LE MOSTRE DI IERI HOME



Rassegna di vecchie mostre   di successo :






Seraphine  De Senlis       : il Ligabue in gonnella




 Una sguattera, che per una ricca famiglia del luogo svolge le più umilianti faccende domestiche, si rintana nella notte nella sua piccola mansarda. Ha preso del sangue in una macelleria, scavato la terra da un piccolo corso d'acqua, raccolto bacche dai cespugli del bosco. E' una  strega che usa quelle sostanze per i suoi riti magici? Niente di tutto ciò, Seraphine è una pittrice, autodidatta, che utilizza la terra, il sangue, le bacche per dipingere i suoi quadri. Questa è Seraphine  , pittrice pre-naif nata  nel 1864 nella profonda campagna francese e morta  in circostanze drammatiche  in manicomio nel 1942 , dopo avere passato praticamente 10 anni sena  potere pitturare.




Una mostra nel 2008 al museo parigino Maillol  da finalmente visibilità a questa artista praticamente sconosciuta ma oggi per merito di due iniziative , un film ed un libro , finalmente  le sarà restituita  la notorietà che merita.   Il film che si chiama " Seraphine " sarà nelle sale dal 22 ottobre 2010 con la regia di Martin Provost  ed il cast composto da Yolande Moreau e Ulrich Tukur 

 . Il fim  ambientato nella cittadina di Senlis nel 1913 racconta l'incontro del collezionista  Wilhelm Uhde con Seraphine che svolge l'umile mansione di serva nella sua casa. Il libro  dal titolo " Seraphine.La vita sognata di Seraphine de Senlis " di Cloarec Francoise che uscirà nelle librerie alla fine del mese di ottobre 2010  parla della intera  vita drammatica della pittrice.



manifesto del film " Seraphine "








CHARDIN. Il pittore del silenzio


Ferrara, Palazzo dei Diamanti 17 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011
Madrid, Museo Nacional del Prado 28 febbraio – 29 maggio 2011










«Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento.» Con queste parole, Jean Siméon Chardin (1699-1779), contrapponendosi alle regole accademiche allora in voga, sintetizzava il suo modo, all'epoca rivoluzionario, di fare arte.

A questo grande protagonista del Settecento, uno dei più straordinari pittori di tutti i tempi, Ferrara Arte dedica dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 un'importante mostra, la prima mai consacrata all'artista nel nostro paese. L'esposizione è organizzata in collaborazione con il Museo del Prado di Madrid, che la ospiterà dopo il debutto a Ferrara, ed è curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto di Chardin, Accademico di Francia e Presidente-direttore onorario del Musée du Louvre.

Chardin è stato uno dei più originali artisti del suo tempo. Egli infatti rifiuta, sin da giovanissimo, i percorsi didattici accademici ed è uno dei pochi a non aver mai effettuato il viaggio in Italia. Inoltre, tra tutti i generi pittorici evita proprio quelli che nella Francia del secolo dei lumi sancivano la fortuna degli artisti, e cioè i dipinti di soggetto storico o mitologico. Nonostante ciò, nel 1728 l'Accademia reale di pittura e scultura – alla quale Chardin aveva sottoposto la sua candidatura presentando le proprie prime impressionanti nature morte – riconosce la sua qualità e lo accoglie nei suoi ranghi come pittore specializzato «nella raffigurazione di animali e frutta». La scelta del genere della natura morta, allora considerato minore, non ne vincola il successo e Chardin si impone presto sulla competitiva scena parigina.

Nel corso del decennio successivo, egli estende la propria ricerca anche alla figura, con esiti ancora una volta impressionanti. Infatti, ad una pittura dedita a rappresentare la contemporaneità attraverso la descrizione della vita di corte, Chardin oppone un'altra realtà: scene di interni in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese sono raffigurati nelle più semplici attività di tutti i giorni. Ogni dettaglio ornamentale è bandito, la pittura diviene poesia del quotidiano, un mezzo per esaltare con sensibilità i gesti delle persone comuni che Chardin trasforma in grandi protagonisti della sua epoca. Nascono così capolavori come 
Il garzone d'osteriaLa governante o Il giovane disegnatore ai quali si affiancano le toccanti raffigurazioni delle attività ludiche dei giovani come le Bolle di sapone, la Bambina che gioca col volano o il Bambino con la trottola. In ciascuna di queste opere, attraverso una tecnica pittorica stupefacente, incentrata sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce, l'artista riesce a trasmettere all'osservatore l'emozione provata di volta in volta di fronte al soggetto.

È con questo spirito che Chardin continuerà a dipingere, anche quando, tornato alla raffigurazione di nature morte, realizza capolavori come il 
Mazzo di garofani, tuberose e piselli odorosi di Edimburgo, riguardo alla quale Charles Sterling, uno dei più grandi storici dell'arte del secolo scorso, scrisse: «Chardin è con Poussin e Claude Lorrain l'artista francese anteriore al XIX secolo che ha avuto la maggiore influenza sulla pittura moderna. Certe ricerche di Manet e di Cézanne sono inconcepibili senza Chardin. Sarebbe difficile immaginare qualcosa di più "avanzato" nella composizione e nel trattamento pittorico del Vaso di fiori di Edimburgo. Esso sorpassa tutto ciò che dipingeranno in questo genere Delacroix, Millet Courbet, Degas e gli impressionisti. Solo in Cézanne e nel suo seguito si può pensare di trovare tanta forza in tanta semplicità.»

Il successo della pittura di Chardin è sancito anche dalle reazioni del pubblico alle tele che l'artista espone al Salon a partire dal 1737. Ad accoglierle con entusiasmo fu anche gran parte della critica, ad esempio una celebrità come Denis Diderot, che nel 1763 osanna pubblicamente il realismo delle nature morte del pittore. Chardin è molto apprezzato anche dal re di Francia Luigi XV, al quale dona la 
Madre laboriosa e ilBenedicite, ricevendo in cambio la stima del sovrano e, nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al Louvre.

Verso il 1770 i problemi di salute lo inducono a rallentare l'attività e ad abbandonare progressivamente la pittura ad olio. Tuttavia, senza perdersi d'animo, l'anziano maestro inaugura una nuova stagione della sua arte dando vita, con la delicata tecnica del pastello, a ritratti di straordinaria intensità psicologica. Con queste opere si conclude la lunga carriera di un artista che per tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo per conoscere la realtà e rappresentarla, e che, evitando i contenuti aneddotici, ha raggiunto un'arte senza tempo che riflette un'armoniosa perfezione tra forma e sentimento.


L'aver elevato gli oggetti di uso quotidiano e i gesti delle persone comuni a materia di rappresentazione artistica e la sua straordinaria tecnica pittorica fanno di Chardin uno degli artisti più amati da pittori moderni come Cézanne, Matisse, Morandi e Paolini. Per non dire di Vincent Van Gogh che lo riteneva «grande come Rembrandt». 

La mostra di Ferrara e Madrid offrirà l'occasione di ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico di Chardin attraverso un'ampia selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo tra le quali emerge, per numero e qualità dei dipinti concessi, ben dieci capolavori, l'eccezionale collaborazione con Louvre. 

CHARDIN. Il pittore del silenzio

La mostra, a cura di Pierre Rosenberg, è organizzata da Ferrara Arte e dal Museo Nacional del Prado di Madrid, in collaborazione con le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, il Comune di Ferrara, la Provincia di Ferrara, la Regione Emilia-Romagna, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, la Cassa di Risparmio di Ferrara, ENI e Parsitalia Real Estate.







GHIRLANDAIO


Una famiglia di pittori del Rinascimento

tra Firenze e Scandicci


21 novembre 2010 - 1 maggio 2011





                                                                                                                 Domenico Ghirlandaio, I santi Jacopo, Stefano e Pietro - Firenze, Galleria dell'Accademia

La mostra presenta una spettacolare raccolta di alcune delle più belle opere del clan Ghirlandaio: il capostipite Domenico, i fratelli David e Benedetto, il figlio Ridolfo, gli allievi (tra cui Lorenzo di Credi e Granacci) e quanti si formarono nella loro bottega, che operò per circa un secolo, dalla seconda metà del Quattrocento alla prima del Cinquecento.

La sede principale dell’esposizione si trova nelle bellissime sale, di recente rinnovate, del Castello dell’Acciaiolo a Scandicci.In parallelo alla mostra, un affascinante percorso tra chiese, abbazie e piccoli musei del nord ovest di Firenze conduce il visitatore sulle tracce dell’attività artistica dei Ghirlandaio nei vari territori in cui furono operosi.

L’itinerario tocca la millenaria Badia di S. Salvatore e S. Lorenzo a Settimo a Scandicci: la mano di Domenico si riconosce negli splendidi pennacchi affrescati dell’abside e in una suggestiva Adorazione dei Magi.
Nel comune di Campi Bisenzio da non perdere il ciclo di affreschi con cui Domenico impreziosì la navata della Chiesa di Sant’Andrea a San Donnino. 

A chiudere il percorso sarà un omaggio al pittore allestito a Firenze in Palazzo Medici Riccardi.

Note biografiche :

Domenico Ghirlandaio, il capostipite  , si chiamava realmente  Domenico Bigordi  . A  lui ed a tutti i membri della sua famiglia fu  dato  il  soprannome di  “ Ghirlandaio “  perché il padre di Domenico, valente orafo , era particolarmente bravo  a  fare  monili a forma di ghirlanda.
Il territorio di origine di Domenico fu Scandicci  , ma nella prima metà del quattrocento tutta la sua famiglia si trasferì in Firenze  all’epoca capitale mondiale ( ma secondo me anche oggi )  dell’arte per dare impulso e sviluppo alla sua “ bottega “. 





Lo sapevate che Topolino ha due papà ?

 

Walt Disney che tutti conoscono , in realtà ideatore dei testi e Ub Iwerks , disegnatore , che materialmente realizzò il primo disegno di Michey Mouse , quello in versione con le gambe fini e i pantaloncini corti ( per capirsi ).

 

Il debutto del famoso Topolino avvenne il 18 novembre 1928 al Colony Theatre di New York nel cortometraggioSteamboat Willie e da allora è sempre rimasta in mente la paternità di Walt Disney , mentre tutti hanno scordato il nome dell’altro realizzatore.

 

 

 

 

Mi sembra giusto ricordare quindi che Bologna gli rende omaggio nell’ambito del Futur Film festival dal 27 gennaio al 1 febbraio 2009 con una retrospettiva ed un incontro con i nipoti Leslie e Mark Iwerks.

 

Fattori allievo e insegnante dell’Accademia delle

Belle Arti di Firenze

 

Giovanni Fattori frequenta in due diversi momenti della sua vita l’Accademia delle Belle Arti di Firenze : prima come giovane studente dal 1846 al 1852 dopo dal 1869 come professore di pittura. Oggi l’Accademia propone una eccezionale mostra del grande maestro livornese ( 130 opere ) con dipinti, acqueforti ,disegni ed incisioni che ripercorrono 60 anni della vita artistica di Fattori oltre a riproporre al visitatore la storia di questa celebre accademia gustando l’eccezionale vista sulla Biblioteca, sul Cenacolo e sulla seicentesca Cappellina di Giovanni da San Giovanni. Alcune opere esposte illustrano il vissuto dell’Accademia in quegli anni reso ancora più vivo visitando l’aula dove Fattori tenne lezione negli ultimi anni. Firenze- Accademia delle Belle Arti dal 19 settembre al 23 novembre 2009

 

Dal 23 novembre 2008  la Madonna del cardellino di Raffaello   esposta a

Palazzo Medici  Riccardi ( FI)  dopo un accurato restauro.

 

 

La Madonna del cardellino , è un capolavoro di Raffaello realizzato nel 1506 con tecnica ad olio su tavola ( 107x77 cm) su commissione del fiorentino Lorenzo Nasi in occasione del suo matrimonio con Sandra Canigiani.

Ma già dopo pochi anni , nel 1547 la tavola fu severamente danneggiata dal crollo di Palazzo Nasi in via dè Bardi in seguito a smottamenti dovuti a piogge torrenziali ( c’erano già problemi ambientali ?) per cui furono subito necessari  interventi di restauro eseguiti , forse , da Ridolfo del Ghirlandaio. Immaginate quindi la complessità del lavoro di ripulitura del quadro effettuato nel laboratorio dell’Opificio per otto anni da Patrizia Riitano sotto la

direzione di Marco Ciatti , per fare riemergere l’originale stesura .








Michelangelo giovane: il crocifisso ritrovato

 

 

E’ il titolo della mostra inaugurata il 23 dicembre scorso e visibile a Montecitorio nella Sala della Regina fino al 23 gennaio 2009 con ingresso libero. Il crocifisso esposto è un’opera in legno di Michelangelo Buonarroti acquistato dal Ministero dei Beni Culturali per 3 milioni 2 250 mila euro e mostra eccezionale correttezza anatomica e proporzioni perfette . Dal 23 gennaio il crocifisso sarà custodito nel museo fiorentino del Bargello



A Evian in Francia presso il Palais Lumière sino al 21 settembre 2008 una

interessante mostra di Jules Chéret dal titolo " Lo spirito e la grazia ".

 

 

Sono esposti 120 opere ( dipinti, disegni , decorazioni ) del grande maestro Chéret ( 1836-1932) che secondo i critici è il padre dell " affiche moderna " . ( manifesti ). Figlio di un tipografo, Jules Chéret inizia la sua attività come apprendista presso un litografo parigino ,tra il 1859 e il 1866 compie un viaggio di studio e poi un lungo soggiorno a Londra per approfondire la conoscenza dei procedimenti tecnici di stampa litografica a colori.

Nel 1866, torna a Parigi dove vi apre un proprio stabilimento con macchinari di fabbricazione inglese e inizia a produrre una serie notevole di manifesti di grande formato per la committenza più disparata: cabaret, teatri d'opera, caffè-concerto, circhi e parchi di divertimento. gallerie d'arte, giornali, grandi magazzini, ditte commerciali, ecc. Jules Chéret è un artista completo che si dedica inoltre anche alla pittura , al disegno ed alla decorazione..


L'influenza dei maestri fiamminghi  nella Firenze del '400.

 

Giovedì 19 giugno 2008 si inaugura ufficialmente una grande mostra alla presenza di molte autorità olandesi ed italiane ,per celebrare l’importanza delle scuole pittoriche dei Paesi Bassi in Italia nel quattrocento , in particolare a Firenze presso la corte dei Medici. Firenze e gli antichi Paesi Bassi (1430 - 1530) Tra Jan van Eyck e Raffaello Palazzo Pitti, Galleria Palatina | 20 giugno - 26 ottobre La pittura con la tecnica ad olio ottiene in quel periodo grandi risultati con Jan van Eyck , imitata da molti altri maestri del Nord Europa che trovano facile mercato nella Firenze che aveva già accreditato molti suoi emissari commerciali e bancari a Bruges . Questi “fiorentini all’estero “ agirono già in quei tempi da intermediari artistici acquistando opere destinate a dar lustro alle chiese, ai palazzi, alle ville fiorentine, o alle loro proprie abitazioni e cappelle in Firenze e al Nord. La presenza a Firenze di capolavori di Jan van Eyck, Rogier van der Weyden, Hans Memling, nonché di vari altri maestri degli antichi Paesi Bassi, e in particolare l’opera più celebre e più monumentale, il Trittico Portinari di Hugo van der Goes arrivato nella chiesa di Sant’Egidio nel 1483, ebbe grande risonanza nell’ambiente artistico locale. Dal Beato Angelico e da Filippo Lippi a Botticelli, Leonardo, Perugino e Ghirlandaio, da Lorenzo di Credi a Fra’ Bartolomeo, fino a Raffaello, Andrea del Sarto e Pontormo ebbero modo di apprezzare e confrontarsi con questi nuovi stili pittorici. La mostra si propone di offrire una panoramica delle opere neerlandesi presenti a Firenze nel periodo 1430-1530, attraverso una scelta mirata di capolavori dei grandi maestri da Jan van Eyck a Luca di Leida, commissionati e acquistati dai banchieri e mercanti fiorentini impegnati per i loro affari a Bruges. La mostra propone insieme una serie di dipinti e miniature di artisti fiorentini contemporanei, per illustrare la risposta (anzi le risposte) degli artisti locali con proprie soluzioni pittoriche . ( opere di Andrea del Castagno, del Ghirlandaio, del Botticelli, del Perugino, di Raffaello).. La mostra celebra anche il cinquantesimo anniversario dell’Istituto Universitario Olandese di Storia dell’Arte a Firenze, durante il mezzo secolo della sua esistenza, questa istituzione ha fatto dello studio sistematico dell’arte fiamminga e olandese nei suoi rapporti reciproci con l’arte italiana, una fondamentale e costante componente del suo programma di ricerca. Il confronto diretto fra capolavori delle scuole pittoriche fiorentine e degli antichi Paesi Bassi nel periodo scelto, che produsse opere tra le massime espressioni della pittura europea, viene proposto per la prima volta con il duplice scopo di verificare l’effettiva realtà dei reciproci influssi ma anche la sostanziale autonomia stilistica delle due scuole. Pochi giorni dopo , il 25 giugno 2008 sarà inaugurata una seconda mostra agli Uffizi sempre dedicata ai maestri olandesi e fiamminghi dal titolo Fiamminghi e Olandesi a Firenze Disegni dalle collezioni degli Uffizi che terminerà il 2 settembre 2008Con ingresso gratuito si potranno ammirare lavori di Luca de Leida, Jan Gossaert , Pieter Breugel il vecchio , Bartolomaeus Spranger, Mathijs e Paul Bril , Pietro Paolo Rubens , Anthonie Van Dyck ed altri.


Fantasia in convento

 

Tesori in carta e stucco dal seicento all'ottocento

 

A Firenze presso il Cenacolo di Fuligno dal 1 novembre 2008 al 6 gennaio 2009 Una mostra particolare ospitata nel Cenacolo di Fuligno, un tempo refettorio delle Terziarie francescane del Convento di Sant’Onofrio per fare conoscere capolavori di arte povera , fatti cioèutilizzando materiali " poveri " come carta colorata e stucco, eseguiti e provenienti da diversi conventi europei.. "Si tratta di una mostra originale e che suscita curiosità", dichiara Cristina Acidini. "Scopo della mostra è diffonderela conoscenza e risvegliare la sensibilità per opere povere per materiali, ma ricche per estro e fantasia, qualità che le rendono testimonianze preziose della nostra civiltà". Tali opere sono state sinora completamente ignorate e non tutelate. Inoltre, per mezzo di questa mostra, si intende valorizzare il Cenacolo di Fuligno, checontiene l’Ultima Cena, capolavoro di Pietro Perugino.


Da mercoledì 12novembre al 30 novembre 2008 una mostra :


La continenza di Scipione. Il tema della magnanimitas nell'arte italiana

 

Presso i Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico a Siena

 

 Nell'ambito della serie di incontri e appuntamenti ispirati al Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, nei Magazzini del Sale di Palazzo Pubblico, dal 12 al 30 novembre, sarà possibile visitare una mostra, a cura di Mauro Civai, con la collaborazione di Marilena Caciorgna, che si articola in cinque sezioni, sul tema della Magnanimitas raffigurata, nella Sala della Pace, come dispensatrice di onori e denaro. Alla Magnanimità del Buon Governo, si collega l'inserimentodell'immagine allegorica nel ciclo di Taddeo di Bartolo che si prospetta sulle pareti dell'Anticappella di Palazzo Pubblico, nell'atto di perdonare chi si arrende (con la mano sinistra accoglie il subiectus ai suoi piedi) e insieme "debellare i superbi" (con la destra rivolge la spada contro il ribelle). Alla virtù si riferiscono in basso tre protagonisti della storia romana (Curio Dentato, Furio Camillo, Scipione Africano) a ciascuno dei quali spetta il titolo di "vincitore" per avere sconfi tto popoli particolarmente bellicosi nei confronti dello stato romano: i Sanniti, i Galli, i Cartaginesi. Si tratta, dunque, in questo caso, della magnanimità dei condottieri", la Magnanimitas ducum. Scipione Africano, in particolare, dà prova del suo comportamento magnanimo dopo la conquista di Carthago Nova, la moderna Cartagena in Spagna. Quale bottino di guerra l'eroe riceve una fanciulla di mirabile bellezza, ma, saputo che è promessa ad un giovane principe celtibero, fatto chiamare il futuro marito, la riconduce a lui intatta, rifi utando anche il riscatto in oro a lui offerto dai genitori. L'episodio, fra i più rappresentati nell'arte italiana, è comunemente defi nito "Continenzadi Scipione". Fulcro della mostra, che si avvale di una serie di pannelli espositivi - in un originale allestimento di Andrea Rauch - è la tavola di Domenico Beccafumi, conservata nella Pinacoteca Nazionale di Lucca e databile verso la metà del terzo decennio del Cinquecento, che doveva far parte della decorazione di una camera, come dimostra il soggetto, la 'Continenza' appunto, destinato ad esaltare le virtù connesse al matrimonio. È più faticoso "superare se stessi che i nemici" e Scipione vince anche questa battaglia.

 

Georges Méliès  l'inventore del cinema fantastico

 

 

Un viaggio a Parigi ,una visita interessante per vedere fino al 31 luglio 2008 presso la Cinemathèque una mostra dedicata a Georges Méliès.

Fuori dal giro degli studiosi di cinematografia , pochi sanno chi era costui . Méliès in pratica è l’inventore del cinema fantastico , l’altra faccia del cinema creato dai fratelli Lumière i documentaristi della realtà .

Avete mai visto i preistorici film " L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat " oppure " L’uscita dalle fabbriche " ?

Vi rendete subito conto che i fratelliLumière avevano dedicato la tecnica cinematografica esclusivamente per riprendere fedelmente avvenimenti e situazioni della realtà circostante mentre Georges Méliès con il suo film " Viaggio nella Luna " è l’ideatore del film di fantasia , nelle rappresentazioni di situazioni ed ambienti ricreati per la fiction cinematografica. E’ ovvio che con lui nasce contemporaneamente la sceneggiatura e la tecnica inventiva di effetti speciali che si ritrovano già negli spettacoli di magia del diciannovesimo secolo.

Georges Méliès , come molti geni, aveva anticipato troppo i tempi : i suoi films piacciono poco e subisce nel 1912 un disastroso fallimento economico e morale che lo porta alla Gare Montparnasse a fare il venditore ambulante di dolcetti e giochini per bambini.

 



 

La forma del libro : 

dal rotolo al codice ( sec.III a.C. – XIX d.C.)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La scrittura su papiro , sulla pergamena di origine animale ed ancora prima su supporti in cera oppure addirittura su semplici cocci : l’uomo ha espresso così fino dai tempi più remoti la voglia di  trasmettere il proprio pensiero agli altri simili . L’idea di un contenitore  di scritti  ed immagini  : il libro  in tutte le sue forme ed espressioni , dal manoscritto al testo stampato.
Nel magnifico e suggestivo scenario della Biblioteca Medicea Laurenziana  torna a grande richiesta  a Firenze dal 6 settembre 2009 al 6 gennaio 2010  una mostra   già riproposta con enorme successo  dal 16 marzo al 30 giugno 2009 
 
 
 
 
 
 
 
 
Una esposizione  che illustra al grande pubblico, con pezzi provenienti esclusivamente dalle collezioni laurenziane, i materiali e le forme dei supporti della scrittura e del libro in particolare, presenti in Occidente ed Oriente nel periodo compreso tra i secoli III a.C. e XIX. 
 
 
 

 
 
 

La mostra è suddivisa in due distinte sezioni : nella prima sono messi in bella evidenza gli "ostraca " , frammenti di vasi di coccio usati come supporto alla scrittura ;lembi di rotoli di papiro con contenuto letterario, giuridico o ammin istrativo ;tavolette lignee cerate e plumbee fino ad un codice di pergamena del IV sec. d.C.


Nella seconda sezione sono esposti invece molti e preziosi manoscritti sotto forma di rotoli, pergamene e libri cartacei.

 

 

continua sfida alla nostra percezione.





Inganni ad arte.


                       Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo

 

Firenze, Palazzo Strozzi 16 ottobre 2009-24 gennaio 2010

 

La prima grande mostra italiana sull’illusione visiva

in un percorso spettacolare tra arte e scienza, realtà e simulazione

 

 

 

Pere Borrell del Caso (Puigcerdà 1835-Barcellona 1910)
In fuga dalla critica
1874
Dipinto su tela; cm 76 x 63

 

Per la prima volta in Italia una mostra racconta l’intrigante e spettacolare storia del

trompe-l’oeil
, ovvero

l’inganno ottico, l’eterna sfida tra la realtà e la sua simulazione, non solo nell’ambito della pittura ma nella

trasversalità che ha caratterizzato la sua diffusione nel percorso dell’arte europea, influenzando anche

l’arredamento, la moda, il design e la cucina.

Dal 16 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010

si svolgerà a Palazzo Strozzi a Firenze Inganni ad arte. Meraviglie del

trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo

. Una mostra che ripercorre l’affascinante vicenda del trompe-l’oeil,

cioè

l’arte di rappresentare come vero ciò che vero non è, in un percorso espositivo che esce da tutti i canoni come

il ragazzo nel quadro simbolo della rassegna: una figura che fugge da una cornice per esplorare nuovi modi di

sperimentare la realtà.

Immaginarie finestre su vedute urbane, piani di tavolo che invitano ad afferrare oggetti ingannevolmente

prensili,

vasellami, abiti, scarpe, bottoni travestiti in forme di animali e vegetali, sculture policrome che “danno vita” a cloni

sottilmente inquietanti: attraverso oltre

150 opere di pittura, scultura e arti applicate provenienti da diversi musei e

collezioni, lo spettatore avrà la possibilità di scoprire anche gli aspetti neuroscientifici che stanno dietro le opere

d’arte che hanno come tema l’illusione. Un percorso tra arte e scienza che coinvolge tutti i cinque sensi e conduce il

visitatore in un mondo parallelo di inganni non solo visivi ma anche olfattivi, tattili, uditivi, gustativi, con un senso

di gioco, spesso ironico, che ci riporta al significato profondo dell'illusione messa in scena dagli artisti. L’idea è

quella di far scoprire in prima persona allo spettatore i modi in cui il cervello umano può essere ingannato e il

piacere che si prova a essere coinvolti in questo.

Contemplando i capolavori di grandi maestri come

Tiziano, Velázquez, Mantegna, Tiepolo, Tintoretto, Turrell,

Pistoletto

si intende allo stesso modo gustare, toccare, udire, annusare in un viaggio sensoriale che rappresenta una continua sfida alla nostra percezione




Guercino la scuola, la maniera I disegni agli Uffizi
 


 

 

 

 



 
 

Una mostra a cura di Marzia Faietti e Giorgio Marini dedicata a Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino, visitabile , gratuitamente , fino al 22 febbraio 2009 . Il Guercino è senz’altro uno dei più grandi maestri del disegno italiano del Seicento e la raccolta del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi può vantare il possesso di un nucleo non comune di oltre settantacinque fogli molti dei quali derivanti dalla collezione del cardinale Leopoldo de’ Medici, che nell’arco di un quarto di secolo, dal 1650 al 1675, accumulò un’insuperata collezione di disegni antichi. La maggioranza dei fogli tratta studi di figura, preparatori per composizioni che riguardano l’intera carriera dell’artista, ma la collezione degli Uffizi è particolarmente ricca di opere grafiche eseguite all’inizio della sua attività, prima del suo importante soggiorno romano del 1621-1623, che rappresentò uno dei principali punti di svolta del percorso formativo del Guercino.. Nella mostra sono esposti anche altri disegni di artisti del suo studio : i nipoti Benedetto (1633-1715) e Cesare Gennari (1637-1688), mentre in una sezione relativa ai Tardi seguaci, imitatori e copisti spiccano i nomi di Livio Mehus, Antonio Domenico Gabbiani, Giuseppe Maria Ficatelli (o Figatelli), Francesco Bartolozzi, nonché del misterioso “Falsario del Guercino”.

 

Il Nuovo dopo la Macchia

origini e affermazione del Naturalismo toscano

MOSTRA ANTOLOGICA

Montecatini Terme

Terme Tamerici

16 luglio 2009 - 18 gennaio 2010

Il titolo della mostra sottintende al movimento pittorico dei Macchiaioli, esteso a quegli artisti di seconda generazione che presero parte al processo di riforma intellettuale e artistica che, a partire dalla metà degli anni cinquanta e con esiti rinnovati, fino all’ultimo decennio del secolo XIX, dette luogo a una vera rivoluzione estetica.Il titolo della mostra sottintende al movimento pittorico dei Macchiaioli, esteso a quegli artisti di seconda generazione che presero parte al processo di riforma intellettuale e artistica che, a partire dalla metà degli anni cinquanta e con esiti rinnovati, fino all’ultimo decennio del secolo XIX, dette luogo a una vera rivoluzione estetica.

 
 
 
 
 
 
 
 
La mostra si propone di rappresentare quanto avvenne in ambito artistico, in Toscana, dopo la macchia che – interrompendo bruscamente un lento processo di emancipazione che aveva mostrato tutti i suoi limiti chiudendosi alle istanze della modernità - ruppe gli schemi compositivi preconcetti e immobilisti dell’Accademia, operando una rigenerazione nel modo di fare e di intendere l’arte, portando un contributo stilistico e filosofico attraverso il quale l’artista assumeva coscienza del suo ruolo nella società.

Il progressivo degradare di una espressività misurata sulle formule cognitive dettate dai canoni classici, la ripresa delle maggiori opere del passato e il lento studio sugli antichi costituirono alcune tappe fondamentali della formazione dei giovani artisti che, in numero sempre crescente, uscirono dal buio degli studi per applicarsi alla rappresentazione del paesaggio, avvalendosi di un inedito procedimento didattico, rivolto - fenomeno assolutamente innovativo - all’analisi del repertorio naturalistico, della luce solare e dell’ambiente della civiltà contemporanea.

  



MONICA VITTI & basta





Una grande attrice , un volto  stupendo espressivo , una donna composta e sensuale.
Sto parlando di Monica Vitti  ( Maria Luisa Ceciarelli all'anagrafe ) che il prossimo 3 novembre compirà 80 anni : da 10 anni  non compare più in pubblico per gravi motivi di salute , ma non per questo è mai stata dimenticata dal suo pubblico.
  Il Festival internazionale del cinema di Roma le renderà omaggio all''Auditorium Parco della Musica    con una mostra fotografica, con  alcuni suoi film e  con la presentazione di un libro  a lei dedicato .
 Saranno proiettati due film: Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca, firmato nel 1970 da Ettore Scola, e Scandalo segreto, l'ultimo suo lavoro, del 1990, di cui la Vitti è regista e sceneggiatrice, oltre che interprete. 

La mostra ripercorre cronologicamente i quarant'anni di una carriera che ha incredibilmente toccato i vertici del dramma e dell'intimismo, da una parte, e quelli del comico brillante dall'altra. Musa dell'incomunicabilità antonioniana in L'avventura (1960), La notte (1961), L'eclisse (1962) e Deserto rosso (1964), fino all'esperimento linguistico con il video de Il mistero di Oberwald (1980), Monica Vitti è anche la "mattatrice" della commedia all'italiana, compagna di scena di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi.

Virgilio Guidi un grande tra i grandi con la propria personalità



Il pittore Virgilio Guidi è nato a Roma nel 1891 , non è parente prossimo dei pittori Gino , Guido e Bruno Guidi anche se il ceppo toscano è stato presente nel suo Dna dal momento che i genitori erano di origine toscana.
Una famiglia numerosa , nove fratelli come nell’abitudine dell ‘Italia dell’epoca , ed un padre che già aveva intrapreso la via dell’arte cimentandosi nella scultura e nella poesia dialettale.
Le scelte del futuro di Virgilio furono quindi facilitate , sia dalla naturale e precoce vocazione all’arte figurativa sia dal padre già sensibile a queste scelte.
Frequenta quindi fin da giovanissimo “ botteghe “ ed accademie d’arte , sono di questo periodo una serie di grandi quadri “ Paesaggi romani “ ed altri lavori dove si vede l’ammirazione del giovane pittore per il Correggio ed altri grandi dell’arte antica.
Nel 1913 dipinge altri paesaggi della campagna romana influenzato da Cézanne e Matisse ed espone per la prima volta a Roma . Finisce presto questo periodo accademico , Virgilio è un vulcano di idee ed emozioni , già nel 1914 aderisce al gruppo della Secessione Romana , nel 1918 comincia a frequentare il Caffè Aragno dove in uno spontaneo cenacolo le discussioni legavano ,in una grande amicizia, Cardarelli, Ungaretti e De Chirico.
Una incubazione artistica sviluppata in ambienti estremamente stimolanti che già nel 1924 portarono Virgilio ad avvicinarsi con “ uno scossone pensoso “ ( sua definizione ) al futurismo senza però aderirvi .
In questo periodo erano nati capolavori come : “ Ritratto di Adriana “ , “ Vecchia malata “ “ La madre che si lava , “ Donna con le uova “ , quadri dove ancora predomina lo stile impressionista.
Virgilio Guidi è un pittore già di successo , nel 1920 , 1922 e 1924 partecipa alle varie edizioni della Biennale di Venezia ed espone in varie mostre con Carrà, Morandi , De Chirico e Soffici.
Il successo porta a Virgilio , nel 1927, la nomina per chiara fama alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia che occupa fino al 1935 quando passerà alla cattedra dell’Accademia di Bologna.
In questi anni sono continue , numerose e sempre di successo le mostre che lo portano in ogni parte dell’Italia e a Parigi , la sua curiosità artistica lo spinge verso nuove esperienze e studi pittorici , sempre però senza mai aderirvi completamente , volendo portare avanti solo il proprio personale talento.
Nel 1950 comunque aderisce al Movimento Spaziale e Spazialismo di Fontana e nel 1951 con altri artisti ( Crippa , Dova, Fontana Milani , Jappolo ed altri ) firma il quarto ed il quinto Manifesto dell’arte spaziale e spazialismo.
Ancora per oltre 30 anni Virgilio Guidi continuerà a fare mostre , mostre antologiche , riceverà premi prestigiosi ( medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della cultura ) e nel 1981 viene allestito a Venezia nel Palazzo Fortuny il Museo Guidi ( raro esempio di museo aperto con l’autore ancora in vita ).
Muore a Venezia nel 1984 poco dopo l’inaugurazione di una mostra inerente la sua ultima produzione.
In definitiva ho volutamente saltato tutto il lunghissimo elenco di mostre del maestro Virgilio Guidi , anche perché non era mia intenzione fare una delle tantissime e ben fatte biografie ; spero però di avere bene messo in evidenza alcuni aspetti di Virgilio Guidi : un grande interprete della cultura del ‘900 , un pittore di successo che ha avuto grandi riconoscimenti in vita , un grande pittore che è partito verso la sua lunga carriera con il piede giusto.
Prima il momento accademico di studio , quindi , per tutta la vita , continua attenzione a tutti i movimenti culturali che si sono susseguiti nel secolo , portando il suo geniale contributo , restando però sempre fedele alla sua personalità che gli ha permesso di cogliere in ogni tempo spunti interessanti da innestare nella sua continua ricerca intellettuale ed emotiva che ha trasferito in grandi capolavori della pittura. 



Pubblicato da Guidi Mauro suwww.neretto.blogspot.com

Gino GUIDI è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici.









Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà".
Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .
L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido.
I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo.
Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri .








Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica.
Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc.
Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela.
Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13.
Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :

Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana.
Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…
Piero Caprile


.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…
Nivalco Provenzale

I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile.
La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette.
Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .


Cosa aggiungere a questa biografia  un ricordo , un saluto  e un dono  che  proviene da tutti quelli che gli hanno voluto bene e lo hanno apprezzato come artista e come uomo :




il suo ultimo quadro , solo iniziato con il suo inconfondibile tratto  del disegno a carboncino, che doveva rappresentare un soggetto da lui amatissimo “ la nave Vespucci “ .


1° mostra fotografica di vita militare a Livorno nel primo 900'.


 
La locandina , bella da vedere , commemora  una mostra fotografica denominata 1900  Militari a Livorno
 
Tra le  foto esposte  al pubblico dal 4 giugno all'11 giugno 1987 , 50 riproduzioni originali e rare di mio zioTerramocci Alberto

Pittore Guidi Guido

Guido Guidi , pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".

 

Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera
 Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

 Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.

 

Le vignette di Mauro Guidi












Questo quadro vale diversi milioni di dollari ma come va appeso ?


 

Mark Rothko nato in Lituania a Daugavpils25 settembre1903 e morto suicida a New York25 febbraio1970 è stato un pittore astrattista americano la cui fama e' cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti piu' costosi al mondo. Un suo quadro "White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)" e' stato venduto nel Maggio 2007 da Sotheby's New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari .


Attualmente a Londra presso la Tate Gallery sono esposti alcuni suoi famosi dipinti tra i quali il celebre "Black on Maroon" che rappresenta una serie di strisce nere su uno sfondo rossiccio e ocra. Il pittore , a scanso di equivoci , aveva indicato la giusta esposizione del quadro sulla parete : le strisce debbono apparire in senso orizzontale; mentre invece nella personale alla Tate Gallery il quadro è stato appeso con le strisce in senso verticale. 

Errore o una scelta ben determinata del curatore della mostra?

 
 

"FINALMENTE LA FELICITÀ " : IL NUOVO FILM DI PIERACCIONI NELLE SALE IL PROSSIMO NATALE


I films come la moda anticipano le stagioni . Passerelle della moda in estate per presentare le collezioni del prossimo inverno , attori e registi al lavoro in primavera- estate sul set ( in questo caso in Sardegna al Forte Village Resort ) per presentare a Natale il nuovo film. L'attore e regista Leonardo Pieraccioni è al lavoro per costruire il suo film : in questo caso racconta la storia di un professore di m usica di Lucca ( lui ) che presentandosi alla trasmissione televisiva " C'è posta per te " di Maria De Filippi , scopre che sua madre ormai defunta aveva fatto un'adozione a distanza di una bambina brasiliana. La bambina ormai è una bellissima modella ( Adriana Romero ) e .......
Tanti compagni valorosi sul set : Rocco Papaleo , Thyago Alves, Andrea Buscemi , Shel Shapiro , Michela Andreozzi e Maurizio Battista. La sceneggiatura è stata scritta da Leonardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi e la regia è del simpatico attore toscano.
 

Le mie fotopoesie

LE FOTOPOESIE

Forse sono sempre esistite- Per questo la mia non è una rivendicazione della paternità delle " fotopoesie " ma solo una precisazione.

Secondo me si tratta solamente di una foto sulla quale l'autore scrive un pensiero ,più o meno articolato, che rafforza l'elemento poetico che già scaturisce dall'immagine.

I FRUTTI DOLCI DEL PICCOLO MONDO : IL MIO GIARDINO

I frutti dolci del  piccolo mondo : il  mio giardino 
albicocche nate da un albero disegnato dalla voglia di esserci per sovrastare desideri e gioie di grandi e piccini. Livorno 29 giugno 2011

FOTOPOESIA

Fotopoesia 
Semplicemente una foto con una poesia

Non buttare via la poesia!

Una storia che si racconta da sola con una casuale foto scattata per strada.
Un bambino ha perso l’amico dei suoi sogni e qualcuno lo ha "riposto" nel cestino dei rifiuti? Oppure un adulto, deluso dall’unico amico di una vita chissà per quali colpe, lo ha punito in modo crudele? 

Ma c’è anche una versione ottimistica: ho semplicemente colto in una bella mattina di primavera il "puffo della poesia" appollaiato in un posto inusuale.

L'AUTORE DEL SITO

L'AUTORE

 
Mauro Guidi
.

Biologo , web-writer di scienza 

e teatro. Free-lance e vignettista.

mauro.guidi12@gmail.com



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