L'EVENTO :ciò che è accaduto o potrà accadere HOME
Quando un tragico evento , dopo anni di indagini ed atti processuali ,non ha una esatta ricostruzione dei fatti e delle relative responsabilità, non può essere dimenticato .
L’evento Moby PrinceCosa accadde : il traghetto Moby Prince nella notte del 10 aprile 1991 , davanti al porto di Livorno , entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Un tragico bilancio : un unico superstite e 140 morti.
Gravi ritardi nei soccorsi , responsabilità ancora non ben chiarite, misteri sussurrati tra possibili verità e leggende metropolitane , perfino il sinistro scafo incendiato ma ancora galleggiante, è rimasto per anni sotto sequestro nel porto di Livorno finchè nel 1998 è quasi affondato mentre era attraccato in banchina. Recuperato e dissequestrato, sarebbe stato avviato allo smantellamento in un porto della Turchia e precisamente ad Aliaga.,ma si parla anche ( dichiarazione di Roberto Saviano duranta la trasmissione Che tempo fa ) di uno smaltimento del relitto operato da un clan camorristico. Piove sul bagnato ! Giallo nel giallo ! e la storia continua….
Cosa potrà accadere :nel 2009, l'associazione dei familiari delle vittime, in una lettera indirizzata al Presidente Giorgio Napolitano, chiede di inoltrare al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama la richiesta di rendere pubblici i tracciati radar, le immagini satellitari, o altro materiale in possesso delle autorità americane della rada del porto di Livorno durante le ore del disastro del Moby Prince. Nell'aprile 2009 , l'onorevole Ermete Realacci ha presentato una nuova interrogazione parlamentare riguardo il coinvolgimento di altre navi, in particolar modo imbarcazioni militari americane presenti la notte della tragedia nel porto di Livorno, e riguardo la presenza mai accertata definitivamente dei tracciati radar e delle comunicazioni radio registrate a Campo Darby .Nel giugno del 2009 , a seguito delle indagini riaperte dalla procura, viene sentito nuovamente come persona informata sui fatti il mozzo di bordo Alessio Bertrand, unico sopravvissuto al rogo Nel Luglio del 2009, su richiesta della magistratura, sono state eseguite scandagliature della zona di porto in cui è avvenuto lo scontro, e stando alle prime indiscrezioni, sarebbero emersi alcuni reperti utili alle indagini . Nuove indagini , altre prove ? Si arriverà mai a conoscere la verità ?
L'evento Tesoro di Dongo
Cosa accadde : E’ venerdì 27 aprile 1945 , una colonna formata da auto e camion viene fermata dai partigiani sulla strada tra Musso e Dongo . Ci sono civili e soldati , milizie fasciste e soldato tedeschi .Viene riconosciuto Benito Mussolini , subito arrestato e vengono fuori se grosse valigie che il comandante della 52° Brigata Garibaldi , Capitano " Neri " ordina di portare nel comune di Dongo. Da qui inizia il mito " del tesoro di Dongo " che , se mai esistito , non è più stato trovato. E’ finito nel caveau della Banca d’Italia o nelle casse dell’allora PCI ? Da non confondere con il così detto "tesoro del Duce " del quale nel 1999 ne è venuto fuori notizie e curiosità riportate in questo articolo apparso sul quotidiano " Il Messaggero " il 20 novembre 1999 :
I beni di Mussolini sequestrati 50 anni fa Aperte ieri le casse con gli oggetti appartenuti al leader fascista, custodite al ministero del tesoro. E la famiglia chiede la restituzione Un collare e una tuta nel "tesoro del Duce" NESSUNO, certo, si aspettava di ritrovare tracce dell'oro di Dongo, ma non c'era nemmeno il cappotto della fuga, fra gli oggetti - alcuni preziosi - sequestrati a Mussolini e ai suoi gerarchi, e rimasti imballati per oltre mezzo secolo nei caveau del ministero del Tesoro. Il "tesoro del Duce" - trasferito a Roma, nel palazzo di via Venti Settembre, fin dall'estate del 1953 e inventariato nell'ottobre successivo, proveniente dalla prefettura di Como che lo custodiva dal 1945 - era conservato in quattro "depositi" che sono stati aperti e presentati ieri mattina in una conferenza stampa. Del cappotto di Mussolini era corsa voce come anticipazione di questa "riscoperta", ma è stato invece trovato - come indumento - qualcosa di più legato agli anni ruggenti del duce: quando, secondo l'aneddotica più accreditata, lui si prendeva lo sfizio di sfrecciare di notte in motocicletta lungo la "fettuccia" di Terracina, quel tratto rettilineo della via Appia risanato dalla bonifica dell'Agro Pontino. Nel "deposito" numero 871, catalogato il 16 ottobre '53 (un sacco, dissigillato come gli altri "colli" con una prassi burocratica che sembra un cerimoniale, alla presenza, fra gli altri, del "detentore della terza chiave della Tesoreria centrale dello Stato"), si è trovato proprio un casco da motociclista, di quelli morbidi allora di moda, in tela grigio-azzurra e foderato di pelliccia d'agnello; insieme con una tuta blu, da meccanico, e una copertina militare, tipo plaid. Appartenevano davvero al duce-centauro, o saranno stati di un meccanico vero di sua fiducia? Nessuno saprà mai dirlo, perché le puntigliose etichette che accompagnano l'inventario di questi cimeli non possono spiegarlo. Sempre del 16 ottobre '53, numero 873, una cassa di legno contenente numerosi pacchetti avvolti in carta da imballaggio: ne spuntano fuori, tra l'altro, un lingotto d'argento, due binocoli da teatro, una penna a forma di foglia, due macinini per sale e pepe, due orologi (da polso e da taschino), 23 monetine d'argento, una piccola monetiera a forma di cuore (dono galante, da chi, per chi?) e sette portasigarette di vario metallo. Questi ultimi difficilmente attribuibili a Mussolini, che per l'ulcera non poteva fumare; per cui non sarebbero suoi nemmeno due piattini porta-cenere, emersi dalla stessa cassa, né un astuccio con bocchino d'argento e osso a forma di ghianda, trovato nel "deposito" numero 884, del 17 ottobre '53. Questa è una "bisaccetta senza cucitura" (spiega l'inventario) dove, fra trentadue oggetti, ci sono quelli di maggior valore. Spicca su tutti il collare d'oro dell'Annunziata (il più prestigioso ordine cavalleresco della monarchia sabauda e del Regno d'Italia, istituito fin dal 1364 da Amedeo VI di Savoia, come Ordine del Collare): storica testimonianza di quando il duce godeva della stima, se non simpatia, del re. E poi c'è una decorazione, di foggia persiana, in oro, argento, brillantini e rosette di diamanti a smalto; altre decorazioni, germaniche, in oro, platino e brillanti; una medaglia d'oro dell'Accademia Navale; una d'argento dorato con l'effigie di Gesù Bambino; e un ricordo di famiglia, in avorio, con scritto "A Donna Rachele Mussolini". L'ultimo "deposito", numero 885, sempre del 17 ottobre '53, consiste in un cofanetto di ferro a due chiavi, contenente un fermaglio a forma di colomba, cinque banconote da un marco tedesco, un biglietto da dieci dracme greche, e pure un biglietto fasullo da un dollaro Usa (con slogan di propaganda alleata); oltre a un vaglia della Banca d'Italia di 9.963 lire e dieci centesimi, del 23 febbraio 1946, intestato ad un avvocato e non quietanzato. Proprio alla Banca d'Italia, sotto il cui controllo sono passate da un anno le competenze della Tesoreria, sarà ora trasferito il "tesoro Mussolini", con la più burocratica intestazione di "oggetti di pertinenza dell'ex duce". La stessa sorte toccherà ad altre giacenze dei caveau del ministero del Tesoro: decine di "depositi" di varia provenienza (compresa una collezione di monete d'oro), riemersi in seguito al decreto che ne ha attribuito appunto la competenza alla Banca d'Italia. Ma non si sa ancora quale ne sarà la definitiva destinazione, dal momento che la famiglia Mussolini rivendica quegli oggetti "di pertinenza". E non sarebbe nemmeno da meravigliarsi se - in tempi di revival feticistici - finissero, per un verso o per l'altro, in qualche casa d'aste. Per la maniacale delizia di collezionisti, non necessariamente nostalgici del duce. Cosa potrà accadere : E' ovvio che se questo tesoro di stato ( tesoro di Dongo ) davvero esiste deve essere restituito al legittimo proprietario che è il POPOLO ITALIANO. Quindi dovrebbe tornare nei forzieri del Ministero del Tesoro.
Un aereo scomparso nel 2008 in Venezuela : ad oggi ancora un mistero ! Casualmente oggi 8/10I2010 ho visto in televisione su RAI 1 alle ore 14,50 circa un programma dal titolo " Se ...a casa di Paola " condotto da Paola Perego. Erano presenti alcuni ospiti , tra i quali due signore , madri di due giovani ( italiani ovviamente ) scomparsi durante questo tragico volo le quali hanno denunciato con forza e disperazione il " muro di gomma " che si è creato intorno alla vicenda . Sia le autorità venezuelane che quelle italiane non sono in grado, ad oggi , di fornire una spiegazione plausibile di quanto accaduto . Sembra , così hanno dichiarato le due donne , che la Farnesina con il 21 ottobre prossimo , riprenda le indagini. Riporto di seguito in maniera integrale l'articolo pubblicato da Repubblica il 19 gennaio 2008 che descrive in maniera esatta i fatti .
L’aereo Fantasma di Los Roques Era già successo dieci anni fa. Nelle stesse acque intorno all’arcipelago de Los Roques, davanti a Caracas, in Venezuela. Un piccolo aereo da turismo con 4 passeggeri precipita in mare trascinando sul fondale un avvocato di Amnesty International, un suo amico australiano ed una coppia di giovani sposi veneti, Mario Parolo e Teresa de Bellis. Iniziano le ricerche; viene recuperato solo il corpo dell’amico dell’avvocato ma nessuno riesce a recuperare gli altri cadaveri.4 gennaio 2008: stessa rotta, stesso incidente. Un bimotore con a bordo 14 passeggeri scompare dai radar dell’aeroporto sull’isola di Gran Roque. Tra i dispersi ci sono otto connazionali. Sono trascorse quasi due settimane: è stato recuperato solo un corpo, quello del co-pilota. Degli altri nulla. Neppure il rottame è stato individuato.Due incidenti quasi fotocopia, “ma questa volta non vogliamo che cada il silenzio sulla morte dei nostri cari”. I famigliari degli scomparsi hanno aperto un sito con il nome dei loro cari, stefanoefabiola.org, e in dieci giorni hanno raccolto quasi diecimilacontatti. Una grande platea di amici e conoscenti che vogliono sapere, chiedono notizie, rilanciano agenzie venezuelane e annunciano servizi giornalistici sulle televisioni nazionali.Non credono che l’aereo sia caduto in mare: ipotizzano che sia stato sequestrato da bande di narcotrafficanti o che i sopravvissuti siano finiti su un’isola deserta e che vivano di stenti in attesa dei soccorsi. “Troppi misteri”, dicono i parenti degli scomparsi. Un collega di Stefano Fragione, il ragazzo in viaggio di nozze insieme alla moglie Fabiola, di dubbi ne ha molti: “Come mai ventiquattro ore dopo la tragedia, il cellulare di Fabiola è squillato libero nonostante dovesse essere in fondo al mare? E poi: c’è chi dice che il telefono della madre del pilota abbia ricevuto una telefonata dal figlio il giorno dopo la tragedia. Come poteva succedere se suo figlio era precipitato con l’aereo ventiquattro ore prima? Davvero le autorità venezuelane hanno fatto di tutto per scoprire cosa è successo quel giorno? Oppure il timore che certe cose possano disturbare l’industria del turismo fanno tacere chi conosce la verità?”.Dopo 78 ore di volo, le ricerche con gli aerei sono state sospese; ora a cercare i corpi c’è solo una nave oceanografica che in un’area di 5.000 chilometri quadrati tenta di rintracciare con il sonar i resti dell’aereo. “Se ci andassero anche le nostre unità militari – ripetono i famigliari dei dispersi – forse Stefano e Fabiola e tutti gli altri, li avremmo già trovati. Su qualche fotografia scattata dai satelliti spia potrebbero esserci informazioni utili, ma nessuno vuole darci quelle immagini”.Chavez in persona si è impegnato a fare tutto il possibile. Il presidente venezuelano si è incontrato un paio di giorni fa con il presidente della Camera Fausto Bertinotti a Caracas e gli ha promesso che le ricerche proseguiranno. Il generale Antonio Rivero, responsabile della Protezione civile venezuelana, appena due mesi fa era a Roma e con il ministero degli Esteri italiano ha stretto un patto di collaborazione che ha rinnovato in questi giorni. “Sta facendo l’impossibile per trovare i nostri connazionali”, ha confidato Elisabetta Belloni, capo dell’Unità di crisi della Farnesina.La magistratura venezuelana ha aperto un’inchiesta sulla scomparsa dell’aereo e qualcosa è già emerso. Ad esempio, che i tabulati dei cellulari del pilota e del co-pilota, entrambi venezuelani, dimostrano che i telefoni hanno taciuto in concomitanza con l’ora del decollo del bimotore. Per verificare i tracciati dei portatili italiani in tasca ai nostri otto connazionali bisognerà attendere ancora ma la famiglia degli sposini romani ha presentato un esposto in Procura e il magistrato ha assicurato che ordinerà al più presto un riscontro.Erano le dieci del mattino, le 15 in Italia, quel maledetto venerdì 4 gennaio. Sul Let-410 della compagnia Transaven decollato da Caracas per le isole Los Roques sedevano due piloti e 14 passeggeri: una famiglia trevigiana – Paolo Durante, quarantenne; sua moglie Bruna Guernieri e le loro figlie Sofia e Emma di sei e otto anni – Annalisa Montanari, 42 anni e Rita Calanni Rindina, 46, entrambe residenti a Bologna, e i romani Stefano Frangione e Fabiola Napoli in viaggio di nozze. Insieme a loro altri sei passeggeri – un cittadino statunitense e cinque venezuelani che si erano aggiunti agli altri poco prima del decollo. Dieci giorni dopo, ad una decina di miglia al largo della penisola di Paraguanà, nello stato di Falcon, a circa 300 chilometri dalla capitale Caracas, alcuni pescatori recuperarono il corpo del co-pilota Osmel Avilia, riconosciuto attraverso le impronte dentarie. Accanto galleggiava il giubbotto di salvataggio con la luce stroboscopica in dotazione al personale di volo. (fine)
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Il pittore Virgilio Guidi è nato a Roma nel 1891 , non è parente prossimo dei pittori Gino , Guido e Bruno Guidi anche se il ceppo toscano è stato presente nel suo Dna dal momento che i genitori erano di origine toscana.
















