La visita si concluse con l’impegno di scambiarsi un quadro.
UN OMAGGIO ALLA MANO
Tutti consapevolmente od inconsapevolmente abbiamo un rapporto speciale con le mani perchè
sono i fedeli servitori dei nostri voleri. Non ci tradiscono mai ( o quasi ) , talvolta addirittura sono
gli strumenti fondamentali per la realizzazione di un capolavoro. Pensate ad un pianista , ad uno
scrittore , ad un pittore e capirete come possono amare le loro mani.
Tutto qui il senso del disegno che vado a presentare. mio padre era destro ,avrebbe quindi
preferito "omaggiare "la sua mano destra, ma ovviamente era impossibile tenerla ferma
" in posa ".
Guidi Gino-La mia mano sinistra-disegno a matita su carta cm.21,5x19 -anno 1948
I SOLDATI A CAVALLO NEI QUADRI DI GUIDO GUIDI
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Fratello di Gino , Mario , Mariina e Santina Guidi. Lontano cugino di Bruno Guidi.
Cognato del tenore GallianoMasini
Guido è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra
i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva-espressiva
che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene
Bertelli e fino da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle
osservazioni delle formee colori che istintivamente vengono fissate con facilità
in disegni e dipinti ed una notevole abilità manuale.
Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a
dipingere , apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919
parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria Nei
suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a
testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone per la prima
volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".
Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e
della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate
acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole
successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno
lontano l'artista dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari
e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica,
segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie
città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapida ed inopportuna per una personalità
schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincierà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso
importanti
collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane
( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 -Galleria La Pantera
Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la
Toscana ; 1979 -Galleria Il Nuovo Fanale -Genova , ecc).
Credo che poche persone possona affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido
e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi
rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.
Quel giorno che mio padre Guidi Gino conobbe
il pittore Giovanni Bartolena
Giovanni Bartolena Marina a Castiglioncello (1925-1930) olio su tavola, cm 26x37,8
L’incontro avvenne per merito di Jolanda Terramocci , la fidanzata , futura moglie che abitava in via Marradi ( angolo via Cambini ) al 2° piano di un
edificio centrato da una bomba e raso al suolo durante un bombardamento del ’43. Fortunatamente quel giorno in casa c’era solo il cane Pallino !
Dalla finestra di questo
appartamento vedeva un ‘ bugigattolo’ ( piccolo locale sottotetto con finestrina ) dal quale spesso scorgeva un braccio che lanciava sui tetti del liquido per
svuotare un piccolo recipiente. Il gesto incuriosì Jolanda che lo riferì a Gino , il quale provenendo da una famiglia di pittori , intuì rapidamente che lì doveva abitarci un pittore che
semplicemente svuotava il recipiente con la trementina. La curiosità spinse Gino e Jolanda a capire chi fosse il vicino artista e ben presto fu individuato : era Giovanni Bartolena già
anziano e malandato . La vicenda che sto narrando si svolse nel 1936 , quindi Giovanni Bartolena ( nato a Livorno nel 1866 ) aveva 70 anni e la sua salute era già molto malferma
tanto che pochi anni dopo , nel 1942 , morì praticamente da solo e nel completo anonimato presso l’ospedale civile. Mio padre Gino Guidi aveva individuato lo studio di Giovanni
Bartolena ed un giorno , pur sapendo della ritrosia dell’artista ad incontrare persone ,si fece coraggio e bussò al suo studio. Venne ad aprire un vecchio macilento con un grande
cappello in testa ,toscano spento in bocca e calosce ai piedi ( era estate !!). Una confusione tremenda , un’aria irrespirabile in quel sottotetto saturo di odori di colori ed
acquaragia , un grande cavalletto con un’opera in allestimento , tante altre tavole dipinte accatastate casualmente ai muri perimetrali , una brandina , un lavabo ed un braciere.
Non conosco il contenuto del colloquio ,
per certo fatto di poche parole e tanti gesti culminati con l’acquisto da parte di mio padre di due quadri ( un paesaggio toscano con un carro trainato da due buoi bianchi ed una
natura morta con datteri ) che molti anni dopo furono sacrificati in mio nome per l’acquisto della mia prima cinquecento ! ( auto Fiat 500) Cenni biografici di Giovanni Bartolena
( 1866-1942)
Natura morta 1927 olio su tavola cm.39x41 Nato a Livorno, Giovanni Bartolena ebbe da giovanissimo come maestro lo zio Cesare, autore di quadri di
battaglie e ritratti. Nel 1886 si trasferì a Firenze, con l'intento di proseguire la sua formazione alla Scuola Libera del Nudo, sotto la guida di Giovanni
Fattori, ma il proposito ebbe breve durata .Esordì al pubblico solo nel 1892, alla Promotrice di Torino; nello stesso periodo strinse amicizia con
Signorini, Lega ed altri frequentatori del Caffè Michelangelo di Firenze.
Michele Gordigiani 1858 Ritratto di Cesare Bartolena olio su tela cm.83,5x64 Negli anni
successivi cercò di dipingere con maggiore impegno ed assiduità per trovare il necessario sostentamento e nel 1898 si trasferì a Marsiglia ma, dopo
sei mesi decise di tornare in Italia. Si stabilì prima a Lucca, poi a Firenze, dove rimase fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1915 andò in
Versilia, a Fossa dell'Abate, ospite dell'amico Plinio Nomellini; nel 1917 Paolo Fabbrini, direttore del Corriere di Livorno, diventò suo mecenate consentendogli, per circa tre anni,
condizioni di vita migliori.
Giavanni Bartolena 1925/30 - Autoritratto olio su tavola cm. 50x43 Nel 1919 ritornò a Livorno , continuando a lavorare con poca
fortuna economica ma nel 1925 avvenne un nuovo incontro , con il mercante di tessuti livornese Luciano Cassuto, che divenne suo mecenate. Fu lo stesso
Cassuto ad organizzare la prima personale dell'artista, allestita alla Galleria L'Esame di Milano tra dicembre 1926 e gennaio 1927 e accolta favorevolmente
dalla critica, in particolare da Carlo Carrà, che ne scrisse la recensione sulle colonne de L'Ambrosiano. Nel medesimo anno Bartolena espose anche a
Bottega d'Arte a Livorno e al Circolo di Cultura di Bologna. Nel 1929, però si separò da Cassuto, pur continuando ad esporre: nel 1930 alla Biennale di
Venezia, l'anno successivo alla Quadriennale romana.
I pochi anni che gli restano da vivere sono avari di grandi soddisfazioni anche se comincia a vendere qualche quadro ed il suo nome comincia ad acquistare una certa notorietà .
Morirà in grande solitudine all’ospedale civile di Livorno.
Nella mia famiglia anche il caso "puzza d’arte ".
L’abitazione di mia nonna si trovava in via Marradi , proprio all’incrocio di via Cambini al 2° piano . Ma una mattina del 1943 , in pieno periodo bellico , una bomba di aereo prese
in pieno quello stabile ma fortunatamente nessun umano era in casa ( morì l’adorato cane di mia madre Pallino ) e tutto andò in un attimo in fumo.
Bombardamento di Livorno del 1943
http://www.youtube.com/watch?v=tQPORCIYNPo&eurl=http://www.fotolivorno.net/ITAL_Bombardamento
Immediatamente sorse il problema di trovare al più presto una abitazione , magari anche modestissima , per dare ricovero immediato a 4 persone.
Mia nonna , infermiera professionale , aveva tra i propri clienti tanti signori e personalità dell’epoca , ricordo l’amm. Mimbelli e l’ing. Orlando , per cui in un batter d’occhio fu
trovato una
temporanea soluzione : la casetta utilizzata come portineria di una grande villa in via Montebello.
Ricordo benissimo , io bambino , quella caratteristica casetta , vicina ad un grande cancello , che era l’ingresso della grande villa. Era composta da sole 3 stanze ed un piccolo
bagno con accesso dall’esterno. Alla prima stanza che fungeva da sala o ingresso si accedeva per mezzo di una piccola porticina situaata su via Montebello oppure tramite una
più grande porta/finestra collocata sul viale interno al cancello di accesso della villa. La seconda stanza era una grande cucina in cui dominava un grande camino con fuoco a
carbone o legna che permetteva il riscaldamento e il buffet dell’intera casa , l’ultima stanza era la classica camera , con lettone , comodini , canterale e grande armadio.
Tutto qui , ma una grande reggia in quel periodo .
Dopo qualche anno , mia nonna e mio nonno traslocarono in altra casa ed indovinate chi acquistò la casettina ?
Il pittore Giobatta Lepori che adibì la caratteristica casetta a suo studio per il resto dei suoi giorni.
Tutto è un caso : Oppure no !
UN QUADRO IN CERCA DI UNA STORIA....
... tutta ancora da scoprire . Una cornice nera in legno pregiato, intarsiata a mano
da un provetto ebanista dei primi decenni del 1900 , un quadro di fiori dipinti su tela
con sgargianti colori con un vaso blu. Uno sfondo ed un piano scuro ed una firma
dell'autore dipinta con mano ferma con caratteri maiuscoli : L. VADA'SZ.
Dimensioni cm.38x50
IL COCOMERAIO DI PIAZZA ROMA A LIVORNO
Figura arcinota della " movida " livornese di metà '900 . Casetta in legno che compariva con le rondini a primavera
di ogni anno per scomparire come d'incanto ai primi freddi autunnali. Sul banco in legno con appoggiato un asimmetrico marmo di Carrara,
in mostra tra il ghiaccio , le rosse fette di cocomero. Buonissime , mitiche direi , perchè contenevano la linfa odorosa della nostra
giovinezza . Davanti al banco , ma su tutta la piazza , in piena notte , prima ancora che venisse costruito il grattacielo , schiere di
giovani si raccontavano la voglia di vivere , di prendere a morsi la vita come quelle fette di cocomero....
.. e sputare le brutte cose simili ai neri semi.
Il pittore Marc Sardelli , acquerellista di fama internazionale , ha immortalato con un piccolo bozzetto su masonite
il tipico personaggio . Sorpresa , non è realizzato però con la sua usuale tecnica dell'acquerello ,ma ad olio con poche e spigliate pennellate
che danno movimento e carattere al bravo Egisto.
Marc Sardelli olio su masonite cm 15x20 " Il cocomeraio "
UN RITRATTO , UN RICORDO , UN CAPOLAVORO INEDITO.
Il ritratto di mio suocero Bruno Tellini è realizzato con la tecnica della matita su carta, misura cm.11x18 e porta in basso a destra una
firma molto leggibile con la relativa data e luogo di esecuzione : Luigi Todrani , Roma 31.10.1942.
Notevole la somiglianza ,evidente e fruibile la presenza emotiva , magistralmente eseguite le ombreggiature ed i tratti somatici fondamentali
che danno morbidezza e plasticità alla fisognostica. Un capolavoro per le ragioni prima espresse , inedito perchè mai pubblicato ,
sconosciuto il bravo autore che forse all'epoca poteva essere un commilitone del Tellini o semplicemente uno dei tanti " ritrattisi di strada "
che si trovano facilmente nel centro storico di Roma. Troppo bravo per diventare famoso ?
Chi ha notizie lasci il proprio commento.
Talvolta si ritrovano
Cose , persone , affetti . Una domenica di luglio a Castiglioncello ,sul tardo pomeriggio , passando davanti alla
Galleria del compianto Rotini , ho visto appesi alle pareti due quadri che mi hanno destato grande curiosità e tenerezza .