L'EVENTO :ciò  che è accaduto o potrà accadere


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 Quando un tragico evento , dopo anni di indagini ed atti 

processuali ,non ha una  esatta ricostruzione dei fatti e delle 

relative responsabilità, non può essere dimenticato .

 

L’evento Moby Prince

 

Cosa accadde : il traghetto Moby Prince nella notte del 10 aprile 1991 , davanti al porto di Livorno , entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Un tragico bilancio : un unico superstite e 140 morti.

 

 

 Gravi ritardi nei soccorsi , responsabilità ancora non ben chiarite, misteri sussurrati tra possibili verità e leggende metropolitane , perfino il sinistro scafo incendiato ma ancora galleggiante, è rimasto per anni sotto sequestro nel porto di Livorno finchè nel 1998 è quasi affondato mentre era attraccato in banchina. Recuperato e dissequestrato, sarebbe stato avviato allo smantellamento in un porto della Turchia e precisamente ad Aliaga.,ma si parla anche ( dichiarazione di Roberto Saviano duranta la trasmissione Che tempo fa ) di uno smaltimento del relitto operato da un clan camorristico. Piove sul bagnato ! Giallo nel giallo ! e la storia continua….

Cosa potrà accadere :nel 2009, l'associazione dei familiari delle vittime, in una lettera indirizzata al Presidente Giorgio Napolitano, chiede di inoltrare al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama la richiesta di rendere pubblici i tracciati radar, le immagini satellitari, o altro materiale in possesso delle autorità americane della rada del porto di Livorno durante le ore del disastro del Moby Prince.

Nell'aprile 2009 , l'onorevole Ermete Realacci ha presentato una nuova interrogazione parlamentare riguardo il coinvolgimento di altre navi, in particolar modo imbarcazioni militari americane presenti la notte della tragedia nel porto di Livorno, e riguardo la presenza mai accertata definitivamente dei tracciati radar e delle comunicazioni radio registrate a Campo Darby .Nel giugno del 2009 , a seguito delle indagini riaperte dalla procura, viene sentito nuovamente come persona informata sui fatti il mozzo di bordo Alessio Bertrand, unico sopravvissuto al rogo

Nel Luglio del 2009, su richiesta della magistratura, sono state eseguite scandagliature della zona di porto in cui è avvenuto lo scontro, e stando alle prime indiscrezioni, sarebbero emersi alcuni reperti utili alle indagini .

Nuove indagini , altre prove ? Si arriverà mai a conoscere la verità ?




 L'evento Tesoro di Dongo

 

Cosa accadde :

E’ venerdì 27 aprile 1945 , una colonna formata da auto e camion viene fermata dai partigiani sulla strada tra Musso e Dongo . Ci sono civili e soldati , milizie fasciste e soldato tedeschi .Viene riconosciuto Benito Mussolini , subito arrestato e vengono fuori se grosse valigie che il comandante della 52° Brigata Garibaldi , Capitano " Neri " ordina di portare nel comune di Dongo. Da qui inizia il mito " del tesoro di Dongo " che , se mai esistito , non è più stato trovato.

E’ finito nel caveau della Banca d’Italia o nelle casse dell’allora PCI ?

Da non confondere con il così detto "tesoro del Duce " del quale nel 1999 ne è venuto fuori notizie e curiosità riportate in questo articolo  apparso sul quotidiano " Il Messaggero " il 20 novembre 1999 :


I beni di Mussolini sequestrati 50 anni fa

Aperte ieri le casse con gli oggetti appartenuti

al leader fascista, custodite al ministero

del tesoro. E la famiglia chiede la restituzione

Un collare e una tuta nel "tesoro del Duce"

NESSUNO, certo, si aspettava di ritrovare tracce dell'oro di Dongo, ma non c'era nemmeno il cappotto della fuga, fra gli oggetti - alcuni preziosi - sequestrati a Mussolini e ai suoi gerarchi, e rimasti imballati per oltre mezzo secolo nei caveau del ministero del Tesoro. Il "tesoro del Duce" - trasferito a Roma, nel palazzo di via Venti Settembre, fin dall'estate del 1953 e inventariato nell'ottobre successivo, proveniente dalla prefettura di Como che lo custodiva dal 1945 - era conservato in quattro "depositi" che sono stati aperti e presentati ieri mattina in una conferenza stampa.

Del cappotto di Mussolini era corsa voce come anticipazione di questa "riscoperta", ma è stato invece trovato - come indumento - qualcosa di più legato agli anni ruggenti del duce: quando, secondo l'aneddotica più accreditata, lui si prendeva lo sfizio di sfrecciare di notte in motocicletta lungo la "fettuccia" di Terracina, quel tratto rettilineo della via Appia risanato dalla bonifica dell'Agro Pontino. Nel "deposito" numero 871, catalogato il 16 ottobre '53 (un sacco, dissigillato come gli altri "colli" con una prassi burocratica che sembra un cerimoniale, alla presenza, fra gli altri, del "detentore della terza chiave della Tesoreria centrale dello Stato"), si è trovato proprio un casco da motociclista, di quelli morbidi allora di moda, in tela grigio-azzurra e foderato di pelliccia d'agnello; insieme con una tuta blu, da meccanico, e una copertina militare, tipo plaid. Appartenevano davvero al duce-centauro, o saranno stati di un meccanico vero di sua fiducia? Nessuno saprà mai dirlo, perché le puntigliose etichette che accompagnano l'inventario di questi cimeli non possono spiegarlo. Sempre del 16 ottobre '53, numero 873, una cassa di legno contenente numerosi pacchetti avvolti in carta da imballaggio: ne spuntano fuori, tra l'altro, un lingotto d'argento, due binocoli da teatro, una penna a forma di foglia, due macinini per sale e pepe, due orologi (da polso e da taschino), 23 monetine d'argento, una piccola monetiera a forma di cuore (dono galante, da chi, per chi?) e sette portasigarette di vario metallo. Questi ultimi difficilmente attribuibili a Mussolini, che per l'ulcera non poteva fumare; per cui non sarebbero suoi nemmeno due piattini porta-cenere, emersi dalla stessa cassa, né un astuccio con bocchino d'argento e osso a forma di ghianda, trovato nel "deposito" numero 884, del 17 ottobre '53. Questa è una "bisaccetta senza cucitura" (spiega l'inventario) dove, fra trentadue oggetti, ci sono quelli di maggior valore.

Spicca su tutti il collare d'oro dell'Annunziata (il più prestigioso ordine cavalleresco della monarchia sabauda e del Regno d'Italia, istituito fin dal 1364 da Amedeo VI di Savoia, come Ordine del Collare): storica testimonianza di quando il duce godeva della stima, se non simpatia, del re. E poi c'è una decorazione, di foggia persiana, in oro, argento, brillantini e rosette di diamanti a smalto; altre decorazioni, germaniche, in oro, platino e brillanti; una medaglia d'oro dell'Accademia Navale; una d'argento dorato con l'effigie di Gesù Bambino; e un ricordo di famiglia, in avorio, con scritto "A Donna Rachele Mussolini". L'ultimo "deposito", numero 885, sempre del 17 ottobre '53, consiste in un cofanetto di ferro a due chiavi, contenente un fermaglio a forma di colomba, cinque banconote da un marco tedesco, un biglietto da dieci dracme greche, e pure un biglietto fasullo da un dollaro Usa (con slogan di propaganda alleata); oltre a un vaglia della Banca d'Italia di 9.963 lire e dieci centesimi, del 23 febbraio 1946, intestato ad un avvocato e non quietanzato.

Proprio alla Banca d'Italia, sotto il cui controllo sono passate da un anno le competenze della Tesoreria, sarà ora trasferito il "tesoro Mussolini", con la più burocratica intestazione di "oggetti di pertinenza dell'ex duce". La stessa sorte toccherà ad altre giacenze dei caveau del ministero del Tesoro: decine di "depositi" di varia provenienza (compresa una collezione di monete d'oro), riemersi in seguito al decreto che ne ha attribuito appunto la competenza alla Banca d'Italia. Ma non si sa ancora quale ne sarà la definitiva destinazione, dal momento che la famiglia Mussolini rivendica quegli oggetti "di pertinenza". E non sarebbe nemmeno da meravigliarsi se - in tempi di revival feticistici - finissero, per un verso o per l'altro, in qualche casa d'aste. Per la maniacale delizia di collezionisti, non necessariamente nostalgici del duce.

Cosa potrà accadere :

E' ovvio che se questo tesoro di stato ( tesoro di Dongo ) davvero esiste

deve essere restituito al legittimo proprietario che è il POPOLO ITALIANO.

Quindi dovrebbe tornare nei forzieri del Ministero del Tesoro.

 



Un aereo scomparso  nel 2008 in Venezuela : ad oggi ancora un mistero !


Casualmente oggi 8/10I2010  ho visto in televisione  su RAI 1  alle ore  14,50 circa  un programma  dal titolo "  Se ...a casa di  Paola " condotto da Paola Perego.

Erano presenti alcuni ospiti , tra i quali due signore , madri di due giovani ( italiani ovviamente ) scomparsi durante questo tragico volo le quali hanno denunciato con forza e disperazione il " muro di gomma " che si è creato intorno alla vicenda . Sia le autorità venezuelane che quelle italiane non  sono in grado, ad oggi , di fornire una spiegazione plausibile di quanto accaduto . Sembra , così hanno dichiarato le due donne , che la Farnesina con il 21 ottobre prossimo , riprenda le indagini.  Riporto  di seguito  in maniera integrale  l'articolo  pubblicato da Repubblica  il 19 gennaio 2008  che descrive in maniera esatta  i fatti .

L’aereo Fantasma di Los Roques
da la Repubblica del 19/01/2008

Era già successo dieci anni fa. Nelle stesse acque intorno all’arcipelago de Los Roques, davanti a Caracas, in Venezuela. Un piccolo aereo da turismo con 4 passeggeri precipita in mare trascinando sul fondale un avvocato di Amnesty International, un suo amico australiano ed una coppia di giovani sposi veneti, Mario Parolo e Teresa de Bellis. Iniziano le ricerche; viene recuperato solo il corpo dell’amico dell’avvocato ma nessuno riesce a recuperare gli altri cadaveri.4 gennaio 2008: stessa rotta, stesso incidente. Un bimotore con a bordo 14 passeggeri scompare dai radar dell’aeroporto sull’isola di Gran Roque. Tra i dispersi ci sono otto connazionali. Sono trascorse quasi due settimane: è stato recuperato solo un corpo, quello del co-pilota. Degli altri nulla. Neppure il rottame è stato individuato.Due incidenti quasi fotocopia, “ma questa volta non vogliamo che cada il silenzio sulla morte dei nostri cari”. I famigliari degli scomparsi hanno aperto un sito con il nome dei loro cari, stefanoefabiola.org, e in dieci giorni hanno raccolto quasi diecimilacontatti. Una grande platea di amici e conoscenti che vogliono sapere, chiedono notizie, rilanciano agenzie venezuelane e annunciano servizi giornalistici sulle televisioni nazionali.Non credono che l’aereo sia caduto in mare: ipotizzano che sia stato sequestrato da bande di narcotrafficanti o che i sopravvissuti siano finiti su un’isola deserta e che vivano di stenti in attesa dei soccorsi. “Troppi misteri”, dicono i parenti degli scomparsi. Un collega di Stefano Fragione, il ragazzo in viaggio di nozze insieme alla moglie Fabiola, di dubbi ne ha molti: “Come mai ventiquattro ore dopo la tragedia, il cellulare di Fabiola è squillato libero nonostante dovesse essere in fondo al mare? E poi: c’è chi dice che il telefono della madre del pilota abbia ricevuto una telefonata dal figlio il giorno dopo la tragedia. Come poteva succedere se suo figlio era precipitato con l’aereo ventiquattro ore prima? Davvero le autorità venezuelane hanno fatto di tutto per scoprire cosa è successo quel giorno? Oppure il timore che certe cose possano disturbare l’industria del turismo fanno tacere chi conosce la verità?”.Dopo 78 ore di volo, le ricerche con gli aerei sono state sospese; ora a cercare i corpi c’è solo una nave oceanografica che in un’area di 5.000 chilometri quadrati tenta di rintracciare con il sonar i resti dell’aereo. “Se ci andassero anche le nostre unità militari – ripetono i famigliari dei dispersi – forse Stefano e Fabiola e tutti gli altri, li avremmo già trovati. Su qualche fotografia scattata dai satelliti spia potrebbero esserci informazioni utili, ma nessuno vuole darci quelle immagini”.Chavez in persona si è impegnato a fare tutto il possibile. Il presidente venezuelano si è incontrato un paio di giorni fa con il presidente della Camera Fausto Bertinotti a Caracas e gli ha promesso che le ricerche proseguiranno. Il generale Antonio Rivero, responsabile della Protezione civile venezuelana, appena due mesi fa era a Roma e con il ministero degli Esteri italiano ha stretto un patto di collaborazione che ha rinnovato in questi giorni. “Sta facendo l’impossibile per trovare i nostri connazionali”, ha confidato Elisabetta Belloni, capo dell’Unità di crisi della Farnesina.La magistratura venezuelana ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa dell’aereo e qualcosa è già emerso. Ad esempio, che i tabulati dei cellulari del pilota e del co-pilota, entrambi venezuelani, dimostrano che i telefoni hanno taciuto in concomitanza con l’ora del decollo del bimotore. Per verificare i tracciati dei portatili italiani in tasca ai nostri otto connazionali bisognerà attendere ancora ma la famiglia degli sposini romani ha presentato un esposto in Procura e il magistrato ha assicurato che ordinerà al più presto un riscontro.Erano le dieci del mattino, le 15 in Italia, quel maledetto venerdì 4 gennaio. Sul Let-410 della compagnia Transaven decollato da Caracas per le isole Los Roques sedevano due piloti e 14 passeggeri: una famiglia trevigiana – Paolo Durante, quarantenne; sua moglie Bruna Guernieri e le loro figlie Sofia e Emma di sei e otto anni – Annalisa Montanari, 42 anni e Rita Calanni Rindina, 46, entrambe residenti a Bologna, e i romani Stefano Frangione e Fabiola Napoli in viaggio di nozze. Insieme a loro altri sei passeggeri – un cittadino statunitense e cinque venezuelani che si erano aggiunti agli altri poco prima del decollo. Dieci giorni dopo, ad una decina di miglia al largo della penisola di Paraguanà, nello stato di Falcon, a circa 300 chilometri dalla capitale Caracas, alcuni pescatori recuperarono il corpo del co-pilota Osmel Avilia, riconosciuto attraverso le impronte dentarie. Accanto galleggiava il giubbotto di salvataggio con la luce stroboscopica in dotazione al personale di volo. (fine)
(19 gennaio 2008)

 

 

 

 

 

    

 

 

MONICA VITTI & basta





Una grande attrice , un volto  stupendo espressivo , una donna composta e sensuale.
Sto parlando di Monica Vitti  ( Maria Luisa Ceciarelli all'anagrafe ) che il prossimo 3 novembre compirà 80 anni : da 10 anni  non compare più in pubblico per gravi motivi di salute , ma non per questo è mai stata dimenticata dal suo pubblico.
  Il Festival internazionale del cinema di Roma le renderà omaggio all''Auditorium Parco della Musica    con una mostra fotografica, con  alcuni suoi film e  con la presentazione di un libro  a lei dedicato .
 Saranno proiettati due film: Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca, firmato nel 1970 da Ettore Scola, e Scandalo segreto, l'ultimo suo lavoro, del 1990, di cui la Vitti è regista e sceneggiatrice, oltre che interprete. 

La mostra ripercorre cronologicamente i quarant'anni di una carriera che ha incredibilmente toccato i vertici del dramma e dell'intimismo, da una parte, e quelli del comico brillante dall'altra. Musa dell'incomunicabilità antonioniana in L'avventura (1960), La notte (1961), L'eclisse (1962) e Deserto rosso (1964), fino all'esperimento linguistico con il video de Il mistero di Oberwald (1980), Monica Vitti è anche la "mattatrice" della commedia all'italiana, compagna di scena di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi.

Virgilio Guidi un grande tra i grandi con la propria personalità



Il pittore Virgilio Guidi è nato a Roma nel 1891 , non è parente prossimo dei pittori Gino , Guido e Bruno Guidi anche se il ceppo toscano è stato presente nel suo Dna dal momento che i genitori erano di origine toscana.
Una famiglia numerosa , nove fratelli come nell’abitudine dell ‘Italia dell’epoca , ed un padre che già aveva intrapreso la via dell’arte cimentandosi nella scultura e nella poesia dialettale.
Le scelte del futuro di Virgilio furono quindi facilitate , sia dalla naturale e precoce vocazione all’arte figurativa sia dal padre già sensibile a queste scelte.
Frequenta quindi fin da giovanissimo “ botteghe “ ed accademie d’arte , sono di questo periodo una serie di grandi quadri “ Paesaggi romani “ ed altri lavori dove si vede l’ammirazione del giovane pittore per il Correggio ed altri grandi dell’arte antica.
Nel 1913 dipinge altri paesaggi della campagna romana influenzato da Cézanne e Matisse ed espone per la prima volta a Roma . Finisce presto questo periodo accademico , Virgilio è un vulcano di idee ed emozioni , già nel 1914 aderisce al gruppo della Secessione Romana , nel 1918 comincia a frequentare il Caffè Aragno dove in uno spontaneo cenacolo le discussioni legavano ,in una grande amicizia, Cardarelli, Ungaretti e De Chirico.
Una incubazione artistica sviluppata in ambienti estremamente stimolanti che già nel 1924 portarono Virgilio ad avvicinarsi con “ uno scossone pensoso “ ( sua definizione ) al futurismo senza però aderirvi .
In questo periodo erano nati capolavori come : “ Ritratto di Adriana “ , “ Vecchia malata “ “ La madre che si lava , “ Donna con le uova “ , quadri dove ancora predomina lo stile impressionista.
Virgilio Guidi è un pittore già di successo , nel 1920 , 1922 e 1924 partecipa alle varie edizioni della Biennale di Venezia ed espone in varie mostre con Carrà, Morandi , De Chirico e Soffici.
Il successo porta a Virgilio , nel 1927, la nomina per chiara fama alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia che occupa fino al 1935 quando passerà alla cattedra dell’Accademia di Bologna.
In questi anni sono continue , numerose e sempre di successo le mostre che lo portano in ogni parte dell’Italia e a Parigi , la sua curiosità artistica lo spinge verso nuove esperienze e studi pittorici , sempre però senza mai aderirvi completamente , volendo portare avanti solo il proprio personale talento.
Nel 1950 comunque aderisce al Movimento Spaziale e Spazialismo di Fontana e nel 1951 con altri artisti ( Crippa , Dova, Fontana Milani , Jappolo ed altri ) firma il quarto ed il quinto Manifesto dell’arte spaziale e spazialismo.
Ancora per oltre 30 anni Virgilio Guidi continuerà a fare mostre , mostre antologiche , riceverà premi prestigiosi ( medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della cultura ) e nel 1981 viene allestito a Venezia nel Palazzo Fortuny il Museo Guidi ( raro esempio di museo aperto con l’autore ancora in vita ).
Muore a Venezia nel 1984 poco dopo l’inaugurazione di una mostra inerente la sua ultima produzione.
In definitiva ho volutamente saltato tutto il lunghissimo elenco di mostre del maestro Virgilio Guidi , anche perché non era mia intenzione fare una delle tantissime e ben fatte biografie ; spero però di avere bene messo in evidenza alcuni aspetti di Virgilio Guidi : un grande interprete della cultura del ‘900 , un pittore di successo che ha avuto grandi riconoscimenti in vita , un grande pittore che è partito verso la sua lunga carriera con il piede giusto.
Prima il momento accademico di studio , quindi , per tutta la vita , continua attenzione a tutti i movimenti culturali che si sono susseguiti nel secolo , portando il suo geniale contributo , restando però sempre fedele alla sua personalità che gli ha permesso di cogliere in ogni tempo spunti interessanti da innestare nella sua continua ricerca intellettuale ed emotiva che ha trasferito in grandi capolavori della pittura. 



Pubblicato da Guidi Mauro suwww.neretto.blogspot.com

Gino GUIDI è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici.









Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà".
Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .
L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido.
I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo.
Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri .








Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica.
Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc.
Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela.
Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13.
Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :

Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana.
Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…
Piero Caprile


.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…
Nivalco Provenzale

I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile.
La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette.
Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .


Cosa aggiungere a questa biografia  un ricordo , un saluto  e un dono  che  proviene da tutti quelli che gli hanno voluto bene e lo hanno apprezzato come artista e come uomo :




il suo ultimo quadro , solo iniziato con il suo inconfondibile tratto  del disegno a carboncino, che doveva rappresentare un soggetto da lui amatissimo “ la nave Vespucci “ .


1° mostra fotografica di vita militare a Livorno nel primo 900'.


 
La locandina , bella da vedere , commemora  una mostra fotografica denominata 1900  Militari a Livorno
 
Tra le  foto esposte  al pubblico dal 4 giugno all'11 giugno 1987 , 50 riproduzioni originali e rare di mio zioTerramocci Alberto

Pittore Guidi Guido

Guido Guidi , pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".

 

Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera
 Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

 Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.

 

Le vignette di Mauro Guidi












Questo quadro vale diversi milioni di dollari ma come va appeso ?


 

Mark Rothko nato in Lituania a Daugavpils25 settembre1903 e morto suicida a New York25 febbraio1970 è stato un pittore astrattista americano la cui fama e' cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti piu' costosi al mondo. Un suo quadro "White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)" e' stato venduto nel Maggio 2007 da Sotheby's New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari .


Attualmente a Londra presso la Tate Gallery sono esposti alcuni suoi famosi dipinti tra i quali il celebre "Black on Maroon" che rappresenta una serie di strisce nere su uno sfondo rossiccio e ocra. Il pittore , a scanso di equivoci , aveva indicato la giusta esposizione del quadro sulla parete : le strisce debbono apparire in senso orizzontale; mentre invece nella personale alla Tate Gallery il quadro è stato appeso con le strisce in senso verticale. 

Errore o una scelta ben determinata del curatore della mostra?

 
 

"FINALMENTE LA FELICITÀ " : IL NUOVO FILM DI PIERACCIONI NELLE SALE IL PROSSIMO NATALE


I films come la moda anticipano le stagioni . Passerelle della moda in estate per presentare le collezioni del prossimo inverno , attori e registi al lavoro in primavera- estate sul set ( in questo caso in Sardegna al Forte Village Resort ) per presentare a Natale il nuovo film. L'attore e regista Leonardo Pieraccioni è al lavoro per costruire il suo film : in questo caso racconta la storia di un professore di m usica di Lucca ( lui ) che presentandosi alla trasmissione televisiva " C'è posta per te " di Maria De Filippi , scopre che sua madre ormai defunta aveva fatto un'adozione a distanza di una bambina brasiliana. La bambina ormai è una bellissima modella ( Adriana Romero ) e .......
Tanti compagni valorosi sul set : Rocco Papaleo , Thyago Alves, Andrea Buscemi , Shel Shapiro , Michela Andreozzi e Maurizio Battista. La sceneggiatura è stata scritta da Leonardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi e la regia è del simpatico attore toscano.
 

Le mie fotopoesie

LE FOTOPOESIE

Forse sono sempre esistite- Per questo la mia non è una rivendicazione della paternità delle " fotopoesie " ma solo una precisazione.

Secondo me si tratta solamente di una foto sulla quale l'autore scrive un pensiero ,più o meno articolato, che rafforza l'elemento poetico che già scaturisce dall'immagine.

I FRUTTI DOLCI DEL PICCOLO MONDO : IL MIO GIARDINO

I frutti dolci del  piccolo mondo : il  mio giardino 
albicocche nate da un albero disegnato dalla voglia di esserci per sovrastare desideri e gioie di grandi e piccini. Livorno 29 giugno 2011

FOTOPOESIA

Fotopoesia 
Semplicemente una foto con una poesia

Non buttare via la poesia!

Una storia che si racconta da sola con una casuale foto scattata per strada.
Un bambino ha perso l’amico dei suoi sogni e qualcuno lo ha "riposto" nel cestino dei rifiuti? Oppure un adulto, deluso dall’unico amico di una vita chissà per quali colpe, lo ha punito in modo crudele? 

Ma c’è anche una versione ottimistica: ho semplicemente colto in una bella mattina di primavera il "puffo della poesia" appollaiato in un posto inusuale.

L'AUTORE DEL SITO

L'AUTORE

 
Mauro Guidi
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Biologo , web-writer di scienza 

e teatro. Free-lance e vignettista.

mauro.guidi12@gmail.com



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