novecento che hanno poi ispirato i suoi famosi films.

 I disegni tratti da questo libro hanno costituito una mostra chiamata Fellini Oniricon esposta al pubblico per la prima volta a Roma nell’ottobre del 2007, in occasione della seconda edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. La mostra successivamente ha toccato le città di Rimini e Padova. Ora travalica l’oceano per arrivare negli USA , perché il genio di Fellini è di interesse mondiale.

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 Un quadro.....una storia .


 pittore Danilo Barghigiani - " I bagni Pejani "- olio 13x17 cm.

 I pittori macchiaioli e postmacchiaioli amavano andare a dipingere " sul vero " ed anche mio padre , con il fedele amico pittore Danilo Barghigiani ( grande acquerellista ) la domenica assolvevano questo rituale  girando con le biciclette  ( ed io sulla canna ) per le campagne circostanti alla ricerca del " soggetto che sentivano " ( espressione dell'epoca per indicare un soggetto che per i pittori  era motivo di sensazione emotiva favorevole ). Non sempre però questo peregrinare per prode , cascinali o marine  aveva i suoi  frutti: talvolta solo uno dei due trovava un soggetto adatto per eseguire un quadro , allora l'altro , con fare rispettoso , "lasciava il campo " intrattenendosi magari con una merendina portata da casa , osservando i panorami circostanti o  come talvolta dicevano i pittori di allora " pulendo i pennelli ".

  Un frase molta criptata che , quasi con disprezzo , indicava una esecuzione frettolosa  e per nulla " sentita" di un  quadro , quasi a volere soltanto  finire i colori magari già stesi qualche giorno prima sulla tavolozza. Danilo Barghigiani lavorò per tutta la sua lunga vita artistica quasi esclusivamente con gli acquerelli: era una domenica di maggio del secolo scorso , il pittore non aveva trovato il soggetto giusto , mio padre dipingeva e Danilo ad un certo punto con fare sbrigativo prese una piccolo pezzo di compensato  e usando pochi colori raccolti da una tavolozza di mio padre " buttò giù " con pochissime pennellate un  capolavoro.

"L'ingresso dei Bagni Pejani "


Non era  e non è neppure firmato , per Lui era solo " una pulitura di pennelli ".

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Giacometti, l'Egiziano

Alla galleria Kunsthaus di Zurigo una interessante mostra dello scultore svizzero.

 

Leggi articolo in NERETTO

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FIORI  IN CASA GUIDI

 

  " fiore in giardino a Castiglioncello.Un miracolo che si rinnova ad ogni primavera ! "  


 foto  Mauro Guidi

 

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 Fiori a pastello su carta 35x50 pittore Guidi Gino

     A BERGAMO

"L'Accademia Carrara nel cuore della   città .

Dal Quattrocento all'Ottocento.Capolavori  a Palazzo della Ragione "

 

Dopo l’anteprima estiva e il rientro dei capolavori dalla mostra allestita a Losanna, l’Accademia Carrara si presenta ufficialmente con un nuovo allestimento a Palazzo della Ragione, in Bergamo Alta, che per due anni sarà la sede temporanea della Pinacoteca chiusa per lavori di restauro. La mostra "L’Accademia Carrara nelcuore della città. Dal Quattrocento all’Ottocento. Capolavori a Palazzo della Ragione" è stata curata da Maria Cristina Rodeschini, responsabile dell’Accademia Carrara e direttore di Gamec (Galleria d’arte moderna e contemporanea).

Si tratta di un nuovo allestimento che presenterà 18 capolavori dell’Accademia Carrara che a giugno avevano contribuito al grande successo della mostra "La peinture italienne. De la renaissance au XVII siecle. Tresors de L’Accademia Carrara de Bergame" (La pittura italiana. Dal Rinascimento al XVIII secolo. Tesori dell’Accademia Carrara di Bergamo) allestita fino allo scorso ottobre alla Fondazione de l’Hermitage di Losanna. Si potranno così ammirare Vir Dolorum (Imago Pietatis) di Lorenzo Monaco, Madonna dell’Umiltà di Benozzo Gozzoli,Madonna del latte di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone,Madonna col bambino di Cosmè Tura, Madonna col bambino di Carlo Crivelli, san Sebastiano di Raffaello Sanzio, Ritrattodi gentiluomo di Altobello Melone, Ritratto di gentiluomo ventinovenne di Giovanni Battista Moroni, Madonna col bambino in trono tra i santi Giovanni BattistaBernardo e un devoto di Ambrogio Bevilacqua,Madonna col bambino di Bartolomeo di Giovanni Corradini detto Fra’ Carnevale, Madonna col bambino tra i santiGiovanni Battista e Maria Maddalena di Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio, Nozze mistiche di santa Caterina e il committente Nicolò Bonghi di Lorenzo Lotto,Ritratto di gentiluomo di Marco Basaiti, Ritratto di Jacopo Tiraboschidi Carlo Ceresa, Ritratto di giovinetta con ventaglio di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, Il ridotto (interno con maschere veneziane) di Pietro Falca detto Pietro Longhi, Il canal Grande di Giovanni Antonio Canale detto il Canaletto, veduta di piazza sanMarco di Francesco Guardi.

Accanto a questi capolavori, anche una selezione di opere dalle raccolte dell’Accademia Carrara che, fino al 2010, saranno esposte nella Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione. La selezione si articola in sei percorsi a tema spaziando dal Quattrocento all’Ottocento : I gioielli del collezionismo, Il filo d’oro della pittura rinascimentale, Per la maggior gloria di Dio, I grandi maestri nella storia della città, Il quotidiano nella serenissima, L’Ottocento a Bergamo e la sua scuola.

 La mostra sarà aperta al pubblicodal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 17.30; il sabato e la domenica dalle 10 alle 18 (chiuso il lunedì).Sarà inoltre aperta venerdì 26dicembre (chiusa il 25 dicembre e il 1 gennaio).

Per informazioni: 035-399503; 035-399677 negli orari di apertura della mostra.

 

 

 

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La mostra di riproduzione storico-militare "Crimea 1854-1856"

si è svolta a gennaio 2009 nella sede del Ciscu

(Centro internazionale per lo studio delle Cerchia Urbane ) diLucca

 

 La mostra "Crimea 1854-1856; baionette sarde sotto le lontane mura di Sebastopoli presupposto militare e diplomatico all’Unità d’Italia" è stata realizzata dall’Associazione "La Condotta" di Firenze.

Si tratta di una riproduzione storica dell’evento militare costituita da pannelli e soldatini 54 mm che vuole essere uno spunto di riflessione all’avvio delle celebrazioni per il 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia, che si terranno nel 2011. L’esposizione rientra nelle attività del Ciscu relative al ciclo di conversazioni "Sotto la luna. Serate di chiacchiere a tema", curato dall’architetto Lorenza Caprotti ed organizzato dalCentro Internazionale per lo Studio delle Cerchia Urbane (Ciscu).

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 La letteratura raccontata tramite una collezione di libri

 

" La collezione "di Giampiero Mughini   e. Einaudi pp 282

 Mughini non è solo il goliardico ed irriverente super tifoso della Juventus è , prima di tutto , un uomo di cultura , scrittore e giornalista . Aggiungo io : amante del bello e dell'intrigante.

Perchè collezionare libri ed in particolare le prime edizioni di un libro stampato in piccola serie con i soldi raccattati tra i i genitori o gli amici dell'autore che diverrà magari un pilastro della letteratura mondiale  non è solo collezionismo. Si ntra nel feticismo culturale che predispone ad una visione , quasi mistica , della letteratura.


 CURIOSANDO  IN  RAI

 

Vi ricordate la famosa trasmissione radiofonica  "Chiamate Roma 3131 " ?

 Cavallina e Liguori  1974

Iniziò il 7 gennaio 1969 quindi ha compiuto da poco 40 anni !

Il tempo passa in fretta, alla conduzione di quella prima edizione su RadioUnoc'erano Gianni Boncompagni , Franco Moccagatta e Federica Taddei.

Fu un successo strepitoso , nessun testo , semplicemente i bravi conduttori improvvisavano con coloro che telefonavano per comunicare le loro gioie e quasi sempre  dolori. Nel 1972 il primo vero cambiamento , di orario prima di tutto , passando alla trasmissione pomeridiana, cambio inoltre  dei conduttori con il passaggio del " microfono " a Paolo Cavallina e Luca Liguori , ma anche dei temi proposti che si svilupparono maggiormente verso il sociale.

Altre modifiche nel 1976  con " Sala F" , una versione prettamente femminile con Angela Buttiglione e Anna Vinci ai microfoni ma anche una redazione tutta rosa , altre novità nel 1979 con Radioue 3131  condotta di notte da Ivano Balduini  , fino ad arrivare al 1995 quando  con l'edizione condotta da Marco Guzzi e Maurizio Ciampa  arriva davvero la parola fine per questa fortunata trasmissione

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AMORE, ARTE, PASSIONE

 

 

In mostra alla galleriaGemeentemuseum a L'Ajaquadri di pittori e pittrici che fecero coppia nella vita : Camille Claudel e Auguste Rodin , Hans Arp e Sophie Taeuber , Robert e Sonia Delaunay , Frida Kahio e Diego Rivera.

 

Fino al 1° giugno 2009



 

Artisti di

Casa  Guidi

e      non      solo ....

 

Lo scultore César e il pittore Guidi Guido a dieci anni dalla morte.

 

Dieci anni fa , nel 1998 , morirono due grandi artisti toscani : César Baldaccini e Guido Guidi .

César Baldaccini , scultore francese ,nasce a Marsiglia nel 1921, da genitori toscani che immigrarono in Francia, in cerca di lavoro. Studia alla Ecole des Beaux-Arts di Marsiglia dal 1935 al 1939 e in seguito alla Ecole des Beaux-Arts a Parigi. Stabilitosi definitivamente nel 1943 nella capitale francese, ha contatti con ambienti dell'avanguardia, però rifiuta tutte le impostazioni, per dedicarsi ad una ricerca basata sul rapporto libero con la natura e con i materiali, portandolo a realizzare , con rottami di ferro arrugginiti, usati, poveri e consunti uniti con la fiamma ossidrica, massicce sculture rappresentanti insetti e vari tipi di animali favolosi, ironici, con un curioso gusto dell'orrido. La sua prima importante mostra personale si tiene a Parigi, al Salon de Mai, nel 1955. Il successo è tale che tutte le opere in mostra vengono vendute in breve tempo, l’artista viene invitato a partecipare alla Biennale di Venezia del 1956 e nel 1957 vince il 1° premio di partecipazione straniera alla Biennale di Carrara, successivamente è alla biennale di Sao Paulo e a Documenta. Nel 1960 crea la sua prima di una lunga serie di "compressioni", che diventeranno la cifra stilistica del suo linguaggio artistico, ottenuta comprimendo rottami di auto fino a renderli dei pacchi compatti. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo dei Nouveaux Réalistes insieme a Arman, Yves Klein, MartialRaysse, Jean Tinguely, e altri.

 

 

 

 Per meglio comprendere l’arte di César riporto di seguito il suo pensiero espresso in una Conversazione raccolta da Jean-Luc Chalumeau, pubblicata in OPUS n° l20 luglio-agosto 1990, tradotto dal francese.

"Io non sono un intellettuale. Provengo da un ambiente popolare. Le prime sculture che ho visto, le ho trovate nei cimiteri. Sono di una famiglia d’origine toscana e se vi fossi rimasto, tra Carrara e Montecatini, penso che sarei diventato uno sbozzatore: l’aiuto di uno scultore. Avrei lavorato con Henri Moore forse. Oggi sono diventato scultore, non sbozzatore per altri, ma sono quand’anche un artigiano manuale. Il mio approccio all’arte avviene ad un livello istintivo. Ho fatto molta scuola, ma fondamentalmente sono un autodidatta assoluto.

Con la mia esperienza, la mia età - entro neimiei settanta anni - non voglio farmi illusioni. Quando si viene da dove vengo io, si resta per sempre senza il dubbio. Non posso dire che io detenga la verità. Io comprendo tutti, forse perché non sono stupido, comprendo gli intellettuali anche se mi danno di volta in volta dei complessi. Ma alla fine se hanno delle teste più grandi della mia è solo di fronte, non di profilo...

Quando si vede il mio lavoro, ci si rende conto che è puramente fisico, istintivo, ma vi è anche un uomo dietro, con un cervello. Poiché il mio cervello comunica con tutto il resto. E’ il tatto che mette tutta la meccanica dello scultore in movimento: è la materia che guida lo sviluppo dell’immaginazione. A me, una ragazza non mi eccita se non gli tocco il posteriore, se non tocco, non succede nulla. Ho una formazione accademica: ho appreso la tecnica degli antichi e sono il loro erede. Ma sono anche l’erede dei moderni, dei surrealisti in particolare. Uno scultore non arriva mai da solo.

Vi sono delle continuità artistiche che, generalmente, non sono viste di buon occhio dai responsabili delle grandi esposizioni internazionali, perché questi sono ossessionati da quelloche pensano gli americani. D’altra parte, non a caso, un’americana, Margit Rowell è stata commissario dell’esposizione del Beaubourg, Cos’è la scultura moderna. Passo sopra al fatto che César non è stato rappresentato che da una compressione, ma non passo sopra il fatto che degli immensi scultori sono stati scientemente eliminati dalla scultura moderna, come Germaine Richier per esempio. L’esposizione poteva essere interessante per conoscere quel che c’è nella testa dei grandi arbitri dell’arte, ma dallo stretto punto di vista della scultura, è stata una perfetta imbecillità. Amo molto Dan Flavin, ma quel che ha fatto non ha niente a che vedere con la scultura. Adoro un ragazzo come Jean-Pierre Raynaud, che ho d’altra parte personalmente contribuito a far conoscere al suo debutto, ma non ha mai preteso di essere uno scultore: il suo approccio è molto differente.

Quando vedo delle installazioni di Buren, io so che accade qualcosa, e la personalità dell’artista micolpisce, ma dal punto di vista della scultura, questo mi lascia perplesso. Io non dico quello che si dice spesso negli ambienti popolari: io saprei fare altrettanto! Poiché far fare delle colonne da delle imprese può sembrare facile, ma quel che conta in ogni caso è avere avuto l’idea.

Dopo tutto, anche Garnier aveva delle imprese per realizzare la sua Opéra e così Gaudi per la sua cattedrale. Dunque, se Buren non fa altro che disegni e schizzi, è in ogni caso lui l’autore delle grandi opere che portano il suo nome... Ma la scultura è un altra cosa. E’ il contatto di un uomo con una materia, e dico questo anche se qualcuno dovesse concludere che io sia un pompier . Giacometti ha fatto la stessascultura per tutta la sua vita, se si vuole, ma io dico che ricomincerebbe ogni volta. E ricominciare non è del tutto la stessa cosa che rifare. Giacometti, in tutta la sua vita, ricomincia, ed è nuovo ogni volta. Quanto a me, saldo il bronzo oggi, e questo mi eccita come quando saldavo il ferro. Vivo con il mio corpo, la mia sensibilità e la mia intelligenza, e tutto questo lo faccio corrispondere ad un bisogno. È veramente uno stile di vita, quello che faccio è concepito in funzione di una necessità.

A partire da questo, si può discutere per sapere che cosa è la scultura? Io non ne so nulla. Sosemplicemente stabilire delle differenze. Quando ho fatto le mie prime compressioni, non le ho chiamate sculture, le ho chiamate compressioni. E Arman, non ha mai detto delle sue accumulazioni che fossero nient’altro che delle accumulazioni. E Raynaud non ha parlato che di vasi a proposito dei suoi vasi, e lo stesso per Bernar Venet. a proposito delle sue linee. Ma attenzione! Non dico neppure che la scultura sia unicamente la statuaria. Ho imparato i trucchi della statuaria, ho imparato a disegnare, in breve ho acquisito una padronanza, e dopo, vivendo, siccome sono un uomo curioso, che viaggia e che visita le esposizioni, mi sono posto tutto un mucchio di domande.

Da dove veniamo noi, noi gli scultori contemporanei? Noi veniamo da Dada, da Duchamp, dai surrealisti. Nessuno ha mai inventato niente da solo: noi siamo gli eredi gli uni dagli altri. Ed io, nel mio piccolo dominio, quando mi sono appropriato della mia prima compressione, si aveva giustamente ragione ad assimilarlo ad un gesto dada. D’altra parte sono stato molto legato al movimento. Sono stato amico di Man Ray, di Max Ernst e deisurrealisti. Senza parlare di Giacometti di cui sono stato quasi vicino di pianerottolo. Ho visto spesso Mirò anche. Tutto questo, è la realtà della mia vita e questa ha plasmato la mia maniera di apprendere l’oggetto. Che non si venga a dirmi che gli altri sono vergini. Sono come me: vengono da là in una maniera o l’altra.

Tutto questo per dire che, anche nel momento delle compressioni e delle espansioni che apparivano come un linguaggio quantitativo, sono rimasto uno scultore. Le compressioni di César sono prima d’ogni cosa le compressioni di uno scultore che si chiama César. Sono un classico perché io intervengo, io dirigo durante il processo della compressione: non è del tutto un atteggiamento d’avanguardia.

Quelli che pretendono di andare più lontano non fanno in realtà più nulla. E’ verso il nulla che sono diretti. Io non vado più lontano; io resto in contatto con la materia e la controllo. Questo perché le compressioni sono vere opere di scultore, e io non vedo perché avrei dovuto astenermi dal fare delle compressioni. Arrivo ora dall’averne fatta una grande, a NÐ mes, per il museo di Bob Calle, e questa è stata mostrata in pubblico. Il sindaco e la popolazione erano là. Tutti erano contenti ed io anche. Colui che giudica che le sole mie compressioni degli anni 60 sono valide e che io non ho il diritto di farne oraè un imbecille, ecco tutto. Non ha compreso che l’arte è una questione di piacere e che io provo lo stesso piacere a realizzare ognuna delle mie opere. Per esempio, mi sono molto divertito a fare le mie variazioni sul tema del ritratto di Gustave Eiffel. Nei concettuali e minimalisti, non solo non c’è contatto con la materia, nessun lavoro e nessuna abilità, ma ci si scoccia anche. Non c’è né piacere né mestiere in loro, e questo si vede.

Ho visto lavorare Giacometti e Picasso. Essi accettavano la lotta con la materia, e dunque il rischio di fallire, e questo arrivava, e quando si faceva cilecca gettavano tutto via. I concettuali e i minimalisti, non possono fallire! Non sono che delle idee, eventualmente realizzate da altri. Giacometti e Picasso non avrebbero mai avuto l’idea di far realizzare una loro idea da parte di un altro: era assolutamente inconcepibile. Una scultura, fallita, tutti vedono che è fallita e che non lascerà traccia nella storia. Nei minimalisti, il problema è risolto, poiché è intrattabile: ma son pronto a scommettere che questi non sopravviveranno al passare del tempo.

Lo scultore ha bisogno di intervenire lui stesso nella materia. Per me, che sia il ferro, il marmo, la plastica o il bronzo - che tratto come il ferro in fonderia - è sempre lo stesso piacere di intervenire. Certamente non mi prendo né per Picasso né per Giacometti, e m’infastiderebbe prendermi per ungrande, perché questo m’impedirebbe di vivere."

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 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte è stata allestita a Parigi presso la Fondazione Cartier una grande mostra che sarà visitabile fino al 26 ottobre 2008..

 

Guido Guidi , pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".
Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

 Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.



 

 

 

 

 

 

pittore  Guidi  Gino


     Il pittore  Guidi Gino  al lavoro nel suo studio di Livorno 

Gino è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici. Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà". Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri . L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido. I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo. Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri . Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica. Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc. Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela. Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13. Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :
 
-Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana. Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…
 
Piero Caprile 
 
-.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…
 
Nivalco Provenzale
 
I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile. La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette. Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .
 
Guidi Mauro Livorno , 8 maggio 2007

 

 

 

 

pittore   Guidi  Guido

 

 

Fratello di Gino , Mario , Mariina e Santina Guidi. Lontano cugino di Bruno Guidi. Cognato del tenoreGallianoMasini
Guido è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva-espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fino da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e colori che istintivamente vengono fissate con facilità in disegni e dipinti ed una notevole abilità manuale.. Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere , apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone per la prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".
Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno lontano l'artista dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapida ed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincierà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 -Galleria La Pantera Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 -Galleria Il Nuovo Fanale -Genova , ecc).
Credo che poche persone possona affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

  

tenore  Galliano  Masini

                      

 Marito di Mariina Guidi , sorella di Guido ,Gino,Mario e Santina Guidi

 
Galliano Masini nasce a Livorno il 07 Febbraio 1896 da famiglia povera : è il terzo di quattro fratelli , è costretto a lasciare la scuola 8 anni per iniziare subito a lavorare. Entra prestissimo a fare parte dell’associazione corale " Costanza e Concordia " nata nel 1877 dalla fusione della corale Costanza e della corale Concordia , infatti nello stemma sono rappresentate due donne che si stringono la mano . Il primo direttore della corale e quindi il primo maestro di musica di Galliano Masini fu il maestro Oreste Carlini che inserì come primo concerto un coro intitolato " Il coro dei profughi " scritto , si dice , sui tavoli del caffè Folletto di p.zza Cavour a Livorno. Galliano Masini , corista , partecipa in quegli anni ad una esecuzione di Lodoletta e l’unica frase da lui cantata come solista viene notata positivamente dal pubblico e ascoltato poco dopo anche dal maestro Pietro Mascagni . Inizia lo studio della lirica con l’ex tenore Angelo Bendinelli , dopo poco però si trasferisce a Milano per studiare sotto la direzione del maestro Giovanni Laura spesato da Domenico Vignale Console della Compagnia Portuale di Livorno e trova impiego presso l’agenzia teatrale d’Ormeville e Tavernari come fattorino. Sposa in quegli anni Marina Guidi , prima di cinque fratelli Guidi fra i quali ricordiamo i pittori Guido Guidi e Gino Guidi ed il cugino Bruno Guidi anch’esso pittore. Nella notte di Natale , durante una suggestiva nevicata , insolita per Livorno , Galliano emozionato come lo sarà sempre nel cantare nella sua Livorno , debuttò nel mitico Teatro Goldoni con Tosca . Il padre Menotti , emozionatissimo non aveva avuto il coraggio di entrare in teatro ed aspettava l’esito del primo atto seduto in una osteria vicina al teatro Goldoni . Quando seppe del successo irruppe in teatro , ma la maschera sulla porta non conoscendolo ,gli negò l’ingresso . Menotti gli puntò l’indice e gli disse : " Deh , pallone gonfiato , se non mi fai entrare porto via il tenore ! è il mi’ figliolo:" In 5 anni è un successo molto rapido che porta il giovane tenore a calcare le scene di molti teatri italiani al fianco di interpreti femminili come Iva Pacetti e Giuseppina Cobelli , anch’esse alle prime armi ma che ben presto diverranno celebri ed il repertorio si allarga con Boheme, Madama Butterfly , La Traviata , l’Amico Fritz , Lucia di Lammermoor , Francesca da Rimini. Nel 1930 Galliano Masini parte alla conquista del palcoscenico mondiale effettuando la sua prima tournee nel sud-america insieme a Giuseppina Cobelli , Gilda Della Rizza , Carlo Galeffi , Tancredi Pasero , Titta Ruffo ed il 25 Maggio debutta al Teatro Colon di Buenos Ayres in Cavalleria Rusticana ottenendo un eccezionale successo di pubblico e di critica ( " Argentina" 26.5.1930). Questa consacrazione internazionale permette al giovane tenore nel Dicembre del 1930 di debuttare al Teatro dell’Opera di Roma in Lucia di Lammermoor , una collaborazione che durerà ininterrottamente fino all’ultima rappresentazione romana nel 1951 con Andrea Chenier . Nel 1932 c’è il debutto di Galliano nel Teatro alla Scala di Milano , l'università della lirica italiana, dove vi canterà nel 1933/34/36/40/43 , nel 1946 in estate sempre a Milano al palazzo dello Sport. Pochi conoscono l’attitudine al mecenatismo di Galliano Masini , la sua villa di Livorno è stata meta ambita di grandi artisti ma anche di poveri diavoli , artisti e sognatori che reclamavano un po’ di attenzione artistica e sostegno pratico. Anche Guido Guidi ,cognato di Galliano che aveva sposato la sorella Marina , lavora tra il 1927 ed il 1938 in esclusiva per il tenore che acquista tutti i quadri del pittore Nel 1934 reduce dalla terza tournee in Sud America trionfa in Cavalleria Rusticana a Vienna . Nel 35 canta Aida al regio di Parma poi nel 36 e 37 con Aida inaugura le due stagioni dell’arena di Verona. La voce di Masini fu eccezionale , chiara , limpida e cristallina con un timbro naturale che lo portava con facilità ad un do di petto da applausi scroscianti ma la cosa eccezionale è stata rappresentata dalla contemporanea dote naturale di interpretazione scenica che rendevano le opere delle vere storie mozzafiato dove il pubblico si immedesimava con l’interprete in un magica atmosfera di entusiasmo collettivo. In anni diversi e più volte canta al Gran Teatro del Liceo di Barcellona , all’Opera di Stato di Vienna , all’Opera del Cairo , all ‘Opera di Budapest , a Losanna , a Rio de Janeiro ,ed ogni volta Galliano Masini ha grandiosi successi sia di pubblico che di critica , siamo ormai in presenza di un artista che è noto in patria quanto nel resto del mondo. Ha in repertorio ormai 44 opere e nel 1955 si arricchirà ulteriormente inserendo Otello ,a 59 anni !! , due anni dopo il 28 giugno 1957 Galliano Masini lascia per sempre le scene con una esecuzione di Pagliacci nel Teatro Goldoni di Livorno dove 33 anni prima era iniziata la sua splendida carriera . Tutto sommato Galliano sembra lasciare l’opera ancora giovane , a soli 61 anni , ma va sottolineato che l’età anagrafica di mezzo secolo fa non corrisponde alla stessa età biologica attuale , che Galliano soffriva da sempre di bronchite cronica che lo aveva spesso afflitto anche psicologicamente per tutta la carriera , che un tipo di interpretazione canora così generosa richiedeva il meglio delle condizioni fisiche. Si ritira nella sua villa di Livorno dove è morto il 15 febbraio 1986 all’età di 91 anni , dopo avere festeggiato una settimana prima nel ristorante storico " La Barcarola " di Livorno il proprio 91 ° compleanno impreziosito da un "do di petto" dopo il brindisi augurale.

Il busto di Galliano Masini "...mi raccomando

fatelo alto perchè i cani mi pisciano addosso...)

nel parco Galliano Masini a Livorno


baritono    Sergio Masini

 

Sergio Masini unico figlio del tenore Galliano Masini e Mariina Guidi artista per nascita , mentalità ed esperienza di vita ha studiato per anni canto , prima come tenore , dopo con il procedere dell’età come baritono.

Nel suo palmares , non certo paragonabile a quello dell’illustre padre , ci sono solo alcune tournées in Cecoslovacchia e concerti in Italia anche se vale la pena ricordare anche gli anni che ha dedicato alla pittura ( di buon livello alcune composizioni floreali ) sia come pittore che come commerciante , avendo seguito l’attività dei due zii Guido e Gino Guidi. In pratica Sergio si è trovato per tutta la vita tra due fuochi : dalla parte paterna dei Masini con una spinta esclusivamente emulativa verso il palcoscenico , dalla parte materna dei Guidi verso il cavalletto essendo lui e solo lui l’anello di congiunzione tra due mondi forti dell’arte. Forse anche troppo forti !

Con gli iniziali studi avrebbe voluto seguire le orme paterne , ma trovando alcune difficoltà nel proprio temperamento eccessivamente timido e riservato , dopo alcuni anni ,anche su suggerimento dell’amico Luciano Virgili , si dedicò a concerti con canzoni non operistiche , ma trovò le migliori soddisfazioni affrontando i timbri .

 

                Sergio  Masini -Gino Guidi /nipote - zio/baritono-pittore

 

Il pittore Guidi Gino : per lui un ritratto era solo un gesto d’amore.

 Per questo sono proprio pochi i ritratti fatti da Gino Guidi , con tecniche diverse :dal disegno a matita , al disegno acquerellato  e all’olio su tavola . In ogni ritratto , pochi segni hanno cristallizzato per sempre non una espressione ma la personalità del personaggio , il riassunto dei sentimenti. Chi si rivede nel ritratto ha un sussulto provocato dal riaffiorare dello stato d’animo di quell’epoca ; se l’osservatore conosce o ha conosciuto anche solo un po’ il personaggio ritratto

ne ricorda alcuni atteggiamenti tipici .

 

 
olio su tavola 30x50  " Orestino "
 "
 olio su tavola 30x50 " Iolanda "                                            

 

Ricordo un autoritratto che mio padre si fece allo specchio , era estremamente somigliante a tal punto che però io, bambino , mi intimorivo osservandolo : vedevo perfino muovere gli occhi !

 


                                                                                   olio su tavola  33x37  " Mauro"
                                                                                   


 

 disegno a matita su carta  20x20  " i fidanzatini "

"                        
 

Mia figlia Silvia gli chiese più volte di farle un ritratto , ma il nonno Gino non accettò mai. Dopo la morte dell’amatissima moglie per lui i gesti d’amore erano diventati troppo difficili.

 

                      disegno su carta acquerellato  21x33  " Mauro "  1956


MAURO    GUIDI : una biografia a modo mio


Figli si nasce , mio padre  il pittore Gino Guidi , mia madre Jolanda Terramocci . Nipoti si diventa : miei  zii il pittore Guido Guidi ,  il tenore Galliano Masini ,  il collezionista Alberto Terramocci  . Dopo anche cugini : più vicini come la pittrice Anna Maria Riccardi  , mio cugino il baritono Sergio Masini  o più lontani come il pittore  Bruno Guidi.

Sono nato bene , artisticamente parlando : mio padre ancora prima di dedicarsi alla pittura  si è cimentato con la musica suonando il pianoforte ed il violino  e mia madre da giovane aveva velleità di cantante lirica  studiando presso il maestro Lattes. Chi ha frequentato  casa Guidi in epoche passate ricorderà che spesso i lauti pranzi  delle festività solenni  potevano finire con mio padre al pianoforte che accompagnava i gorgheggi di mia madre  ed i tentativi di do di petto di  mio cugino  Sergio ( figlio del celebre Galliano Masini ).

L'ambientazione non era da poco , la sala non troppo grande  era arredata però con particolari mobili  fatti con pregiate  radici di piante brasiliane  e  arricchiti con superfici a specchio bianche e nere , creazioni esclusive di un famoso architetto brasiliano degli anni '30 che mio zio Galliano aveva conosciuto durante una delle sue tournée a Rio  de Janeiro. Perchè questo salone prima di finire in casa Guidi  era stato per molti anni nella bellissima sala della villa Masini di viale Risorgimento a Livorno ed aveva  ospitato ,oltretutto, sulle accoglienti  poltrone ricoperte di raso rosso   celebri posteriori , non ultimo quello di Mascagni.


                               Jolanda sulla poltrona di Mascagni - pittore Guidi Gino -      olio su tavola

 

Al muro erano appesi ovviamente molti quadri ma per dimensioni  campeggiava un grande ritratto di mio zio Galliano  in abiti di scena  della Cavalleria Rusticana con la bella  soprano Giuseppina  Cobelli.

 

 

Cafiero Filippelli  - Olio su Tela cm.142x195  del 1932  " Cavalleria Rusticana " 

 

Immaginate quindi l'atmosfera ed i dialoghi  che  io bambino ascoltavo  in quegli anni e che hanno  formatola mia sensibilità artistica . Per una questione di DNA  questa ha trovato la sua espressione anche nel campo pratico della scienza e degli affari. Ho studiato come è ovvio pianoforte  , ho provato a cantare e suonare in  " complessi " così di moda negli anni '60  ma  poi ho deciso di continuare la mia vita dedicandomi allo studio della biologia  e ad attività imprenditoriali connesse con questa disciplina. Ma  l'altro 50% del mio DNA  ha sempre reclamato un suo spazio riempito con  poesie , scritti vari nel campo giornalistico e  vignette ... poco colorate.

 


Primavere alle Badie 

Corre  Argo

      tra    le   acacie   in   verde ,

       il ponente stimolante

        porta      sentori       briosi.


  La  primavera

       nel   bosco  del   Niccolini

  è  il riassunto

      delle   nostre     stagioni

 Mauro Guidi

1° aprile 1990

 

UN  AMICO  DI FAMIGLIA   :

 

il prof. Fabio  Bertini

 

Fabio Bertini è prima di tutto Fabio , un amico della pubertà, un vate della poesia giovanile che forma lo spirito adolescenziale predisponendolo alla acuta sensibilità che potrà , in epoche successive ,trovare i giusti approdi.

Ricordo e conservo gelosamente alcuni suoi pensieri tradotti in poesie raccolte in un libretto intitolato " La cittadella dei bottoni " ( poesie dal 1963 al 1969) dove, tra l’altro , pochi versi ( La noia in giardino ) immortalano il desiderio di analizzare fino in fondo il proprio io partendo dal semplice contesto ambientale, il minuscolo giardino di Casa Guidi.

Oggi  è un  professore universitario , uno studioso di storia di livello internazionale che mi ha inviato, in seguito ad una mia sollecitazione , uno scritto che vado a pubblicare con gioia  nella pagina dedicata agli artisti di Casa Guidi.

 

Perché lui ne ha diritto ed è per me un grande onore.

                     Mauro Guidi

 

Dedicato a Ugo Canessa che mi chiese una "memoria" livornese.

 

Nell’affollarsi di memorie di una carriera scolastica talmente lontana da appartenere a decenni fa, i primi spezzoni si svolgono lungo la via che portava dal Voltone al Fosso del Mercato, alle Benci. Le Benci riemergono più attraverso le cose che attraverso le persone. Le maestre e i maestri sono figure sfumate, per l’averne cambiati diversi, salvo qualche immagine persistente, il direttore Corsi, elegante con baffi che richiamavano quelli di mio padre,  ma un po’distante, il maestro Orsini, di quinta, che metteva un po’ soggezione. Restano di più a mente le cose, il grande ingresso, dove ricordo ammucchiati i sacchi della roba che portammo per l’alluvione del Polesine, e dove vedemmo una proiezione di Cielo sulla palude, di Genina, proiettato a noi forse perché percepissimo elementi di una moralità di cui non poteva che sfuggirci il senso. E ancora il vaccino contro la tubercolosi, in una stanzetta che non saprei certamente ritrovare della scuola, un pennino dell’antitubercolare graffiante la spalla, e la gita, in una mattina di sole, verso il viale Italia, per la festa degli alberi, in fila, con altre scolaresche, a piantare qualcosa (un seme? un alberello?), senza comprendere il senso di quell’operazione.

Per capire di più, dovevo andare oltre quella scuola, e raggiungere le Marradi, la scuola media di cui mi colpiva l’immagine di quel partigiano, di quei nomi, della scritta "Salvaste l’Italia, non morrete mai". Era più facile cominciare a capire e ricordare, questa volta, più le persone che le cose, ricordare Marta Bassano, quella piccola, impettita, rigorosa, sferzante e incalzante, carissima, indimenticabile professoressa di Lettere. Incalzante sul latino, sui verbi, sulla grammatica, sul gusto delle etimologie, sul perché di ogni cosa e sul senso dell’impegno come una vestale del dovere, ma di un dovere pieno di senso. Proiettata a creare in noi, poveri di sostanze e di cultura, l’idea che lottando con noi stessi per sapere, per riuscire a dominare la lingua, a scrivere e a lavorare di cervello, compivamo insieme un dovere e un diritto.

E che questo fosse il suo intento, allora, si poteva capirlo subito, perché ogni lettura, le poesie imparate a memoria, i grandi poemi, spiegati puntigliosamente e con grande chiarezza, erano esercizi di vita e di temperamento alla vita. Come se vivere la quotidianità della scuola, con lei, fosse continuo inerpicarsi. Così, la battaglia epica tra Achille ed Ettore, il conflitto di Ulisse con Polifemo, era lo scontro di idealità e consapevolezza delle possibilità umane, e la cultura classica presentimento e discussione dei valori con cui ci saremmo dovuti misurare. Ebrea e italiana, orgogliosa di entrambe le cose, portava dentro un senso forte della tolleranza che esprimeva simbolicamente e direttamente, nella percezione drammatica della storia che si faceva presente e motivo di dialogo, nel suo rispetto per le cose di tutte le culture religiose. Non potevamo saperlo, ma portava dentro la grande lezione della cultura livornese.

Per questo ci mandò a raccogliere e tradurre lapidi ai cimiteri sulla via della Rosa, perché facessimo esercitazione di latino e intanto cogliessimo il senso di quei messaggi affidati al compianto. Per questo ci mandò a vivere la festa del 2 novembre alle tombe garibaldine dei Lupi, perché ci innamorassimo del Risorgimento. Per questo volle che imparassimo a mente l’Inno di Mameli e lo sapessimo interpretare drammaticamente senza concedere spazio ai risolini ed alla voglia di scherzare anche su quello che non ci mancava certo. Per questo faceva sì che fosse tanto difficile sottrarsi a quel continuo lavoro che ci proponeva, insieme a lei o a casa, e nell’osservazione della città.

Per questo ci dette una grande lezione di coraggio che, in lei, cultrice delle lettere classiche, rivelava la grande partecipazione al presente che costituiva la lezione più preziosa.

Accadde quando la cagnetta Laika volò nello spazio, primo essere vivente che travalicasse l’atmosfera, su uno Sputnik. Quella donna bassa, nel suo grembiule nero, che i più alti di noi stavano scavalcando, venne a scuola con una foto di Laika, ricavata – penso – da un giornale e incorniciata. L’affisse al muro e ci spiegò perché lo faceva, persuasa che in quell’occasione si stesse svolgendo una grande svolta della storia.

Tornando la mattina dopo scoprì che la foto non c’era più e seppe che l’aveva fatta togliere il preside, Lorenzo Conti, preoccupato che si potesse cogliere in quell’affissione un gesto politico. Ma non era così, era un gesto di fiducia nella scienza e nell’umanità ed era soprattutto, per Marta Bassano, un gesto di coinvolgimento e di riflessione su cui far misurare i suoi allievi. Su questo avvenne lo scontro tra quei due, il Preside e la Professoressa, ma non nel chiuso della Presidenza. Avvenne davanti a noi, perché, per la Professoressa di Italiano e Latino, non c’era altra sede per confrontarsi. Da una parte Lei, irremovibile e impettita, dall’altra lui, altrettanto bassino, sudato, che cercava di spiegare e spiegare, con crescente difficoltà.

Vinse naturalmente lei, che mantenne il quadretto attaccato e che aveva ancora volta fatto lezione. Questa volta, non tra passato e presente, ma tra presente e futuro. Quello che aveva teorizzato tante volte, parlando di coraggio civile e di dovere, l’aveva dimostrato ancora una volta ed era una lezione indimenticabile.

 

Fabio Bertini


 

 

 

pittore  Guidi  Bruno

 

                                                    

 

                                                        Fonte : Arte Italiana per il Mondo Ed. CELIT
 
Lontano cugino di Gino, Guido, Mario , Mariina e Santina Guidi.
 
Fino da giovane ha cercato l'espressione artistica , prima di tutto guardando il modello più in vista : il tenore Galliano Masini . Studia canto , si prepara , cerca una audizione dal celebre tenore , ma ( testimone mio nonno materno Oreste Terramicci ) ahimè , disastroso fu il giudizio.
Dopo un attento ascolto : "......mangiateli di torta !! " fu l'impietoso verdetto , espresso in dialetto livornese ma con tonalità davvero tenorile.
 
Il povero Bruno fuggì a gambe levate , ma dopo qualche mese di assenza da casa Guidi , una sera fredda e tempestosa riapparve sull'uscio di via Don Bosco a Livorno , tutto bagnato con due quadri ancora freschi ed odorosi di trementina. Erano le prime prove della sua nuova forma espressiva che voleva sottoporre al giudizio di mio padre , già pittore esperto.
Anch'io fui testimone diretto di questo , finalmente favorevole giudizio , consapevole però della mitezza del carattere del babbo e della conseguente dolcezza dei suoi giudizi.
Una carriera era iniziata.
 
Mauro Guidi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mostra  permanente del pittore 
Guidi  Gino
 

1975 -Frutta con cocomero-olio tavola -cm.20x3Collezione GuidiMarisa 

 

  1954-Ritratto -olio su tavola cm.36x33 Collezione Guidi Mauro 1988 -Vaso di fiori -olio su tavola cm.50x35 Collezione Guidi Mauro

 

1968- Paesaggio -olio su tela cm.20x40 Collezione Guidi Marisa

 

 

 

 

1984- Natura morta -olio su tavola cm.35x50 Collezione Guidi Mauro 1988- Paese toscano -olio su tavola cm.10x15 Collezione Guidi Mauro

 

 

1975- Vaso di fiori -olio su tela cm.60x30 Collezione Guidi Mauro 1994- Paesaggio con ponticello -olio su tavola cm.16x22

                                                              CollezioneGuidi Mauro

 

 

1989- Paesaggio toscano - olio su tavola cm.20x30 Collezione Guidi Mauro

 

1993 - Terrazza Mascagni -olio su tela cm.30x40 Collezione Guidi Mauro

 

 

 

 1978-Cesta di fiori -olio su tela cm.35x50 Collezione Guidi Mauro 1979- Vaso di fiori -olio su tavola cm.35x50 Collezione Guidi Mauro

1972- Navi Scuola A.Vespucci e C.Colombo olio su tela cm.60x120 -Collezione Guidi Mauro

 

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foto  Mauro Guidi

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Pittore  Barghigiani Danilo : fedele compagno sul vero di Guidi Gino

 

 
Nel secolo scorso i pittori amavano dipingere " sul vero ".
In gergo pittorico questo significa prendere cassetta e cavalletto ed andare a" zonzo " alla ricerca di un " soggetto " che stimoli la creatività.
Ricordo che i due pittori , partivano alla domenica di buon mattino , con le rispettive biciclette stracolme delle " armi del mestiere " , merende comprese e rispettivi figli , sulla canna.
Il vagabondare per irti colli e prode assolate , certe volte rincorsi da ringhiosi cani di podere , creava un crescendo adrenalinico che alla fine si tramutava in merende voraci e " pennellate sentite ".
 
 
 
Il rito era sempre lo stesso , ricerca spasmodica dell'inquadratura più solleticante , quindi via a montare cavalletto , mini seggiolino pieghevole , tavolezza odorosa di colori appena " munti " e recipenti metallici ( che meraviglia !!) riempiti di essenza di trementina.

Per Danilo Barghigiani però le cose non andavano esattamente così : Lui era un acquarellista ( forse il migliore del '900 ) ed i materiali preparati erano diversi ; cartoncino stemperato di acqua pura , recipenti colmi di acqua per risciacqui vari dei pennelli morbidi ed una cassettina con i colori di stampo fiabesco.
Ma una cosa era sempre uguale : si poneva ogni volta dietro le spalle di mio padre .
Un giorno lo dipinse addirittura !! Era una domenica di un radioso maggio del 1956 .
Ora ho capito . Per Danilo Barghigiani , la figura di mio padre che dipingeva , era sempre parte integrante dell'armonia pittorica del soggetto prescelto.
 
Per questo a pieno titolo appartiene a Casa Guidi
 
Mauro & basta
 
 
 
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Quel  giorno che mio padre Guidi Gino conobbe  il pittore Giovanni Bartolena

 

 

Giovanni Bartolena Marina a Castiglioncello (1925-1930) olio su tavola, cm 26x37,8

L’incontro avvenne per merito di Jolanda Terramocci , la fidanzata , futura moglie che abitava in via Marradi ( angolo via Cambini ) al 2° piano di un edificio centrato da una bomba e raso al suolo durante un bombardamento del ’43. Fortunatamente quel giorno in casa c’era solo il cane Pallino ! Dalla finestra di questo appartamento vedeva un ‘ bugigattolo’ ( piccolo locale sottotetto con finestrina ) dal quale spesso scorgeva un braccio che lanciava sui tetti del liquido per svuotare un piccolo recipiente. Il gesto incuriosì Jolanda che lo riferì a Gino , il quale provenendo da una famiglia di pittori , intuì rapidamente che lì doveva abitarci un pittore che semplicemente svuotava il recipiente con la trementina. La curiosità spinse Gino e Jolanda a capire chi fosse il vicino artista e ben presto fu individuato : era Giovanni Bartolena già anziano e malandato . La vicenda che sto narrando si svolse nel 1936 , quindi Giovanni Bartolena ( nato a Livorno nel 1866 ) aveva 70 anni e la sua salute era già molto malferma tanto che pochi anni dopo , nel 1942 , morì praticamente da solo e nel completo anonimato presso l’ospedale civile. Mio padre Gino Guidi aveva individuato lo studio di Giovanni Bartolena ed un giorno , pur sapendo della ritrosia dell’artista ad incontrare persone ,si fece coraggio e bussò al suo studio. Venne ad aprire un vecchio macilento con un grande cappello in testa , toscano spento in bocca e calosce ai piedi ( era estate !!). Una confusione tremenda , un’aria irrespirabile in quel sottotetto saturo di odori di colori ed acquaragia , un grande cavalletto con un’opera in allestimento , tante altre tavole dipinte accatastate casualmente ai muri perimetrali , una brandina , un lavabo ed un braciere. Non conosco il contenuto del colloquio , per certo fatto di poche parole e tanti gesti culminati con l’acquisto da parte di mio padre di due quadri ( un paesaggio toscano con un carro trainato da due buoi bianchi ed una natura morta con datteri ) che molti anni dopo furono sacrificati in mio nome per l’acquisto della mia prima cinquecento ! ( auto Fiat 500) Cenni biografici di Giovanni Bartolena ( 1866-1942) Natura morta 1927 olio su tavola cm.39x41 Nato a Livorno, Giovanni Bartolena ebbe da giovanissimo come maestro lo zio Cesare, autore di quadri di battaglie e ritratti. Nel 1886 si trasferì a Firenze, con l'intento di proseguire la sua formazione alla Scuola Libera del Nudo, sotto la guida di Giovanni Fattori, ma il proposito ebbe breve durata .Esordì al pubblico solo nel 1892, alla Promotrice di Torino; nello stesso periodo strinse amicizia con Signorini, Lega ed altri frequentatori del Caffè Michelangelo di Firenze. Michele Gordigiani 1858 Ritratto di Cesare Bartolena olio su tela cm.83,5x64 Negli anni successivi cercò di dipingere con maggiore impegno ed assiduità per trovare il necessario sostentamento e nel 1898 si trasferì a Marsiglia ma, dopo sei mesi decise di tornare in Italia. Si stabilì prima a Lucca, poi a Firenze, dove rimase fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1915 andò in Versilia, a Fossa dell'Abate, ospite dell'amico Plinio Nomellini; nel 1917 Paolo Fabbrini, direttore del Corriere di Livorno, diventò suo mecenate consentendogli, per circa tre anni, condizioni di vita migliori. Giavanni Bartolena 1925/30 - Autoritratto olio su tavola cm. 50x43 Nel 1919 ritornò a Livorno , continuando a lavorare con poca fortuna economica ma nel 1925 avvenne un nuovo incontro , con il mercante di tessuti livornese Luciano Cassuto, che divenne suo mecenate. Fu lo stesso Cassuto ad organizzare la prima personale dell'artista, allestita alla Galleria L'Esame di Milano tra dicembre 1926 e gennaio 1927 e accolta favorevolmente dalla critica, in particolare da Carlo Carrà, che ne scrisse la recensione sulle colonne de L'Ambrosiano. Nel medesimo anno Bartolena espose anche a Bottega d'Arte a Livorno e al Circolo di Cultura di Bologna. Nel 1929, però si separò da Cassuto, pur continuando ad esporre: nel 1930 alla Biennale di Venezia, l'anno successivo alla Quadriennale romana. I pochi anni che gli restano da vivere sono avari di grandi soddisfazioni anche se comincia a vendere qualche quadro ed il suo nome comincia ad acquistare una certa notorietà . Morirà in grande solitudine all’ospedale civile di Livorno.

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Il pittore Angelo Sirio Pellegrini ( 1908-1997 ) e il pittore  Guidi Gino : un giorno si scambiarono una promessa.

Il pittore Guidi Gino era un isolato , pittoricamente parlando . Eccessivamente riservato o " timido " come si auto definiva non amava confrontarsi con i suoi colleghi , penso soffrisse di una forma di " nichilismo artistico " sviluppatosi fino da quando , giovanissimo , vivendo in famiglia con il fratello maggiore Guido ,già pittore conclamato, non volesse mettersi con lui in competizione.

Questa rinuncia lo ha portato per tutta la vita ad autoescludersi , come se la sua arte potesse in qualche modo " stonare " in una famiglia dove già altri avevano intrapreso quella via e l’ambiente pittorico livornese non lo ha certo aiutato a rimuovere questa ossessione . Ogni volta che esponeva una sua opera era inevitabile il paragone con il più famoso fratello. Paragone che era per lui sempre una pugnalata nell’anima , sia che fosse a lui favorevole o sfavorevole. Perché lui era prima di tutto il più grande estimatore di Guido.

Una delle sue poche frequentazioni artistiche che ricordo, sono state al Circolo Culturale Antonio Amato in via Michon a Livorno dove ebbe modo di conoscere e tessere una amicizia con il pittore Angelo Sirio Pellegrini , anche lui persona riservata .

 

                                                                  olio su cartone telato 30x40 A.SirioPellegrini

Pellegrini ( 1908-1997 )esordì ancora giovane nel mondo pittorico con una personale datata 1936 a Bottega d’Arte a Livorno , ma è il 1948 l’anno fatidico con la sua personale adesione al movimento d’avanguardia Eaismo . Lui stesso ,insieme al pittore Voltolino Fontani, al poeta Guido Favati , al poeta-pittore Marcello Landi e al pittore Aldo Neri fondarono questo movimento ispirato dalla fissione dell’atomo ( Era Atomica-ismo)che si proponeva di inserire in ogni singolo dipinto ed in ogni singola poesia la scomposizione della materia ed altresì la contemporanea presenza dell'uomo.

Mio padre mi riferì anche di una sua visita allo studio di Pellegrini dove si intrecciarono discussioni sulla pittura ; certo uno scambio di idee tra sordi , ciascuno di loro aveva giustamente un proprio ideale pittorico che stava stretto all’altro. In sintesi Sirio cercava ispirazione nel futuribile mentre Gino ripensava al vecchio per ridimensionare il nuovo. : comunque sia scoccava la scintilla che dava forma a belle creazioni reciprocamente apprezzate.

La visita si concluse con l’impegno di scambiarsi un quadro.

 

 

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 pittrice  Riccardi  Anna Maria  :  nipote dei  pittori Guido e Gino Guidi

 

figlia di Santina Guidi , sorella di Guidi Gino , Guidi Mario, Guidi Guido , Mariina Guidi.

 

Nacque a Livorno ( ) e qui morì . Frequentò la Scuola Comunale d'Arte Libera di Livorno , non in giovane età , ma in un momento in cui ci si guarda dentro , si osserva chi ci circonda e si trova il coraggio di imboccare nuove strade . Anna Maria , ragazza schiva e riservata ,con il cuore colmo di affetti ed amori inespressi divenne pittrice come approdo spontaneo di porti già frequentati dagli zii , già pittori conosciuti e dal cugino Sergio Masini , anche lui portato in quel periodo alle prime esperienze pittoriche, ma anche commerciante di quadri. Partecipò a mostre collettive nazionali di notevole importanza : nel 1965 Premio annuale di Pittura Figurativa " Romolo Monti " ; 1968 Collettiva di Pittori livornesi Galleria d'Arte " La Labronica 2 ; 1970 IV Mostra Asta di pittura a favore del Comitato Pro Croce d'Oro tenutasi a palazzo Pretrorio ( PO). Citata nella rassegna mensile " Nuovi Orizzonti " e nella Enciclopedia Universale S.E.D.A. della Pittura Moderna. Sue opere si trovano a Milano , Piacenza , Genova, Pistoia e Roma. A pieno titolo si trova in Casa Guidi.

Mauro & basta

 

 

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 Alberto Terramocci  : cognato del pittore Guidi Gino

 

 

 

 

Fratello di Jolanda Terramocci , moglie del pittore Guidi Gino.

Operaio del Cantiere Navale Orlando di Livorno con orgoglio di classe , ma animo da vero poeta naif.
Ha espresso il proprio sentimento artistico e grande vocazione culturale dedicandosi alla scultura ( bassorilievi ottenuti per pressofusioni - ricordo una bella testa di Cristo ) , alla pittura ( è stato allievo di Guido Guidi ) e più che altro raccogliendo una accurata documentazione fotografica antica di Livorno che ha permesso la realizzazione di molte mostre fotografiche e un monumentale libro " Livorno " di U.Pelosini e A. Marchiori edito da Grafiche Favillini.
Amava la natura ed il rapporto con persone semplici che invitava nel proprio orto-giardino nei caldi pomeriggi d'estate . Sotto un mastodontico fico , intorno ad un enorme tavolo , amava riunire personaggi popolari della vecchia Livorno per stupende " datterate " innafiate da storiche bevute di bianchi briosi che stimolavano canti e stornelli i cui contenuti ( irripetibili ) riportavano ad una semplice saggezza domestica condita di una grande filosofia .
In gioventù era stato uno sportivo praticante dell'antico gioco del " bracciale " e del " tamburello " diventando in età matura apprezzato arbitro nazionale.
Titoli dinastici e meriti personali : a pieno titolo sei in CASA GUIDI !
Ciao zio.
 
Mauro & basta


Mia Madre : Terramocci Jolanda ( 19.01.1918-28.05.1981)

Accanto ad un grande c’è sempre qualcuno ancora più grande. Vicino a tanti grandi………c’era Terramocci Jolanda , mia madre , moglie di Guidi Gino , cognata di Guido Guidi, Galliano Masini, Mariina Guidi, Santina Guidi e così via . Uno dei piedistalli di Casa Guidi , punto di riferimento di tutti per tutto o per niente. Vicina prima di tutto ai genitori di Gino , quindi formidabile trait d’union tra la famiglia Masini ed i Guidi , donna dotata di grande sensibilità artistica e vigore pratico così da infondere entusiasmo e certezze in soggetti predisposti alla contemplazione introspettiva ma poco inclini alla operatività pratica ed efficiente. Parrucchiera del primo dopoguerra per vocazione laica ( le sue pettinature erano terapie riabilitative ) intratteneva le clienti come in confessionale , quando io, ancora bambino, vedevo uscire signore con chiome fluenti , spesso tra i singhiozzi di un ricordo con troppa enfasi esternato o con larghi sorrisi frutto di certezze positive riacquistate. Tutti i familiari trovavano in lei parole buone e suggerimenti semplici ed efficaci per le loro quotidiane conquiste artistiche : hanno avuto le prime piccole e grandi conferme Gino ,Guido , Bruno , Sergio Masini oltre ad un travaso di ottimismo esuberante per tutti gli altri parenti vicini e lontani che periodicamente la venivano a trovare. Oggi capisco che l’equilibrio armonico che permetteva a mio padre Gino la creazione di stupendi capolavori nasceva dalla sua quotidianità vissuta e partecipata con gli stimoli attivi che provenivano con vigore da Jolanda ed oggi sono bene visibili in molte sue opere . Ma gli esempi potrebbero andare avanti con le mattutine colazioni offerte alla cognata Santina che solo a lei esternava la sua sensibilità sacro-religiosa o come il significativo gesto del cognato Guido che gli ha dedicato l’unico ritratto da lui fatto nella sua lunghissima carriera artistica.

 

 

Mia madre - Guidi Guido XIV Matita su foglio di carta cm.45x54

 

 

 

 

 

 

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Tellini  Bruno  : campione di canottaggio

 

                                             Da ' IL TIRRENO ' Gennaio 1995

Suocero di Guidi Mauro
Uomo di sport , nasce a Livorno il 25.02.1916 da Ernesto Tellini e Fosca Stolfi , cresce a Rosignano Solvay dove mette in evidenza fino dalla giovane età la sua predisposizione allo sport, praticando pallacanestro , tennis , nuoto , ma soprattutto canottaggio, raggiungendo nel 1935 l'alloro tricolore.
Fu vice presidente per 19 anni della società calcistica Solvay ( Gruppo Sportivo Solvay) che sotto la sua gestione raggiunse la serie C , mentre il settore giovanile colse nel 1961 l'ambito premio di campione italiano under 16 .
Bruno Tellini , uomo di sport , giusto e carismatico , ha lasciato nella bacheca della società coppe,ambiti trofei e stimolanti ricordi mentre nella famiglia è rimasto un grande rimpianto per l'immatura scomparsa avvenuta il 02.07.1965 stemperato solo in parte da due figlie sportive( Adriana insegnante ISEF di Ed.Fisica ) che portano avanti con orgoglio la sua tempra indelebile.
 
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 Tellini Adriana :figlia di Bruno Tellini e Bruna Pellegrini  e  mia moglie 
 
 Sportiva quanto basta per avere fatto  l'ISEF ( Istituto Superiore di Educazione Fisica ) di Firenze ,la docente di Educazione Fisica ,la tennista e allenatrice di tennis ,l' allenatrice di squadre di calcio femminile , l'allenatrice di squadre di atletica , ecc. ed artista quanto basta  per avere una dota naturale che la mette spontaneamente in condizione di porre la materia nella giusta posizione . Un discorso forse troppo difficile e tecnico per dire semplicemente che se dispone dei fiori in un vaso , se pone la matita su un pezzo di carta o se manipola della creta con le mani ,le forme e gli spazi della materia acquistano ordine ed armonia.
Qualche esempio :
 

                                                 Disegno su carta del 1976
 
 
 
 

composizione floreale del 2008

            
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Bulichelli  Gabriele : un campione maratoneta.
 
 nipote  di    Tellini Bruno ,Adriana Tellini e Guidi Mauro
 
 
Architetto di successo ed atleta di valore. 
 
Grande volontà ed impegno lo hanno portato ad acquisire una forma smagliante frutto di lunghi ed intensi allenamenti.
 
Il risultato:
 
oggi domenica 2 novembre 2008  Gabriele  con il n° di gara 43983  ha partecipato alla 39ma edizione della Maratona di New York classificandosi  al 10716 ° posto della classifica  uomini con il tempo  3 h 43' 32''.
 
Il primo classificato , il brasiliano Marilson Gomes dos Santos , ha vinto con il tempo di 2h 8'43''. 
 
 
 
 
                    

 
 
 
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 Il cantante  Luciano Virgili : un amico di Galliano Masini
 
E' stato un grande cantante , un tenore mancato che aveva iniziato a studiare canto lirico su suggerimento dell'amico tenore Galliano Masini ,ma forse , accorgendosi ben presto di non potere raggiungere i livelli dell'amico-guida , decise di dedicarsi alla musica leggera raggiungendo velocemente grande popolarità.
Nacqua a Livorno ( pardon lui avrebbe detto all'Ardenza )il 25 gennaio del 1922 e morì a Prato il 18 marzo 1986 , ma in realtà la sua intensa carriera era terminata nei primi anni '70 a causa di un grave esaurimento nervoso.
Forse più apprezzato all'estero che in Italia , Virgili dal 1962 calcò le scene internazionali impegnandosi in lunghe tournée con straordinari successi di pubblico e critica in memorabili concerti al Carnegie Hall di New York o all'Olympia di Parigi.
Attraverso i microfoni della radio nei primi anni '50 lanciò la canzone Addio sogni di gloria del Maestro Carlo Innocenzi che divenne un successo mondiale ripagandolo così con una popolarità enorme.
Quando gli impegni artistici lo permettevano , Luciano amava ritornare alla sua Ardenza ed un saluto al Grande Maestro ed amico era sempre nei suoi pensieri così che con livornese baldanza appariva a Villa Masini a Colline ( LI).
Luciano Virgili ha ripreso e interpretato con la sua voce tenorile capolavori classici della canzone italiana accompagnato da Grandi Orchestre Sinfoniche dirette dai Maestri Dino Olivieri e Gian Maria Guarino : Signorinella , Fili d'oro , Come Pioveva , Vipera , Tornerai , Signora Fortuna , Non dimenticar le mie parole ......
Ha partecipato a varie edizioni del Festival di Sanremo , Festival di Napoli , Festival di Saint Vincent ( nel 1962 vince la Grolla d'oro ) , Canzonissima , ecc. ma voglio ricordare anche l'impegno di Luciano nell'incidere per La Voce del Padrone molti 33 giri con l'orchestra diretta dal Maestro Pino Calvi cantando melodie di Tosti , Denza , Gastaldon e Schubert , arie di operette ,vari duetti con la soprano Gianna Galli accompagnati dal Maestro Guarino einidendo un disco con musiche di Mascagni , Leocavallo , Rossini , Gluck e Chopin curato dal Maestro Angelo Giacomazzi.
Del repertorio cosìddetto 'leggero' voglio ricordare : Giamaica , Non ti scordar di me , Ti voglio tanto bene , 'Na sera 'e maggio , Granada , Malafemmina , Piccola Butterfly , Rondine al nido , Io sono il vento , ecc.
Non era però ancora l'epoca adatta alla valorizzazione del canto ' leggero ' con ' profanazioni ' nel settore operistico ( Bocelli docet !!) e si è visto con quale velocità il pubblico lo ha dimenticato.
Per questo ha titolo a rimanere in Casa Guidi.
 
Mauro & basta
 
 
 

  La  Pinacoteca di Brera  festeggia i suoi 200 anni di vita con una interessante mostra del Caravaggio.

 

    Caravaggio - "Cena di Emmaus "- Roma 1606

 

    Questo famoso quadro sarà esposto  insieme alla versione giovanile dello stesso soggetto  , dato in visione dalla National Gallery di Londra per approfondire aspetti comparativi della pittura del Caravaggio

 Ma la celebre galleria  esporrà a Milano anche " I musici " prestato dal Metropolitan Musseum di New York e "il  giovane con canestro di frutta"in arrivo  dalla Galleria Borghese  di Roma.

Sono previsti inoltre concerti, conferenze ed il 19 marzo 2009  la presentazione di " Lo sposalizio della Vergine " di Raffaello  restaurato.

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Guercino la scuola, la maniera I disegni agli Uffizi



 

 

Una mostra a cura di Marzia Faietti e Giorgio Marini dedicata a Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino, visitabile , gratuitamente , fino al 22 febbraio 2009 . Il Guercino è senz’altro uno dei più grandi maestri del disegno italiano del Seicento e la raccolta del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi può vantare il possesso di un nucleo non comune di oltre settantacinque fogli molti dei quali derivanti dalla collezione del cardinale Leopoldo de’ Medici, che nell’arco di un quarto di secolo, dal 1650 al 1675, accumulò un’insuperata collezione di disegni antichi. La maggioranza dei fogli tratta studi di figura, preparatori per composizioni che riguardano l’intera carriera dell’artista, ma la collezione degli Uffizi è particolarmente ricca di opere grafiche eseguite all’inizio della sua attività, prima del suo importante soggiorno romano del 1621-1623, che rappresentò uno dei principali punti di svolta del percorso formativo del Guercino.. Nella mostra sono esposti anche altri disegni di artisti del suo studio : i nipoti Benedetto (1633-1715) e Cesare Gennari (1637-1688), mentre in una sezione relativa ai Tardi seguaci, imitatori e copisti spiccano i nomi di Livio Mehus, Antonio Domenico Gabbiani, Giuseppe Maria Ficatelli (o Figatelli), Francesco Bartolozzi, nonché del misterioso “Falsario del Guercino”.

 

 

Falsario del Guercino

 

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   Guidi Gino e la tecnica del pastello ad olio  

Il pastello è una tecnica di disegno che usa bastoncini di pigmento colorato nel quale sono presenti colla o cera come leganti in quantità minima per assicurare l'adesione del colore al foglio. Il colore risulta quindi purissimo e luminoso; questa caratteristica viene esaltata utilizzando carta più o meno granulosa ed il quadro così realizzato può essere adeguatamente conservato sotto vetroper proteggerlo dall'umidità e dalla polvere

La forma originale e più popolare del pastello si chiama, Pastello Morbido che prende il nome Pastello ad Olio quando ha come agglomerante l'olio. Rispetto ai pastelli morbidi hanno una tonalità scura e una consistenza moltopastosa. Possono essere usati a secco e sfumati tramite gli appositi sfumini di carta o diluiti con la trementina e applicati tramite un pennello.

Il pastello morbido venne inventato dallartista francese Jean Perréal (1455-1530), verso la fine del XVsecolo
Leonardo da Vinci(1452-1519) fu uno dei primi in Italia ad utilizzarlo nei suoi studi e schizzi ma fu solo nel XVIII secolo tramite la famosa pittrice veneziana Rosalba Carriera  (1675-1757) che il pastello venne utilizzato per creare vere e proprie  opere d'arti  e raggiunse il suo apice, nella realizzazione dei ritratti  tramite i pittori  Maurice  Quentin de La  Tour (1704-1788) e Jean Baptiste Perroneaun (1715-1783).
Il pastello cadde in disuso, con l'arrivo della rivoluzione francese 
 e  sarà solo l'arrivo degli impressionisti a dargli nuova vita.
L'utilizzo del pastello si adatta molto bene, data la sua morbidezza, velocità di esecuzione e luminosità
, al nuovo stile   degli iimpressionisti nel catturare i colori brillanti dei paesaggi , delle feste in campagna a cogliere le delicate movenze delle ballerine .
Un esempio illustre con il seguente quadro :

 

Edgar Degas-La classe de danse-1871

Ma anche alcuni post-macchiaioli come mio padre Gino Guidi hanno utilizzato  con successo questa tecnica :

 

Devo dire però che in realtà fece pochissimi lavori con questa tecnica su mia espressa sollecitazione , ma lui era  un convinto e appassionato pittore con la tecnica ad olio  alla quale solo talvolta derogava usando colori acrilici per evitare  così l'uso della trementina  che ammorbava l'aria dello studio nel quale restava chiuso per molte ore il giorno. Questo quadro di fiori miracolosamente ritornato in mio possesso è appartenuto a mia suocera Bruna Pellegrini ( 1920-2008). Il quadro le era stato donato da mio padre

 

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Schizzi  dall'inferno:

i disegni sui muri del carcere nell'Iraq di Saddam.

 

  THE  RED   HOUSE

 

 

una mostra  visitabile fino all'8 marzo 2009  a Roma  presso la Galleria Brancolini Grimaldi ( via dei Tre orologi 6 ) di due famosi fotografi Adam Broomberg e Oliver Chanarin che hanno documentato con un  gran servizio fotografico  gli orrori ( scritte e disegni sui muri ) che  testimoniano   la paura e la noia di un carcere atroce.

 



 Nella mia famiglia anche il  caso "puzza d’arte ".

L’abitazione di mia nonna si trovava in via Marradi , proprio all’incrocio di via Cambini al 2° piano . Ma una mattina del 1943 , in pieno periodo bellico ,  una bomba di aereo prese in pieno quello stabile ma fortunatamente nessun umano era in casa ( morì l’adorato cane di mia madre Pallino ) e tutto andò in un attimo in fumo.

Bombardamento di Livorno del 1943

http://www.youtube.com/watch?v=tQPORCIYNPo&eurl=http://www.fotolivorno.net/ITAL_Bombardamento

 

Immediatamente sorse il problema di trovare al più presto una abitazione , magari anche modestissima , per dare ricovero immediato a 4 persone.

Mia nonna , infermiera professionale , aveva tra i propri clienti tanti signori e personalità dell’epoca , ricordo l’amm. Mimbelli e l’ing. Orlando , per cui in un batter d’occhio fu trovato una temporanea soluzione : la casetta utilizzata come portineria di una grande villa in via Montebello.

 

 

 

Ricordo benissimo , io bambino , quella caratteristica casetta , vicina ad un grande cancello , che era l’ingresso della grande villa. Era composta da sole 3 stanze ed un piccolo bagno con accesso dall’esterno. Alla prima stanza che fungeva da sala o ingresso si accedeva per mezzo di una piccola porticina situaata su via Montebello oppure tramite una più grande porta/finestra collocata sul viale interno al cancello di accesso della villa. La seconda stanza era una grande cucina in cui dominava un grande camino con fuoco a carbone o legna che permetteva il riscaldamento e il buffet dell’intera casa , l’ultima stanza era la classica camera , con lettone , comodini , canterale e grande armadio.

 

 

 

Tutto qui , ma una grande reggia in quel periodo .

Dopo qualche anno , mia nonna e mio nonno traslocarono in altra casa ed indovinate chi acquistò la casettina ?

Il pittore Giobatta Lepori che adibì la caratteristica casetta a suo studio per il resto dei suoi giorni.

Tutto è un caso : Oppure no !

  _______________________________________________La Madonna di Fiesole è opera di Filippo Brunelleschi ?

 

 

Questa bellissima scultura in terracotta policroma, degli inizi del Quattrocento, attribuita al grande Filippo Brunelleschi è la Madonna di Fiesole che è stata scoperta casualmente durante un sopralluogo al Vescovado di Fiesole. L’opera sarà visibile al pubblico, dal 15 dicembre 2008 al 28 febbraio 2009, nel Museo dell’Opificio delle Pietre Dure dove un accurato restauro .
ha messo in evidenza che si trattava di un ritrovamento eccezionale, non solo per l’attribuzione e la straordinaria qualità dell’opera, ma in quanto la Madonna di Fiesole è il prototipo, mai scoperto fino ad ora, da cui sono state ricavate una serie di Madonne in terracotta, circa una ventina, che la critica riconduce alla scuola del
Ghiberti ma anche al Brunelleschi.

Per esempio la Madonna della Cerosa del Galluzzo , la Madonna del Museo di San Marco e la Madonna della collezione Chigi-Saracini a Siena sono forse copie del prototipo ritrovato a Fiesole.

 


 PROVE DI "CAPOLAVORO" del maestro Marc Sardelli.

Marc Sardelli, pittore e grafico livornese , classe 1930 , è un dei più grandi acquerellisti italiani viventi.

Si è cimentato anche in opere di grandi dimensioni e mi ha colpito la cura che l’artista pone nella fase preparativa del lavoro facendo vari schizzi preparatori , come del resto facevano gli antichi maestri.

Posso mostrarvi in pratica un esempio di quanto detto in questo disegno acquarellato preparatorio ad un quadro di grandi dimensioni cm.120x100. eseguito nel 1982.

 

    Marc Sardelli  disegno acquerellato su carta cm.35 x 20,5- 1982

 

 

 


 

particolare ingrandito




Le navi scuola  gemelle : Vespucci e Colombo

 

Il quadro sotto riportato , olio su tela di cm. 120x60 del 1972 è stato realizzato da mio padre dopo che gli chiesi espressamente in dono un suo quadro da appendere in un mio salone appena dipinto con una forte tonalità azzurra.

 

              Guidi Gino -" Le navi scuola " olio su tela cm.120x60 - anno 1972

Conoscevo benissimo , vivendo a Livorno , sede dell’Accademia Navale , la nave scuola Amerigo Vespucci oltre tutto soggetto amata da tutti i pittori livornesi , mio padre compreso.

Ma quando vidi per la prima volta il nuovo quadro realizzato espressamente per me da mio padre , vidi rappresentati due identici velieri e pensai di avere le traveggole .

Mio padre mi parlò così della nave gemella dell’Amerigo Vespucci : la nave scuola Cristoforo Colombo

 Foto delle navi Vespucci e Colombo alla banchina

 

La nave scuola C.Colombo fu costruita nel regio cantiere navale di Castellammare di Stabia , il varo avvenne il 4 aprile 1928 ed entrò in servizio il 1 luglio 1928. Nel 1931 venne poi affiancata da un'altra nave scuola, molto simile, che ancora oggi è in attività: la Amerigo Vespucci.

La nave scuola svolse la sua attività didattica fino al 1943 effettuando 9 campagne addestrative unitamente alla Vespucci nel Mediterraneo, in Nord-Europa e nell'Atlantico, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Nel 1949 in ottemperanza al trattato di pace  firmato a Parigi, dovette essere ceduta all' URSS. Ribattezzata con il nome Dunaj ( Danubio in russo) venne utilizzata come nave scuola ad Odessa nel Mar Nero fino al 1959. Ceduta poi nel 1960 all'Istituto Nautico di Odessa, nel 1961 sarebbe dovuta essere sottoposta ad importanti lavori di manutenzione, che mai furono iniziati, venendo nel frattempo adibita a nave di trasporto per il legno finché nel 1963 bruciò insieme al suo carico nelle acque sovietiche, venendo conseguentemente radiata dall'albo delle navi nello stesso anno. Rimasta abbandonata e semidistrutta per altri otto anni fino al 1971 anno nel quale fu definitivamente demolita.

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IL  MIO  NOTEBOOK.

 

Il mio personalissimo libro dei sogni e dei segni :



   Mauro&basta


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 LE CENTO CITTA' D'ITALIA

Supplemento mensile illustrato del SECOLO

Milano 1887 - Venerdì 25 Novembre

                 LIVORNO

Livorno, bella e gentile regina del Tirreno,dalla spiaggia sempre  fiorita e verdeggiante , allietata dalle gaie canzoni delle sue brune,leggiadre popolane, simpatica per la sua proverbiale schiettezza e per l'innata cordialità dé suoi baldied energici figli ...

Così inizia la descrizione di Livorno , una delle più belle ed interessanti città d'Italia

In Versiliana la Biennale del Disegno



Biennale del disegno
in villa dal 16 luglio al 31 agosto 2011





un progetto a cura di Lorand Hegyi
in collaborazione con Solares Fondazione delle Arti
Debutta in Versiliana la Biennale del disegno: un’iniziativa del Centro Arti Visive, realizzata in collaborazione con la Fondazione La Versiliana e il Comune di Pietrasanta. Dal 16 luglio al 31 agosto, le sale della villa saranno dedicate ai linguaggi e ai metodi del disegno.
Pubblicato da Mauro Guidi 07:46 0 commenti 

martedì 17 maggio 2011

Pietro Pfanner : uno scienziato con la vena artistica.


"Un'adolescenza a Lucca nell'ultima guerra", il romanzo di Pietro Pfanner che sarà presentatoquesto venerdì (20 maggio) alle 17 nel salone di Palazzo Pfanner (via degli Asili, 33 - Lucca).

Edito da Maria Pacini Fazzi e con una premessa diUmberto Eco , il volume è il racconto della storia personale dell'autore che vuole essere la testimonianza di un'epoca vista con gli occhi di un adolescente .

L'autore, nato a Lucca nel 1929, è medico neuropsichiatra infantile , professore universitario a Pisa dal 1975 al 2004 e direttore della Stella Maris dal 1958 al 2008.
Pubblicato da Mauro Guidi 05:41 0 commenti 
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sabato 14 maggio 2011

In mostra al Museo Nazionale di Palazzo Reale a Pisa i quadri dei Savoia



Dal 14 maggio al 18 giugno una interessante mostra " Novecento inedito " per presentare una selezione di cinque capolavori provenienti dalla collezione di casa Savoia e fino ad oggi mai esposti.
" Egloga " di Emilio Longoni esposto alla Biennale di Venezia nel 1912 ed acquistato dal Re ; " Fiori " di Felice Casorati esposto alla Secessione Internazionale di Roma del 1913 ; " Contadina di Terracina " di Amedeo Bocchi del 1914 ; " Donna Pallida " di Giovanni Costetti del 1920 ed acquistato all'Esposizionme di Palazzo Pitti del 1923 ed infine " La via San Giovanni " del livornese Renato Natali del 1920.




Il Palazzo Reale fu costruito nel 1583 da Bernardo Buontalenti per Francesco I de' Medici,Il progetto inglobò alcune domus e torri medievali risalenti fino all'XI-XII secolo e in parte ancora visibili: quella dei conti Gaetani di Terriccio, Pomaya e d'Oriseo (la Torre della Verga d'Oro e la Torre del Cantone, quest'ultima ancora in parte scorgibile su un fianco) e venne rimaneggiato più volte, durante il XVII e il XIX secolo.
Sulla sinistra del palazzo si possono vedere in un vicolo gli arconi a tutto sesto di un edificio medievale ormai ribassati , mentre all'interno del cortile si può vedere una torre antica meglio identificabile, con un portale ad arco in verrucano, due finestrelle con architrave pentagonale e una monofora più in alto. Al piano terra del cortile si vedono anche i resti di un loggiato, con due colonne con capitelli istoriati, in parte abrasi.
Passato poi ai Lorena, prese il nome di "Reale" quando divenne , tra la fine dell'800 ed i primi del '900 , residenza dei Savoia, dai quali passò poi allo Stato Italiano.

Dal 1989 ospita il Museo nazionale, che conserva numerose testimonianze delle famiglie che vi hanno abitato, costituite da dipinti, ritratti, arredi, arazzi, armature, ecc. L'attuale direttore è Dario Matteoni.
Chi visiterà la mostra il 14 Maggio in occasione della Notte dei Musei , l'ingresso sarà gratuito.
e potrà assistere alla relazione di presentazione della mostra tenta dallo stesso Matteoni.
Pubblicato da Mauro Guidi 07:02 0 commenti 

mercoledì 11 maggio 2011

La grafica a Palazzo Lanfranchi di Pisa : suggerimenti.


Il Palazzo Lanfranchi si trova a Pisa sul Lungarno Galilei, angolo vicolo Da Scorno. L'edificio attuale è frutto soprattutto della ristrutturazione avvenuta nel Cinquecento (1539-1535) di quattro nuclei edilizi di origine medievale (dal XIII secolo in poi).
Il portale principale, affacciato verso l'Arno, si trova in posizione asimmetrica verso sinistra, ed è circondato da conci in pietra e sormontato da un terrazzo. Ai vari piani si dispongono eleganti finestre a distanze regolari con timpani triangolari o semicircolari al pian terreno e al primo piano, con cornici in pietra al secondo piano. Completano la decorazione due cornici marcapiano, i profili in pietra e lo stemma sopra al portale del balcone.

Il Palazzo Lanfranchi è oggi , per volontà del Comune di Pisa e dell'Università di Pisa, la sede del Museo della Grafica. Esso ospita le collezioni universitarie del Gabinetto Disegni e Stampe del Dipartimento di Storia delle Arti, collezione di grafica contemporanea iniziata nel 1958 da Carlo Ludovico Ragghianti.
Importanti nuclei della collezione sono le donazioni di Sebastiano Timpanaro, composta da oltre mille pezzi e che fa della sezione otto-novecentesca il suo punto forte, e la donazione Argan, composta da circa 600 pezzi della seconda metà del '900.
Molte, infine, le donazioni di vari artisti tra cui Giuseppe Capogrossi, Mario Chiattone, Fabrizio Clerici, Emilio Greco, Ennio Morlotti, Bruno Munari, Achille Perilli, Arnaldo e Giò Pomodoro, Pablo Picasso, Aligi Sassu, Vittorio Tavernari, Ernesto Treccani, Emilio Vedova, Alberto Ziveri.

Periodicamente nel Palazzo Lanfranchi sono organizzate importanti mostre di grafica di importanza internazionale . Dal 17 giugno al 13 novembre 2011 ospiterà la mostra " Da Corot a Renoir .Grafica francese dell'ottocento " realizzata con opere della raccolta del Gabinetto Disegni e stampe dell'Università di Pisa e di un'importante collezione privata pisana.




Intanto a Palazzo Lanfranchi proseguono anche le iniziative legate al progetto ''Un anno con Pinocchio'' e dal 28 maggio al 31 luglio saranno in mostra le opere di Antonio Bobò. L'artista, che alla fine degli anni '90, riversa sul tema di Pinocchio un'inesauribile vena immaginifica, onirica e visionaria.
Pubblicato da Mauro Guidi 05:43 1 commenti 

mercoledì 4 maggio 2011

Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli grandi pittori legati alla Valdelsa



Tabernacolo della Madonna della Tosse di Benozzo Gozzoli

La Valdelsa è la valle del fiume Elsa, che nasce dal fianco occidentale della Montagnola Senese fra Siena e Radicondoli, e confina a ovest con la Val di Cecina nel Volterrano, a est con le prime propaggini del Chianti, a sud con la Val di Merse e a nord con il Valdarno.
Un territorio caratterizzato nel '400 da una intensa attività artistica , dove in particolare Castelfiorentino che si trovava all'incrocio tra la via Francigena e la via Volterrana ha fornito momenti di grande ispirazione ad artisti del calibro di Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli. 



Adorazione dei Magi - Cosimo Rosselli

Il museo Be-Go di Castelfiorentino ha realizzato una mostra a loro dedicata dal titolo " Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli nelle terre di Castelfiorentino .Pittura devozionale in Valdelsa " curata da Anna Padoa Rizzo e Serena Nocentini.
Fino al prossimo 31 luglio si potranno ammirare ogni giorno (9-13;15,30-19,30) escluso il martedì mattina ,14 opere provenienti da molte gallerie nazionali.

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I pittori Guidi : i fratelli Gino e Guido

Gino Guidi

Gino è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici.Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà".Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido.I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo.Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri .Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica.Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc.Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela.Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13.Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana.Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…Piero Caprile.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…Nivalco ProvenzaleI suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile.La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette.Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .


Guido Guidi

Guido è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva-espressiva che per ora non ha scuola e proseliti.Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fino da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e colori che istintivamente vengono fissate con facilità in disegni e dipinti ed una notevole abilità manuale..Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere , apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento CavalleriaNei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità.Nel 1924 espone per la prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".
Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno lontano l'artista dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapida ed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincierà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 -Galleria La Pantera Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 -Galleria Il Nuovo Fanale -Genova , ecc).
Credo che poche persone possona affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

Pittore Guidi Gino

Pittore Guidi Gino
olio su tela 50x70 -"Natura morta "

Pittore Guidi Guido

Pittore Guidi Guido
"Refettorio dei poveri " olio su tavola

Artisti di Casa Guidi

APPELLO AI GUIDI NEL MONDO

Nel corso dei secoli , molti membri della famiglia Guidi hanno dimostrato sensibilità e predisposizione per le arti , ma nel secolo scorso abbiamo avuto una concentrazione

notevole di artisti in particolare nel settore pittorico. Riporto in questo sito i membri della mia famiglia e spero che altri Guidi o parenti dei Guidi con spiccate attitudini alle arti

approfittino di questo spazio per incrementare il "palmares " artistico di casa Guidi.




AVVERTENZA

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A T T E N Z I O N E


Guidi Gino e Guido : due fratelli a confronto

Guidi Gino e Guido : due fratelli a confronto
Guidi Guido " Cavalleria " olio su tavola cm.200x110

Guidi Gino natura morta olio su tavoltta cm.20x30 1954

Nel 2011 si celebrano i 500 anni dalla nascita del pittore Giorgio Vasari




Pianta grassa ?

Pianta grassa ? 
...ma mi faccia il piacere !!

MONICA VITTI & basta





Una grande attrice , un volto  stupendo espressivo , una donna composta e sensuale.
Sto parlando di Monica Vitti  ( Maria Luisa Ceciarelli all'anagrafe ) che il prossimo 3 novembre compirà 80 anni : da 10 anni  non compare più in pubblico per gravi motivi di salute , ma non per questo è mai stata dimenticata dal suo pubblico.
  Il Festival internazionale del cinema di Roma le renderà omaggio all''Auditorium Parco della Musica    con una mostra fotografica, con  alcuni suoi film e  con la presentazione di un libro  a lei dedicato .
 Saranno proiettati due film: Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca, firmato nel 1970 da Ettore Scola, e Scandalo segreto, l'ultimo suo lavoro, del 1990, di cui la Vitti è regista e sceneggiatrice, oltre che interprete. 

La mostra ripercorre cronologicamente i quarant'anni di una carriera che ha incredibilmente toccato i vertici del dramma e dell'intimismo, da una parte, e quelli del comico brillante dall'altra. Musa dell'incomunicabilità antonioniana in L'avventura (1960), La notte (1961), L'eclisse (1962) e Deserto rosso (1964), fino all'esperimento linguistico con il video de Il mistero di Oberwald (1980), Monica Vitti è anche la "mattatrice" della commedia all'italiana, compagna di scena di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi.

Virgilio Guidi un grande tra i grandi con la propria personalità



Il pittore Virgilio Guidi è nato a Roma nel 1891 , non è parente prossimo dei pittori Gino , Guido e Bruno Guidi anche se il ceppo toscano è stato presente nel suo Dna dal momento che i genitori erano di origine toscana.
Una famiglia numerosa , nove fratelli come nell’abitudine dell ‘Italia dell’epoca , ed un padre che già aveva intrapreso la via dell’arte cimentandosi nella scultura e nella poesia dialettale.
Le scelte del futuro di Virgilio furono quindi facilitate , sia dalla naturale e precoce vocazione all’arte figurativa sia dal padre già sensibile a queste scelte.
Frequenta quindi fin da giovanissimo “ botteghe “ ed accademie d’arte , sono di questo periodo una serie di grandi quadri “ Paesaggi romani “ ed altri lavori dove si vede l’ammirazione del giovane pittore per il Correggio ed altri grandi dell’arte antica.
Nel 1913 dipinge altri paesaggi della campagna romana influenzato da Cézanne e Matisse ed espone per la prima volta a Roma . Finisce presto questo periodo accademico , Virgilio è un vulcano di idee ed emozioni , già nel 1914 aderisce al gruppo della Secessione Romana , nel 1918 comincia a frequentare il Caffè Aragno dove in uno spontaneo cenacolo le discussioni legavano ,in una grande amicizia, Cardarelli, Ungaretti e De Chirico.
Una incubazione artistica sviluppata in ambienti estremamente stimolanti che già nel 1924 portarono Virgilio ad avvicinarsi con “ uno scossone pensoso “ ( sua definizione ) al futurismo senza però aderirvi .
In questo periodo erano nati capolavori come : “ Ritratto di Adriana “ , “ Vecchia malata “ “ La madre che si lava , “ Donna con le uova “ , quadri dove ancora predomina lo stile impressionista.
Virgilio Guidi è un pittore già di successo , nel 1920 , 1922 e 1924 partecipa alle varie edizioni della Biennale di Venezia ed espone in varie mostre con Carrà, Morandi , De Chirico e Soffici.
Il successo porta a Virgilio , nel 1927, la nomina per chiara fama alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia che occupa fino al 1935 quando passerà alla cattedra dell’Accademia di Bologna.
In questi anni sono continue , numerose e sempre di successo le mostre che lo portano in ogni parte dell’Italia e a Parigi , la sua curiosità artistica lo spinge verso nuove esperienze e studi pittorici , sempre però senza mai aderirvi completamente , volendo portare avanti solo il proprio personale talento.
Nel 1950 comunque aderisce al Movimento Spaziale e Spazialismo di Fontana e nel 1951 con altri artisti ( Crippa , Dova, Fontana Milani , Jappolo ed altri ) firma il quarto ed il quinto Manifesto dell’arte spaziale e spazialismo.
Ancora per oltre 30 anni Virgilio Guidi continuerà a fare mostre , mostre antologiche , riceverà premi prestigiosi ( medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della cultura ) e nel 1981 viene allestito a Venezia nel Palazzo Fortuny il Museo Guidi ( raro esempio di museo aperto con l’autore ancora in vita ).
Muore a Venezia nel 1984 poco dopo l’inaugurazione di una mostra inerente la sua ultima produzione.
In definitiva ho volutamente saltato tutto il lunghissimo elenco di mostre del maestro Virgilio Guidi , anche perché non era mia intenzione fare una delle tantissime e ben fatte biografie ; spero però di avere bene messo in evidenza alcuni aspetti di Virgilio Guidi : un grande interprete della cultura del ‘900 , un pittore di successo che ha avuto grandi riconoscimenti in vita , un grande pittore che è partito verso la sua lunga carriera con il piede giusto.
Prima il momento accademico di studio , quindi , per tutta la vita , continua attenzione a tutti i movimenti culturali che si sono susseguiti nel secolo , portando il suo geniale contributo , restando però sempre fedele alla sua personalità che gli ha permesso di cogliere in ogni tempo spunti interessanti da innestare nella sua continua ricerca intellettuale ed emotiva che ha trasferito in grandi capolavori della pittura. 



Pubblicato da Guidi Mauro suwww.neretto.blogspot.com

Gino GUIDI è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici.









Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà".
Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .
L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido.
I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo.
Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri .








Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica.
Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc.
Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela.
Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13.
Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :

Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana.
Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…
Piero Caprile


.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…
Nivalco Provenzale

I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile.
La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette.
Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .


Cosa aggiungere a questa biografia  un ricordo , un saluto  e un dono  che  proviene da tutti quelli che gli hanno voluto bene e lo hanno apprezzato come artista e come uomo :




il suo ultimo quadro , solo iniziato con il suo inconfondibile tratto  del disegno a carboncino, che doveva rappresentare un soggetto da lui amatissimo “ la nave Vespucci “ .


1° mostra fotografica di vita militare a Livorno nel primo 900'.


 
La locandina , bella da vedere , commemora  una mostra fotografica denominata 1900  Militari a Livorno
 
Tra le  foto esposte  al pubblico dal 4 giugno all'11 giugno 1987 , 50 riproduzioni originali e rare di mio zioTerramocci Alberto

Pittore Guidi Guido

Guido Guidi , pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".

 

Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera
 Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

 Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.

 

Le vignette di Mauro Guidi












Questo quadro vale diversi milioni di dollari ma come va appeso ?


 

Mark Rothko nato in Lituania a Daugavpils25 settembre1903 e morto suicida a New York25 febbraio1970 è stato un pittore astrattista americano la cui fama e' cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti piu' costosi al mondo. Un suo quadro "White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)" e' stato venduto nel Maggio 2007 da Sotheby's New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari .


Attualmente a Londra presso la Tate Gallery sono esposti alcuni suoi famosi dipinti tra i quali il celebre "Black on Maroon" che rappresenta una serie di strisce nere su uno sfondo rossiccio e ocra. Il pittore , a scanso di equivoci , aveva indicato la giusta esposizione del quadro sulla parete : le strisce debbono apparire in senso orizzontale; mentre invece nella personale alla Tate Gallery il quadro è stato appeso con le strisce in senso verticale. 

Errore o una scelta ben determinata del curatore della mostra?

 
 

"FINALMENTE LA FELICITÀ " : IL NUOVO FILM DI PIERACCIONI NELLE SALE IL PROSSIMO NATALE


I films come la moda anticipano le stagioni . Passerelle della moda in estate per presentare le collezioni del prossimo inverno , attori e registi al lavoro in primavera- estate sul set ( in questo caso in Sardegna al Forte Village Resort ) per presentare a Natale il nuovo film. L'attore e regista Leonardo Pieraccioni è al lavoro per costruire il suo film : in questo caso racconta la storia di un professore di m usica di Lucca ( lui ) che presentandosi alla trasmissione televisiva " C'è posta per te " di Maria De Filippi , scopre che sua madre ormai defunta aveva fatto un'adozione a distanza di una bambina brasiliana. La bambina ormai è una bellissima modella ( Adriana Romero ) e .......
Tanti compagni valorosi sul set : Rocco Papaleo , Thyago Alves, Andrea Buscemi , Shel Shapiro , Michela Andreozzi e Maurizio Battista. La sceneggiatura è stata scritta da Leonardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi e la regia è del simpatico attore toscano.
 

Le mie fotopoesie

LE FOTOPOESIE

Forse sono sempre esistite- Per questo la mia non è una rivendicazione della paternità delle " fotopoesie " ma solo una precisazione.

Secondo me si tratta solamente di una foto sulla quale l'autore scrive un pensiero ,più o meno articolato, che rafforza l'elemento poetico che già scaturisce dall'immagine.

I FRUTTI DOLCI DEL PICCOLO MONDO : IL MIO GIARDINO

I frutti dolci del  piccolo mondo : il  mio giardino 
albicocche nate da un albero disegnato dalla voglia di esserci per sovrastare desideri e gioie di grandi e piccini. Livorno 29 giugno 2011

FOTOPOESIA

Fotopoesia 
Semplicemente una foto con una poesia

Non buttare via la poesia!

Una storia che si racconta da sola con una casuale foto scattata per strada.
Un bambino ha perso l’amico dei suoi sogni e qualcuno lo ha "riposto" nel cestino dei rifiuti? Oppure un adulto, deluso dall’unico amico di una vita chissà per quali colpe, lo ha punito in modo crudele? 

Ma c’è anche una versione ottimistica: ho semplicemente colto in una bella mattina di primavera il "puffo della poesia" appollaiato in un posto inusuale.

L'AUTORE DEL SITO

L'AUTORE

 
Mauro Guidi
.

Biologo , web-writer di scienza 

e teatro. Free-lance e vignettista.

mauro.guidi12@gmail.com



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