UN QUADRO,UNA STORIA



Quando i gitani erano ramai , calderai,
domatori di cavalli ed orsi.
 
Le donne leggevano la mano , toglievano il malocchio e riuscivano a fare guarire rapidamente i fastidiosi orzaiuoli agli occhi con 
caratteristici riti.
Un vecchio quadro ( olio su tavoletta cm 23x35) dell'ottocento del maestro Dino Banchelli  ci ricorda la vita di una famiglia gitana  accampata alla periferia di Livorno  con i loro caratteristici carri in legno  ( oggi sostituiti dalle roulotte )trainati dai cavalli .
 
             
 
                                                                                                                          
      Particolari   ingranditi
 




                                                                                                                                                                                                                                                                 

Guidi Gino e la tecnica del pastello ad olio :

 

il pastello è una tecnica di disegno che usa bastoncini di pigmento colorato nel quale sono 

presenti  colla o cera come leganti in quantità minima per assicurare l'adesione del colore 

al foglio. Il colore risulta quindi purissimo e luminoso; questa caratteristica viene esaltata 

utilizzando carta più o meno granulosa ed il quadro così realizzato può essere adeguatamente 

conservato sotto vetroper proteggerlo dall'umidità e dalla polvere

La forma originale e più popolare del pastello si chiama, Pastello Morbido che prende il nome 

Pastello ad Olio quando ha come agglomerante l'olio. Rispetto ai pastelli morbidi hanno 

una tonalità scura e una consistenza moltopastosa. Possono essere usati a secco e sfumati

tramite  gli appositi sfumini di carta o diluiti con la trementina e applicati tramite un pennello.

Il pastello morbido venne inventato dallartista francese Jean Perréal (1455-1530), verso la fine 

del XVsecolo Leonardo da Vinci(1452-1519) fu uno dei primi in Italia ad utilizzarlo nei suoi studi 

e schizzi ma fu solo nel XVIII secolo tramite la famosa pittrice veneziana Rosalba Carriera 

(1675-1757)  che il pastello venne utilizzato per creare vere e proprie  opere d'arti  e raggiunse 

il suo apice, nella 

realizzazione dei ritratti  tramite i pittori  Maurice  Quentin de La  Tour (1704-1788) e Jean 

Baptiste  Perroneaun ( 1715-1783)

 

Il pastello cadde in disuso, con l'arrivo della rivoluzione francese  e  sarà solo l'arrivo degli 

impressionisti a dargli nuova vita.


L'utilizzo del pastello si adatta molto bene, data la sua morbidezza, velocità di esecuzione e 

luminosità , al nuovo stile   degli iimpressionisti nel catturare i colori brillanti dei paesaggi 

delle feste in campagna a cogliere le delicate movenze delle ballerine .
Un esempio illustre con il seguente quadro :

 

Edgar Degas-La classe de danse-1871

Ma anche alcuni post-macchiaioli come mio padre Gino Guidi hanno utilizzato  con successo questa tecnica :

 

Devo dire però che in realtà fece pochissimi lavori con questa tecnica su mia espressa 

sollecitazione, ma lui era  un convinto e appassionato pittore con la tecnica ad olio  alla quale 

solo talvolta derogava usando colori acrilici per evitare  così l'uso della trementina  che

 ammorbava l'aria dello studio nel quale restava chiuso per molte ore il giorno. Questo quadro 

di fiori miracolosamente ritornato in mio possesso è appartenuto a mia suocera Bruna Pellegrini 

( 1920-2008). Il quadro le era stato donato da mio padre.

                                                                                                                                                                                                                                                                 


 

Il salvataggio del capolavoro di Cafiero Filippelli .

 

Il tenore Galliano Masini ( mio zio )  è stato anche un grande estimatore di quadri e durante la sua sfolgorante 

 carriera ne ha acquistati molti nel periodo di maggiore successo.

Commissionò ,tra l'altro, al pittore labronico Cafiero Filippelli  il famoso ritratto in abiti di scena della Cavalleria Rusicana  

con la soprano Giuseppina Cobelli  :

 


ma non lo ritenne mai somigliante  per cui  non amava vederlo appeso nel salone di Villa Masini a Livorno.  

 Un giorno decise, durante un pranzo in famiglia , di fare dipingere  su quella stessa tela un altro soggetto  

al  cognato pittore Guido Guidi che in quegli anni ( anni '30) era generosamente sostenuto

 dal tenore che acquistava tutta la sua produzione  Fortunatamente ( per il capolavoro di Cafiero Fiippelli ) era presente a quel pranzo anche  mio padre , il pittore Guidi Gino  che

sentendo  questa  fatidica condanna per il quadro , implorò il cognato di  poterlo sottrarre alla sua vista  appendendolo nella sua dimora.

 

Così fu . Galliano Masini  continuò nei deceni successivi ad ignorare il capolavoro di Filippelli  finchè  un 

giorno il figlio

Sergio  convinse l'ormai anziano genitore a riportare  in Casa Masini il quadro " esiliato ".


                                                                                                                                                                                                                                                                 

 



Acquerelli ,che passione !

L'acquerello è una tecnica pittorica che prevede l'uso di pigmenti finemente tritati e mescolati con un legante,diluiti in acqua.

Il pittore Guidi Gino ha usato questa tecnica in gioventù , dopo si è dedicato quasi esclusivamente "all'olio ".Prevalentemente 

questi  quadri sono stati eseguii nel decennio '40-'50 , quindi prima e dopo la IIa guerra mondiale , in periodo di grande miseria 

diffusa e testimoniano ancora oggi  l'ncerto periodo. Il bucato era fatto nelle " conche " usando solo sapone di marsiglia e cenere

 ed anche la rottura di questo povero recipiente era una grave iattura per la famiglia al punto che l'ingegno popolare aveva 

messo a punto una tecnica per ripararle utilizzando i ferretti degli ombrelli rotti.

Osservando attentamente il quadro sotto riportate noterete questi ed altri interessanti particolari:

 

Guidi Gino -1940 " La conca " acquerello su carta cm.23,5x30

 

Quel decennio passò , la guerra era finita e l'abbondanza stava tornando.

Lo testimonia il fatto che l'ultimo acquerello del periodo e forse l'ultimo dipinto  dal pittore Gino Guidi  ,datato 1950, 

ha per soggetto uno splendido cappone pronto per essere cucinato!

 
 
 
Gino Guidi -"Cappone "-Acquerello su carta cm.45x30 Anno 1950
 
 

 


                                                                                                                                                                                                                                                                 


Un quadro ...di un  grande amico 

I pittori macchiaioli e postmacchiaioli amavano andare a dipingere " sul vero " ed anche mio 

padre , con il fedele amico pittore Danilo Barghigiani ( grande acquerellista ) la domenica 

assolvevano questo rituale  girando con le biciclette  ( ed io sulla canna ) per le campagne 

circostanti alla ricerca

del

" soggetto che sentivano " ( espressione dell'epoca per indicare un soggetto che per i pittori  era

 motivo di sensazione emotiva favorevole ). Non sempre però questo peregrinare per prode , 

cascinali o marine  aveva i suoi  frutti: talvolta solo uno dei due trovava un soggetto adatto per 

eseguire un quadro , allora l'altro , con fare rispettoso , "lasciava il campo " intrattenendosi 

magari con una merendina portata da casa , osservando i  panorami circostanti o  come talvolta

 dicevano i pittori di allora " pulendo i pennelli ".

Un frase molta criptata che , quasi con disprezzo , indicava una esecuzione frettolosa  e per 

nulla

" sentita" di un  quadro , quasi a volere soltanto  finire i colori magari già stesi qualche giorno prima 

sulla tavolozza. Danilo Barghigiani lavorò per tutta la sua lunga vita artistica quasi esclusivamente 

con gli acquerelli: era una domenica di maggio del secolo scorso , il pittore non aveva trovato 

il soggetto giusto , mio padre dipingeva e Danilo ad un certo punto con fare sbrigativo prese una 

piccolo pezzo di compensato  e usando pochi colori raccolti da una tavolozza di mio padre 

" buttò giù " con pochissime pennellate un  capolavoro.

 

"L'ingresso dei Bagni Pejani "

Danilo Barghigiani ( senza firma ) olio su compensato 17x13 cm.- 1953

Non era  e non è neppure firmato , per Lui era solo " una pulitura di pennelli.


                                                                                                                                                                                                                                                                

 

 

 

PROVE DI "CAPOLAVORO" del maestro Marc Sardelli.

Marc Sardelli, pittore e grafico livornese , classe 1930 , è un dei più grandi acquerellisti italiani viventi.

Si è cimentato anche in opere di grandi dimensioni e mi ha colpito la cura che l’artista pone nella fase preparativa del lavoro facendo vari schizzi preparatori , come del resto 

facevano gli antichi maestri.

Posso mostrarvi in pratica un esempio di quanto detto in questo disegno acquarellato preparatorio ad un quadro di grandi dimensioni cm.120x100. eseguito nel 1982.

 

 

  Marc Sardelli  disegno acquerellato su carta cm.35 x 20,5- 1982

 

 

particolare ingrandito


                                                                                                                                                                                                                                                                



Le navi scuola  gemelle : Vespucci e Colombo

 

Il quadro sotto riportato , olio su tela di cm. 120x60 del 1972 è stato realizzato da mio padre dopo che gli chiesi 

espressamente in dono un suo quadro da appendere in un mio salone  appena dipinto con una forte tonalità azzurra.


Guidi Gino -" Le navi scuola " olio su tela cm.120x60 - anno 1972

Conoscevo benissimo , vivendo a Livorno , sede dell’Accademia Navale , la nave scuola Amerigo Vespucci oltre tutto 

soggetto amata da tutti i pittori livornesi , mio padre compreso.

Ma quando vidi per la prima volta il nuovo quadro realizzato espressamente per me da mio padre , vidi rappresentati 

due identici velieri e pensai di avere le traveggole .

Mio padre mi parlò così della nave gemella dell’Amerigo Vespucci : la nave scuola Cristoforo Colombo

 

 Foto delle navi Vespucci e Colombo alla banchina

 

La nave scuola C.Colombo fu costruita nel regio cantiere navale di Castellammare di Stabia , il varo avvenne il 4 aprile 1928

 ed entrò in servizio il 1 luglio 1928. Nel 1931 venne poi affiancata da un'altra nave scuola, molto simile, che ancora oggi è in attività:
 la Amerigo Vespucci.

La nave scuola svolse la sua attività didattica fino al 1943 effettuando 9 campagne addestrative unitamente alla Vespucci nel 

Mediterraneo, in Nord-Europa e nell'Atlantico, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Nel 1949 in ottemperanza al trattato di pace  firmato a Parigi, dovette essere ceduta all' URSS. Ribattezzata con il nome Dunaj

( Danubio in russo) venne utilizzata come nave scuola ad Odessa nel Mar Nero fino al 1959. Ceduta poi nel 1960 all'Istituto

 Nauticodi Odessa, nel 1961 sarebbe dovuta essere sottoposta ad importanti lavori di manutenzione, che mai furono iniziati, 

venendo nel frattempo adibita a nave di trasporto per il legno finché nel 1963 bruciò insieme al suo carico nelle acque sovietiche,

 venendo conseguentemente radiata dall'albo delle navi nello stesso anno. Rimasta abbandonata e semidistrutta per altri otto 

anni fino al 1971 anno nel quale fu definitivamente demolita.

                                                                                                                                                                                                                                                                



Pittore  Barghigiani Danilo : fedele compagno

sul vero di Guidi Gino

Nel secolo scorso i pittori amavano dipingere " sul vero ".
In gergo pittorico questo significa prendere cassetta e cavalletto ed andare a" zonzo " alla ricerca di un " soggetto " che stimoli la
 creatività.
Ricordo che i due pittori , partivano alla domenica di buon mattino , con le rispettive biciclette stracolme delle " armi del mestiere " , 
merende comprese e rispettivi figli , sulla canna.
Il vagabondare per irti colli e prode assolate , certe volte rincorsi da ringhiosi cani di podere , creava un crescendo adrenalinico che 
alla fine si tramutava in merende voraci e " pennellate sentite ".
Il rito era sempre lo stesso , ricerca spasmodica dell'inquadratura più solleticante , quindi via a montare cavalletto , mini seggiolino 
pieghevole , tavolezza odorosa di colori appena " munti " e recipenti metallici ( che meraviglia !!) riempiti di essenza di trementina.

Per Danilo Barghigiani però le cose non andavano esattamente così : Lui era un acquarellista ( forse il migliore del '900 ) ed i 
materiali preparati erano diversi ; cartoncino stemperato di acqua pura , recipenti colmi di acqua per risciacqui vari dei pennelli 
morbidi ed una  cassettina con i colori di stampo fiabesco.
Ma una cosa era sempre uguale : si poneva ogni volta dietro le spalle di mio padre .
Un giorno lo dipinse addirittura !! Era una domenica di un radioso maggio del 1956 .
Ora ho capito . Per Danilo Barghigiani , la figura di mio padre che dipingeva , era sempre parte integrante dell'armonia pittorica del 
soggetto prescelto.
 


                                                                                                                                                                                                                                                                 

Il pittore Guidi Gino : per lui un ritratto era solo

un gesto d’amore.

 

 

Per questo sono proprio pochi i ritratti fatti da Gino Guidi , con tecniche diverse :dal disegno a matita , al disegno acquerellato  e all’olio su tavola . In ogni ritratto , pochi segni hanno 

cristallizzato per sempre non una espressione ma la personalità del personaggio , il riassunto dei sentimenti. Chi si rivede nel ritratto ha un sussulto provocato dal riaffiorare dello 

stato md’animo di quell’epoca ; se l’osservatore conosce o ha conosciuto anche solo un po’ il personaggio ritratto ne ricorda alcuni atteggiamenti tipici .

 
 
 
                                                      olio su tavola 30x50 " Iolanda " 
 
 
 
 

 

                                   olio su tavola 30x50  " Orestino "                                                                                                                                "

 Ricordo un autoritratto che mio padre si fece allo specchio , era estremamente somigliante a tal punto che però io, bambino , mi intimorivo osservandolo : vedevo perfino muovere

 gli occhi! Peccato che ne ho perso le tracce .

 

 

disegno a matita su carta  20x20  " i fidanzatini " 

 

          

disegno su carta acquerellato  21x33  " Mauro "  1956

Mia figlia Silvia gli chiese più volte di farle un ritratto , ma il nonno Gino non accettò mai. Dopo la morte dell’amatissima moglie per lui i gesti d’amore erano diventati troppo difficili.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                

 

 

Il pittore Angelo Sirio Pellegrini ( 1908-1997 ) e

il pittore  Guidi Gino :un giorno si scambiarono  

una promessa.

Il pittore Guidi Gino era un isolato , pittoricamente parlando . Eccessivamente riservato o " timido " 

come si auto definiva non amava confrontarsi con i suoi colleghi , penso soffrisse di una forma di " nichilismo artistico " sviluppatosi fino da quando , giovanissimo , vivendo in famiglia con il fratello 

maggiore Guido ,già pittore conclamato, non volesse mettersi con lui in competizione.

Questa rinuncia lo ha portato per tutta la vita ad autoescludersi , come se la sua arte potesse in 

qualche modo " stonare " in una famiglia dove già altri avevano intrapreso quella via e l’ambiente

 pittorico livornese non lo ha certo aiutato a rimuovere questa ossessione . Ogni volta che esponeva 

una sua opera era inevitabile il paragone con il più famoso fratello. Paragone che era per lui sempre

 una pugnalata nell’anima , sia che fosse a lui favorevole o sfavorevole. Perché lui era prima di tutto 

il più grande estimatore di Guido.

Una delle sue poche frequentazioni artistiche che ricordo, sono state al Circolo Culturale Antonio 

Amato in via Michon a Livorno dove ebbe modo di conoscere e tessere una amicizia con il pittore

 Angelo Sirio Pellegrini , anche lui persona riservata .

 

 
 
 
 
olio su cartone telato 30x40 A.SirioPellegrini
 
 
                                

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 dedica dell'autore

Pellegrini ( 1908-1997 )esordì ancora giovane nel mondo pittorico con una personale datata 1936 

a Bottega d’Arte a Livorno , ma è il 1948 l’anno fatidico con la sua personale adesione al movimento d’avanguardia Eaismo . Lui stesso ,insieme al pittore Voltolino Fontani, al poeta Guido Favati , 

al poeta-pittore Marcello Landi e al pittore Aldo Neri fondarono questo movimento ispirato dalla

 fissione dell’atomo ( Era Atomica-ismo)che si proponeva di inserire in ogni singolo dipinto ed

 in ogni singola poesia la scomposizione della materia ed altresì la contemporanea presenza 

dell'uomo.

Mio padre mi riferì anche di una sua visita allo studio di Pellegrini dove si intrecciarono discussioni 

sulla pittura ; certo uno scambio di idee tra sordi , ciascuno di loro aveva giustamente un proprio

 ideale pittorico che stava stretto all’altro. In sintesi Sirio cercava ispirazione nel futuribile mentre 

Gino ripensava al vecchio per ridimensionare il nuovo. : comunque sia scoccava la scintilla che

dava 

forma a belle creazioni reciprocamente apprezzate.
T


La visita si concluse con l’impegno di scambiarsi un quadro.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                

 

UN OMAGGIO  ALLA  MANO

Tutti consapevolmente od inconsapevolmente abbiamo un rapporto speciale con le mani perchè 

sono i fedeli servitori dei nostri voleri. Non ci tradiscono mai ( o quasi ) , talvolta addirittura sono 

gli strumenti fondamentali per la realizzazione di un capolavoro. Pensate ad un pianista , ad uno 

scrittore , ad un pittore e capirete come possono amare le loro mani.

Tutto qui il senso del disegno che vado a presentare. mio padre era destro ,avrebbe quindi 

preferito  "omaggiare "la sua mano destra, ma ovviamente era impossibile tenerla ferma 

" in posa ". 

 

 

 

Guidi Gino-La mia mano sinistra-disegno a matita su carta cm.21,5x19 -anno 1948

 

                                                                                                                                                                                                                                                                

I SOLDATI A CAVALLO  NEI QUADRI DI   GUIDO  GUIDI 

 

Fratello di Gino , Mario , Mariina e Santina Guidi. Lontano cugino di Bruno Guidi. 
Cognato del tenore GallianoMasini
Guido è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra
 i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva-espressiva 
che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene 
Bertelli e fino da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle 
osservazioni delle formee colori che istintivamente vengono fissate con facilità
 in disegni e dipinti ed una notevole abilità manuale.
 Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare  come ciabattino ed a 
dipingere , apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 
parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria Nei 
suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a 
testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone per la prima 
volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".
Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e 
della  lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate 
acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole 
successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno
 lontano l'artista dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari 
e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, 
segnata dalla sua  precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie
 città  italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapida ed inopportuna per una personalità
 schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincierà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso
 importanti 
collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane
 ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 -Galleria La Pantera 
Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la 
Toscana ; 1979 -Galleria Il Nuovo Fanale -Genova , ecc).
Credo che poche persone possona affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido 
e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi 
rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
 
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

                                                                                                                                                                                                                                                                 


Quel  giorno che mio padre Guidi Gino conobbe 
 
il pittore Giovanni Bartolena

 

 

Giovanni Bartolena Marina a Castiglioncello (1925-1930) olio su tavola, cm 26x37,8

L’incontro avvenne per merito di Jolanda Terramocci , la fidanzata , futura moglie che abitava in via Marradi ( angolo via Cambini ) al 2° piano di un 

edificio centrato da una bomba e raso al suolo durante un bombardamento del ’43. Fortunatamente quel giorno in casa c’era solo il cane Pallino ! 

Dalla finestra di questo 

appartamento vedeva un ‘ bugigattolo’ ( piccolo locale sottotetto con finestrina ) dal quale spesso scorgeva un braccio che lanciava sui tetti del liquido per 

svuotare un piccolo recipiente. Il gesto incuriosì Jolanda che lo riferì a Gino , il quale provenendo da una famiglia di pittori , intuì rapidamente che lì doveva abitarci un pittore che 

semplicemente svuotava il recipiente con la trementina. La curiosità spinse Gino e Jolanda a capire chi fosse il vicino artista e ben presto fu individuato : era Giovanni Bartolena già 

anziano e malandato . La vicenda che sto narrando si svolse nel 1936 , quindi Giovanni Bartolena ( nato a Livorno nel 1866 ) aveva 70 anni e la sua salute era già molto malferma

 tanto che pochi anni dopo , nel 1942 , morì praticamente da solo e nel completo anonimato presso l’ospedale civile. Mio padre Gino Guidi aveva individuato lo studio di Giovanni 

Bartolena ed un giorno , pur sapendo della ritrosia dell’artista ad incontrare persone ,si fece coraggio e bussò al suo studio. Venne ad aprire un vecchio macilento con un grande 

cappello in testa ,toscano spento in bocca e calosce ai piedi ( era estate !!). Una confusione tremenda , un’aria irrespirabile in quel sottotetto saturo di odori di colori ed 

acquaragia , un grande cavalletto con un’opera in allestimento , tante altre tavole dipinte accatastate casualmente ai muri perimetrali , una brandina , un lavabo ed un braciere.

 Non conosco il contenuto del colloquio , 

per certo fatto di poche parole e tanti gesti culminati con l’acquisto da parte di mio padre di due quadri ( un paesaggio toscano con un carro trainato da due buoi bianchi ed una

 natura morta con datteri ) che molti anni dopo furono sacrificati in mio nome per l’acquisto della mia prima cinquecento ! ( auto Fiat 500) Cenni biografici di Giovanni Bartolena

 ( 1866-1942)

 

Natura morta 1927 olio su tavola cm.39x41 Nato a Livorno, Giovanni Bartolena ebbe da giovanissimo come maestro lo zio Cesare, autore di quadri di

 battaglie e ritratti. Nel 1886 si trasferì a Firenze, con l'intento di proseguire la sua formazione alla Scuola Libera del Nudo, sotto la guida di Giovanni

 Fattori, ma il proposito ebbe breve durata .Esordì al pubblico solo nel 1892, alla Promotrice di Torino; nello stesso periodo strinse amicizia con 

Signorini, Lega ed  altri frequentatori del Caffè Michelangelo di Firenze. 

Michele Gordigiani 1858 Ritratto di Cesare Bartolena olio su tela cm.83,5x64 Negli anni 

successivi cercò di dipingere con maggiore impegno ed assiduità per trovare il necessario sostentamento e nel 1898 si trasferì a Marsiglia ma, dopo 

sei mesi decise di tornare in Italia. Si stabilì prima a Lucca, poi a Firenze, dove rimase fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1915 andò in 

Versilia, a Fossa dell'Abate, ospite dell'amico Plinio Nomellini; nel 1917 Paolo Fabbrini, direttore del Corriere di Livorno, diventò suo mecenate consentendogli, per circa tre anni, 

condizioni di vita migliori. Giavanni Bartolena 1925/30 - Autoritratto olio su tavola cm. 50x43 Nel 1919 ritornò a Livorno , continuando a lavorare con poca 

fortuna economica ma nel 1925 avvenne un nuovo incontro , con il mercante di tessuti livornese Luciano Cassuto, che divenne suo mecenate. Fu lo stesso 

Cassuto ad organizzare la prima personale dell'artista, allestita alla Galleria L'Esame di Milano tra dicembre 1926 e gennaio 1927 e accolta favorevolmente 

dalla critica, in particolare da Carlo Carrà, che ne scrisse la recensione sulle colonne de L'Ambrosiano. Nel medesimo anno Bartolena espose anche a 

Bottega d'Arte a Livorno e al Circolo di Cultura di Bologna. Nel 1929, però si separò da Cassuto, pur continuando ad esporre: nel 1930 alla Biennale di 

Venezia, l'anno successivo alla Quadriennale romana.  

I pochi anni che gli restano da vivere sono avari di grandi soddisfazioni anche se comincia a vendere qualche quadro ed il suo nome comincia ad acquistare una certa notorietà . 

Morirà in grande solitudine all’ospedale civile di Livorno.


                                                                                                                                                                                                                                                                

 

 

Nella mia famiglia anche il  caso "puzza d’arte ".

L’abitazione di mia nonna si trovava in via Marradi , proprio all’incrocio di via Cambini al 2° piano . Ma una mattina del 1943 , in pieno periodo bellico ,  una bomba di aereo prese 

in pieno quello stabile ma fortunatamente nessun umano era in casa ( morì l’adorato cane di mia madre Pallino ) e tutto andò in un attimo in fumo.

Bombardamento di Livorno del 1943

http://www.youtube.com/watch?v=tQPORCIYNPo&eurl=http://www.fotolivorno.net/ITAL_Bombardamento

 

Immediatamente sorse il problema di trovare al più presto una abitazione , magari anche modestissima , per dare ricovero immediato a 4 persone.

Mia nonna , infermiera professionale , aveva tra i propri clienti tanti signori e personalità dell’epoca , ricordo l’amm. Mimbelli e l’ing. Orlando , per cui in un batter d’occhio fu

 trovato una 

temporanea soluzione : la casetta utilizzata come portineria di una grande villa in via Montebello.

 

 

 

Ricordo benissimo , io bambino , quella caratteristica casetta , vicina ad un grande cancello , che era l’ingresso della grande villa. Era composta da sole 3 stanze ed un piccolo 

bagno con  accesso dall’esterno. Alla prima stanza che fungeva da sala o ingresso si accedeva per mezzo di una piccola porticina situaata su via Montebello oppure tramite una 

più grande porta/finestra  collocata sul viale interno al cancello di accesso della villa. La seconda stanza era una grande cucina in cui dominava un grande camino con fuoco a

 carbone o legna che permetteva il riscaldamento e il buffet dell’intera casa , l’ultima stanza era la classica camera , con lettone , comodini , canterale e grande armadio.

 

 

 

Tutto qui , ma una grande reggia in quel periodo .

Dopo qualche anno , mia nonna e mio nonno traslocarono in altra casa ed indovinate chi acquistò la casettina ?

Il pittore Giobatta Lepori che adibì la caratteristica casetta a suo studio per il resto dei suoi giorni.

Tutto è un caso : Oppure no !

 

                                                                                                                                                                                                                                                                

 UN  QUADRO  IN  CERCA   DI  UNA  STORIA....

 

 

 
 

 ... tutta ancora da scoprire . Una cornice nera  in legno pregiato, intarsiata a mano

da un provetto ebanista  dei primi decenni del 1900 , un quadro di fiori dipinti su tela

con sgargianti colori  con un vaso blu. Uno sfondo ed un piano scuro ed una firma

dell'autore dipinta con mano ferma  con caratteri maiuscoli :  L. VADA'SZ.

Dimensioni  cm.38x50


IL COCOMERAIO DI PIAZZA ROMA  A LIVORNO

 

 

Figura arcinota della " movida " livornese di metà '900 . Casetta in legno che compariva con le rondini a primavera

di ogni anno per  scomparire come d'incanto ai primi freddi autunnali. Sul banco in legno con appoggiato un asimmetrico marmo di Carrara,

in mostra tra il ghiaccio , le rosse  fette di cocomero. Buonissime , mitiche direi , perchè contenevano la linfa  odorosa della nostra

giovinezza .  Davanti al banco , ma su tutta la piazza , in piena notte , prima ancora che venisse costruito il grattacielo , schiere di

giovani si raccontavano la voglia di vivere , di prendere a morsi la vita  come quelle fette di cocomero....

.. e sputare  le brutte cose simili ai neri semi.

Il pittore Marc Sardelli , acquerellista di fama internazionale , ha immortalato  con un piccolo bozzetto su masonite

il tipico personaggio . Sorpresa , non è realizzato però  con la sua usuale tecnica dell'acquerello ,ma ad olio con poche e spigliate pennellate

che danno movimento e carattere al bravo Egisto.

 

 
Marc Sardelli  olio su masonite cm 15x20  " Il cocomeraio "

 

 


 UN  RITRATTO , UN  RICORDO  , UN  CAPOLAVORO  INEDITO.

 

 

 Il ritratto di mio suocero Bruno Tellini è realizzato con la  tecnica della matita su carta, misura cm.11x18  e porta in basso a destra una

firma molto leggibile con  la relativa data e luogo  di esecuzione : Luigi  Todrani , Roma 31.10.1942.

Notevole la somiglianza ,evidente e fruibile la presenza emotiva , magistralmente eseguite le ombreggiature  ed i tratti somatici fondamentali

che danno morbidezza e plasticità alla fisognostica. Un capolavoro  per le ragioni prima espresse , inedito perchè mai pubblicato ,

sconosciuto il bravo autore  che forse all'epoca poteva essere un commilitone del Tellini o semplicemente uno dei tanti " ritrattisi di strada "

che si trovano facilmente nel centro storico di Roma. Troppo bravo per diventare famoso ?

Chi ha notizie  lasci il proprio commento.


 Talvolta si ritrovano


Cose , persone , affetti . Una domenica di luglio a Castiglioncello ,sul tardo pomeriggio , passando davanti alla 

Galleria del  compianto Rotini , ho visto appesi alle pareti due quadri  che mi hanno destato  grande curiosità e tenerezza .





accanto al famoso ritratto di Galliano Masini con i costumi di scena di Cavalleria Rusticana dipinto dal pittore livornese
 Cafiero Filippelli  è visibile uno stupendo quadro del grande pittore Guido Guidi che ha realizzato un ritratto 
eccezionale della  sorella Santina Guidi , sorella di Marina Guidi moglie di Galliaqno Masini.



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MONICA VITTI & basta





Una grande attrice , un volto  stupendo espressivo , una donna composta e sensuale.
Sto parlando di Monica Vitti  ( Maria Luisa Ceciarelli all'anagrafe ) che il prossimo 3 novembre compirà 80 anni : da 10 anni  non compare più in pubblico per gravi motivi di salute , ma non per questo è mai stata dimenticata dal suo pubblico.
  Il Festival internazionale del cinema di Roma le renderà omaggio all''Auditorium Parco della Musica    con una mostra fotografica, con  alcuni suoi film e  con la presentazione di un libro  a lei dedicato .
 Saranno proiettati due film: Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca, firmato nel 1970 da Ettore Scola, e Scandalo segreto, l'ultimo suo lavoro, del 1990, di cui la Vitti è regista e sceneggiatrice, oltre che interprete. 

La mostra ripercorre cronologicamente i quarant'anni di una carriera che ha incredibilmente toccato i vertici del dramma e dell'intimismo, da una parte, e quelli del comico brillante dall'altra. Musa dell'incomunicabilità antonioniana in L'avventura (1960), La notte (1961), L'eclisse (1962) e Deserto rosso (1964), fino all'esperimento linguistico con il video de Il mistero di Oberwald (1980), Monica Vitti è anche la "mattatrice" della commedia all'italiana, compagna di scena di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi.

Virgilio Guidi un grande tra i grandi con la propria personalità



Il pittore Virgilio Guidi è nato a Roma nel 1891 , non è parente prossimo dei pittori Gino , Guido e Bruno Guidi anche se il ceppo toscano è stato presente nel suo Dna dal momento che i genitori erano di origine toscana.
Una famiglia numerosa , nove fratelli come nell’abitudine dell ‘Italia dell’epoca , ed un padre che già aveva intrapreso la via dell’arte cimentandosi nella scultura e nella poesia dialettale.
Le scelte del futuro di Virgilio furono quindi facilitate , sia dalla naturale e precoce vocazione all’arte figurativa sia dal padre già sensibile a queste scelte.
Frequenta quindi fin da giovanissimo “ botteghe “ ed accademie d’arte , sono di questo periodo una serie di grandi quadri “ Paesaggi romani “ ed altri lavori dove si vede l’ammirazione del giovane pittore per il Correggio ed altri grandi dell’arte antica.
Nel 1913 dipinge altri paesaggi della campagna romana influenzato da Cézanne e Matisse ed espone per la prima volta a Roma . Finisce presto questo periodo accademico , Virgilio è un vulcano di idee ed emozioni , già nel 1914 aderisce al gruppo della Secessione Romana , nel 1918 comincia a frequentare il Caffè Aragno dove in uno spontaneo cenacolo le discussioni legavano ,in una grande amicizia, Cardarelli, Ungaretti e De Chirico.
Una incubazione artistica sviluppata in ambienti estremamente stimolanti che già nel 1924 portarono Virgilio ad avvicinarsi con “ uno scossone pensoso “ ( sua definizione ) al futurismo senza però aderirvi .
In questo periodo erano nati capolavori come : “ Ritratto di Adriana “ , “ Vecchia malata “ “ La madre che si lava , “ Donna con le uova “ , quadri dove ancora predomina lo stile impressionista.
Virgilio Guidi è un pittore già di successo , nel 1920 , 1922 e 1924 partecipa alle varie edizioni della Biennale di Venezia ed espone in varie mostre con Carrà, Morandi , De Chirico e Soffici.
Il successo porta a Virgilio , nel 1927, la nomina per chiara fama alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia che occupa fino al 1935 quando passerà alla cattedra dell’Accademia di Bologna.
In questi anni sono continue , numerose e sempre di successo le mostre che lo portano in ogni parte dell’Italia e a Parigi , la sua curiosità artistica lo spinge verso nuove esperienze e studi pittorici , sempre però senza mai aderirvi completamente , volendo portare avanti solo il proprio personale talento.
Nel 1950 comunque aderisce al Movimento Spaziale e Spazialismo di Fontana e nel 1951 con altri artisti ( Crippa , Dova, Fontana Milani , Jappolo ed altri ) firma il quarto ed il quinto Manifesto dell’arte spaziale e spazialismo.
Ancora per oltre 30 anni Virgilio Guidi continuerà a fare mostre , mostre antologiche , riceverà premi prestigiosi ( medaglia d’oro del Presidente della Repubblica come benemerito della cultura ) e nel 1981 viene allestito a Venezia nel Palazzo Fortuny il Museo Guidi ( raro esempio di museo aperto con l’autore ancora in vita ).
Muore a Venezia nel 1984 poco dopo l’inaugurazione di una mostra inerente la sua ultima produzione.
In definitiva ho volutamente saltato tutto il lunghissimo elenco di mostre del maestro Virgilio Guidi , anche perché non era mia intenzione fare una delle tantissime e ben fatte biografie ; spero però di avere bene messo in evidenza alcuni aspetti di Virgilio Guidi : un grande interprete della cultura del ‘900 , un pittore di successo che ha avuto grandi riconoscimenti in vita , un grande pittore che è partito verso la sua lunga carriera con il piede giusto.
Prima il momento accademico di studio , quindi , per tutta la vita , continua attenzione a tutti i movimenti culturali che si sono susseguiti nel secolo , portando il suo geniale contributo , restando però sempre fedele alla sua personalità che gli ha permesso di cogliere in ogni tempo spunti interessanti da innestare nella sua continua ricerca intellettuale ed emotiva che ha trasferito in grandi capolavori della pittura. 



Pubblicato da Guidi Mauro suwww.neretto.blogspot.com

Gino GUIDI è nato artista , in una famiglia di artisti poliedrici.









Il fratello Guido Guidi pittore , il cugino Bruno Guidi pittore , il cognato Galliano Masini indimenticato tenore lirico , una corte di personaggi nella Colline ( vecchio quartiere di Livorno ) del primo novecento, segnata da miseria e poesia o come direbbe il grande Eduardo Scarpetta " Miseria e nobiltà".
Gino , ultimo di 5 fratelli , nasce il 12 luglio 1914 a Livorno e muore nella sua città il 13 febbraio 2000 , attraversando così un intero secolo dipinto e coccolato nei suoi quadri .
L’aria di casa Masini, percorsa da fresche note ed illustri personaggi, favorì presto lo sviluppo di una sensibilità emotiva che trovò sfogo immediato nelle prima giovinezza nello studio del pianoforte e del violino, ma la voglia di dipingere già covava nell’anima di Gino mentre guardava i quadri del fratello maggiore Guido.
I primi lavori accademici rappresentano soggetti ripresi dal vero , paesaggi della campagna circostante il suo quartiere di origine o nature morte , ma anche ritratti di familiari , disegni ed acquerelli di soggetti vari , che oggi si trovano nelle collezioni dei figli od esposti nelle case del mondo.
Non subito però queste opere hanno trovato il loro mercato , per molti anni sono state riposte ed accatastate nello studio del pittore : le prime mostre sono datate fine anni ’60 ( 1967- Galleria d’arte " Il Bottegone " Sesto S.Giovanni ( MI) ) e da allora i primi galleristi e mercanti cominciarono a frequentare lo studio di Gino per acquistare , per pochi soldi per la verità , i suoi quadri .








Tanto lavoro , molte soddisfazioni per i consensi ottenuti dai suoi quadri , pochi soldi ed inizia un decennio dove alcune mostre in prestigiose gallerie livornesi ( 1970 – Galleria d’arte " Stefanini " - 1974 – Galleria d’arte " Romiti " ), veri templi dei macchiaioli toscani di ieri , consacrano Gino nell’olimpo dell’arte labronica.
Come esemplificazione della intensa attività svolta in questi anni ricordiamo : la partecipazione a varie edizioni del Premio Rotonda ( Livorno ) ; varie edizioni delle Mostre Accademia Navale di Livorno ( 1° Premio ,Coppa d’argento e d’oro ) ; mostre collettive alla Galleria d’arte " Il Bottegone " di Sesto San Giovanni ( MI) ; partecipazione al 6° Premio " Piazzetta " a Sesto San Giovanni ( MI) ; mostra collettiva a Villa Casati ( Merate) legato al tema " Merate e la Brianza " ; partecipazione alla collettiva " Primavera 1970 " selezione Roma , Attività Culturali , organizzazione " Artinformazione " ; partecipazione per invito al 1° Premio Brunellesco , Firenze 1970 ; Biennale Europea " Dubrovnik 1970 " premiato con medaglia d’argento ; ecc.
Gino , come la stragrande parte dei macchiaioli di ieri e di oggi , non ha avuto maestri, ma semplicemente un imprinting ambientale che, in sinergia con i giusti geni, tramuta umori e sensazioni nei colori sulla tela.
Cominciano ad aumentare le richieste di quadri da mercanti di tutta Italia e cominciano ad arrivare anche richieste dagli Stati Uniti , viene suggerita una mostra antologica effettuata nel 1977 presso la Galleria " Boutique del Quadro " di Livorno, quasi a sfatare una istintiva ritrosia a presentare le sue opere in pubblico; il pittore viene inserito nel catalogo " Bolaffi " n.13.
Hanno parlato di lui Piero Caprile ( critico d’arte e redattore della RAI-TV ) , Luciano Bonetti ( critico d’arte de " Il Telegrafo " Livorno ) , Loriano Domenici ( critico d’arte di " Paese Sera " ) e tanti altri recensiscono critiche entusiastiche di mostre che di seguito vengono riportate :

Continuità e coerenza di linguaggio per tradizione pittorica e disegnativa nell’opera di Gino Guidi . in questa sua " Personale" paesaggi, nature morte , fiori , il tutto di rapportata essenzialità toscana.
Queste sue campagne aperte determinano un vasto programma , boschi , casolari , tra il verde e la bruma , mormorio di acque , fusione di orizzonti , elementi del suo " centro visivo " , documentati da una tavolozza puntuale e con estremo garbo poetico…
Piero Caprile


.. ecco qua il suo biglietto da visita . Paesaggi , nature morte , fiori , composizioni e prove d’artista , disegni e acquerelli di molti anni fa , quando l’autodidatta Gino Guidi se ne stava in un cantino , in silenzio , a provare a se stresso che un giorno sarebbe stato capace di dipingere come gli altri o forse meglio di tanti altri…
Nivalco Provenzale

I suoi quadri sono andati nel tempo ad incrementare raccolte pubbliche e private di collezioni a Vicenza , Padova ,Firenze ,Montecatini Terme , negli Stati Uniti, in Sud America, in Turchia ecc., ma Gino ha mantenuto fino alla morte un umile profilo di genio artistico che ,dotato di eccezionale sensibilità unita ad una signorile capacità di rapportarsi con tutti , lo hanno reso un personaggio indimenticabile.
La semplicità del gesto pittorico e l’amore per il suo ambiente sono sempre emersi come trasfigurazione dei propri sentimenti in rapporto ad effetti scenografici riportati in forma cromatica su tela , dove i sentimenti e gli affetti familiari sono inseriti in antichi contesti naturali ricordati con lucidità a parziale compensazione di parole mai dette.
Gino Guidi è stato un macchiaiolo , un macchiaiolo atipico , un macchiaiolo nuovo .


Cosa aggiungere a questa biografia  un ricordo , un saluto  e un dono  che  proviene da tutti quelli che gli hanno voluto bene e lo hanno apprezzato come artista e come uomo :




il suo ultimo quadro , solo iniziato con il suo inconfondibile tratto  del disegno a carboncino, che doveva rappresentare un soggetto da lui amatissimo “ la nave Vespucci “ .


1° mostra fotografica di vita militare a Livorno nel primo 900'.


 
La locandina , bella da vedere , commemora  una mostra fotografica denominata 1900  Militari a Livorno
 
Tra le  foto esposte  al pubblico dal 4 giugno all'11 giugno 1987 , 50 riproduzioni originali e rare di mio zioTerramocci Alberto

Pittore Guidi Guido

Guido Guidi , pittore livornese , è l’anello di congiunzione tra il risorgimento e la seconda repubblica , tra i macchiaioli storici e una nuova forma di pittura figurativa- istintiva- espressiva che per ora non ha scuola e proseliti. Nasce nel 1901 da Egisto Guidi e Argene Bertelli e fin da piccolo mostra una sorprendente predisposizione alle osservazioni delle forme e dei colori, che istintivamente vengono fissati con facilità in disegni e dipinti, ed una notevole abilità manuale. .Frequenta poco la scuola e presto comincia a lavorare come ciabattino ed a dipingere ; apre nel 1916 una piccola bottega di calzolaio e nel 1919 parte soldato di leva prestando servizio presso il 3° Reggimento Cavalleria. Nei suoi quadri per tutta la vita ricorrerà il soggetto dei militari a cavallo a testimonianza di questo periodo di vita vissuto a Ferrara con intensità. Nel 1924 espone perla prima volta al pubblico i propri dipinti a Firenze in una mostra collettiva denominata " Cenacolo degli illusi ".

 

Sposa Oriana nel 1927 ed avrà 3 figli ( Mario, Liliana e Luciana ) , godendo per un decennio circa della generosità e della lungimiranza artistica di Galliano Masini , suo cognato e già affermato tenore, che da illuminato mecenate acquista, in questo periodo, l'intera produzione artistica di Guido.
Questo buon periodo termina nel 1938 con una mostra personale alla Bottega d'Arte di Livorno che riscuote notevole successo , ma i tuoni di guerra stanno arrivando insieme a problemi di salute che per un lungo periodo terranno l'artista lontano dalle tele e dai colori. Trascorre quindi un decennio tremendo , circondato dall'affetto dei propri cari e rinfrancato dalla fiamma artistica che contribuirà a riportare Guido intorno agli anni '50 ad una produzione artistica, segnata dalla sua precedente sofferenza , ma ancora più espressiva.
Sono gli anni dell'inizio di un successo esplosivo : cominciano ad arrivare nel suo studio mercanti e galleristi da varie città italiane che chiedono e prenotano quadri , una popolarità forse troppo rapidaed inopportuna per una personalità schiva ed emotiva .
Il figlio Mario comincerà a gestire l'attività del padre favorendo una rapida collocazione di molti quadri presso importanti collezionisti italiani che , in un ciclo virtuoso, hanno allestito nei successivi 25 anni mostre in prestigiose gallerie italiane ( 1959 Bottega d'Arte Livorno ; 1961-Galleria Cancelli Firenze ; 1963 Galleria Antares -Roma ; 1965 - Galleria La Pantera
 Lucca ;1966 mostra antologica Casa della Cultura Livorno ; dal 1969 al 1978 frequenti mostre in gallerie di tutta la Toscana ; 1979 - Galleria Il Nuovo Fanale - Genova , ecc.).
Credo che poche persone possano affermare di avere visto insieme Guido e Gino , oppure Guido e Galliano o Guido e Bruno ma un amore chiuso , geloso , inespresso con i comuni canoni , li legava in un mondo di personaggi rappresentati nei loro quadri , frutto dei loro sogni ad occhi aperti e delle loro parole forse mai dette.
Guido morì a Livorno il 28 giugno 1998.

 Per celebrare la ricorrenza del decennale della sua morte il Comunedi Livorno e la rivista Arte a Livorno organizzano una mostra del pittore Guido Guidi a Livorno presso la Villa Trossi-Uberti con inaugurazione il giorno 6 settembre 2008 alle ore 18.

 Cosa hanno in comune queste due grandi artisti ? Partiamo dai dati certi : la ricorrenza del decennale della morte che hanno spinto amministratori pubblici e privati estimatori a ricordarli, la comune radice toscana , la naturale propensione alla novità espressiva , una certa difficoltà a farsi comprendere dai propri contemporanei.

Ma la forza della comune tematica è propria nella contraddizione espressiva : César amava scandagliare la materia , manipolarla , contorcerla anche usando mezzi meccanici come le presse , mentre Guido Guidi è la consacrazione dell’espressione immateriale del pensiero , etereo e trasognante , come le figure che quasi si dissolvono sulle sue preziose tele al pari dei sogni al risveglio.

 

Le vignette di Mauro Guidi












Questo quadro vale diversi milioni di dollari ma come va appeso ?


 

Mark Rothko nato in Lituania a Daugavpils25 settembre1903 e morto suicida a New York25 febbraio1970 è stato un pittore astrattista americano la cui fama e' cresciuta senza sosta sino a farlo divenire negli anni 2000 uno degli artisti piu' costosi al mondo. Un suo quadro "White Center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)" e' stato venduto nel Maggio 2007 da Sotheby's New York per la cifra record di 72,84 milioni di dollari .


Attualmente a Londra presso la Tate Gallery sono esposti alcuni suoi famosi dipinti tra i quali il celebre "Black on Maroon" che rappresenta una serie di strisce nere su uno sfondo rossiccio e ocra. Il pittore , a scanso di equivoci , aveva indicato la giusta esposizione del quadro sulla parete : le strisce debbono apparire in senso orizzontale; mentre invece nella personale alla Tate Gallery il quadro è stato appeso con le strisce in senso verticale. 

Errore o una scelta ben determinata del curatore della mostra?

 
 

"FINALMENTE LA FELICITÀ " : IL NUOVO FILM DI PIERACCIONI NELLE SALE IL PROSSIMO NATALE


I films come la moda anticipano le stagioni . Passerelle della moda in estate per presentare le collezioni del prossimo inverno , attori e registi al lavoro in primavera- estate sul set ( in questo caso in Sardegna al Forte Village Resort ) per presentare a Natale il nuovo film. L'attore e regista Leonardo Pieraccioni è al lavoro per costruire il suo film : in questo caso racconta la storia di un professore di m usica di Lucca ( lui ) che presentandosi alla trasmissione televisiva " C'è posta per te " di Maria De Filippi , scopre che sua madre ormai defunta aveva fatto un'adozione a distanza di una bambina brasiliana. La bambina ormai è una bellissima modella ( Adriana Romero ) e .......
Tanti compagni valorosi sul set : Rocco Papaleo , Thyago Alves, Andrea Buscemi , Shel Shapiro , Michela Andreozzi e Maurizio Battista. La sceneggiatura è stata scritta da Leonardo Pieraccioni e Giovanni Veronesi e la regia è del simpatico attore toscano.
 

Le mie fotopoesie

LE FOTOPOESIE

Forse sono sempre esistite- Per questo la mia non è una rivendicazione della paternità delle " fotopoesie " ma solo una precisazione.

Secondo me si tratta solamente di una foto sulla quale l'autore scrive un pensiero ,più o meno articolato, che rafforza l'elemento poetico che già scaturisce dall'immagine.

I FRUTTI DOLCI DEL PICCOLO MONDO : IL MIO GIARDINO

I frutti dolci del  piccolo mondo : il  mio giardino 
albicocche nate da un albero disegnato dalla voglia di esserci per sovrastare desideri e gioie di grandi e piccini. Livorno 29 giugno 2011

FOTOPOESIA

Fotopoesia 
Semplicemente una foto con una poesia

Non buttare via la poesia!

Una storia che si racconta da sola con una casuale foto scattata per strada.
Un bambino ha perso l’amico dei suoi sogni e qualcuno lo ha "riposto" nel cestino dei rifiuti? Oppure un adulto, deluso dall’unico amico di una vita chissà per quali colpe, lo ha punito in modo crudele? 

Ma c’è anche una versione ottimistica: ho semplicemente colto in una bella mattina di primavera il "puffo della poesia" appollaiato in un posto inusuale.

L'AUTORE DEL SITO

L'AUTORE

 
Mauro Guidi
.

Biologo , web-writer di scienza 

e teatro. Free-lance e vignettista.

mauro.guidi12@gmail.com



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